Una lunga permanenza al Napoli e la critica a un calcio soft: parla McTominay

Scott McTominay
Scott McTominay / Marco Canoniero/GettyImages
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Tra le tante assenze cui cui Antonio Conte e il suo Napoli hanno dovuto fare i conti fin qui, evidentemente, un peso specifico diverso è quello della defezione di Scott McTominay, punto fermo e trascinatore dei partenopei nella stagione dello Scudetto. Un vero irrinunciabile costretto ai box, insomma, pronto a parlare da leader al Corriere dello Sport. Queste le parole del centrocampista scozzese:

La mentalità del calciatore: "Prendo il mio lavoro estremamente sul serio perché è quello per cui sono pagato. Penso che in generale i calciatori siano pagati tanto per allenarsi e giocare, e se non puoi essere serio in quelle due ore di lavoro non stai facendo bene. Devi divertirti, certo, ma fuori dal campo e allora puoi scherzare con gli amici e i compagni. In campo bisogna imparare il più possibile. In campo io divento un altro".

Legame con Napoli: "Ammiro i tifosi e più in generale i napoletani. La loro attitudine è molto simile a quella di casa mia, quindi riesco a relazionarmi facilmente con loro. Amo questo luogo. Il clima, la gente che è molto accogliente, il cibo è incredibile, la cultura. La vista dal centro di Napoli poi è bellissima".

Un calcio troppo soft: "Penso che il calcio stia diventando soft, morbido. Alcune decisioni sono molto, troppo tenere. Non ero abituato a questo tipo di sensazioni quando ero un ragazzino: ci insegnavano a contrastare onestamente e con forza. Ora il minimo tocco può portare a un cartellino giallo. Non tocca a me trarre le conclusioni, ma trovo che ci sia troppa attenzione, una sensibilità eccessiva".

Crescita a Napoli: "A Napoli sono cresciuto sia dal punto di vista tattico, sia da quello fisico. Tatticamente l'Italia è diversa dalla Premier League. Ho dovuto adattarmi e imparare molto velocemente come giocare, quali movimenti fare, come smarcarmi, come diventare un problema nell'area avversaria e anche come difendere. Una bella curva di apprendimento e mi sono goduto ogni minuto perché mi piace imparare il calcio tatticamente".

Il futuro: "Il mio agente non ha comunicato con nessuno riguardo al mio futuro. Parla solo con me e con il club. Non ha detto nulla ai giornali. Io sono estremamente felice qui e, per quanto mi riguarda, sono un giocatore del Napoli, è tutto quello a cui penso. Il futuro è molto importante e potrei vedermi nel Napoli per molto tempo. Le difficoltà sono state davvero minime. La mia famiglia è felice, io sono felice. È un momento fantastico, vivo qualcosa di diverso da un anno e mezzo a questa parte. Finché tutti nella mia vita sono felici, lo sono anche io".

Su Conte: "Ci alleniamo molto, lavoriamo duramente, questo spiega il successo dell'anno scorso, la vittoria del campionato e della Supercoppa. Il lavoro che fai a porte chiuse emerge nelle partite. Cambiano i volumi di lavoro, l'intensità, ma i giocatori rispettano le indicazioni e devono dare il massimo ogni giorno. Antonio è un grande allenatore, molto forte, appassionato, conosce benissimo il calcio. È diverso da chiunque altro io abbia avuto in passato. Il senso d'incertezza che infonde: con lui devi dare il massimo o hai un problema".

Obiettivi: "Scudetto andato? Dobbiamo continuare a lavorare normalmente, senza parlare troppo del campionato. Prendiamo una partita alla volta e vedremo come finirà".

Infortunio: "Non so ancora se giocherò domenica. Ho un problema al tendine che bisogna gestire, non è semplice. Sto dando il massimo per esserci. Come giocatore è dura arrivare al centro sportivo e non poterti allenare con i compagni. Voglio disperatamente giocare, ma deve essere sicuro del mio stato".