Insidia o sede di riscatto? La doppia faccia della Conference League per la Fiorentina

Conference League
Conference League / Jurij Kodrun - UEFA/GettyImages
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L'essenza stessa della Conference League, fin dalla nascita della terza competizione europea, vive sospesa a metà tra due definizioni diametralmente opposte: alternativamente la si considera come risorsa in grado di elevare una stagione, soprattutto per chi non è abituato a calcare scenari più importanti, oppure come impiccio che minaccia gli altri obiettivi, costringe a dure trasferte e usura la tenuta fisica e mentale di un gruppo.

La natura ambivalente della Conference, per la Fiorentina, risulta poi doppiamente valida: è stata fin qui croce e delizia, strada per assaporare la possibilità di poter tornare a vincere e sede di disillusione e amarezza, al momento della sconfitta (due volte in finale, una volta in semifinale). In questo 2025/26 più che mai drammatico per i viola, immersi fino al collo nella corsa per non retrocedere, diventa quasi surreale vivere lo scenario europeo come un'opportunità: le attenzioni sono legittimamente proiettate sul Pisa, su un derby - quello di lunedì - che vale tanto in chiave salvezza.

Da insidia a risorsa: il riscatto dei singoli

Non si tratta solo di turnover accentuato, quello che Vanoli sta preparando, ma di un orizzonte mentale ben definito: mantenere la categoria è la priorità, il resto è semplicemente un di più. Nessuna retorica differente, neanche un tentativo di raccontarla diversamente. Sarebbe deleterio, oggi, immaginare la Conference come lo scenario dei sogni, come l'opportunità concreta di giocarsi un trofeo in un'annata così storta: è evidente che la posizione viola in Serie A ci racconti difficoltà che, anche nel percorso europeo, sono emerse e verosimilmente emergeranno ancora.

Roberto Piccoli
Piccoli / Image Photo Agency/GettyImages

C'è però un rovescio della medaglia e riguarda più i singoli che non le ambizioni di squadra: non mancano, prima della sfida con lo Jagellonia, elementi chiamati a dare risposte e segnali (validi anche in campionato). Un Comuzzo spesso discontinuo, Fortini accostato ad un addio e poi rimasto, Fabbian da nuovo arrivato, Fazzini come oggetto misterioso a caccia di maggiore spazio, Piccoli per svincolarsi dal ruolo di vice-Kean poco incisivo nei momenti chiave (tante le occasioni sprecate). Un elenco di singoli, di storie individuali, che può dare un senso maggiore all'esperienza europea dei viola: una possibile traccia per vedere produttiva una trasferta così complicata (anche climaticamente) come quella con lo Jagellonia.

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