Una partita da cui dipende il destino del movimento calcistico italiano. Quello sportivo, con la possibilità di tornare a disputare un Mondiale dopo due edizioni di assenza; ma anche quello economico, visto che non solo i club, ma anche le nazionali sono delle aziende con bilanci e paletti da rispettare.
Il pass FIFA
La sfida con la Bosnia Erzegovina di domani sera sarà dunque un crocevia per le finanze della Federcalcio. In primis per quanto concerne la quota di partecipazione da circa 9 milioni di euro che la FIFA garantisce a tutte le partecipanti. Una cifra che salirebbe a 11 milioni se si supera la fase a gironi, 14 milioni per i quarti, 18 per le semifinali e 45 milioni per chi vince il torneo.
Sponsor e merchandise
Ci sono poi gli introiti di natura commerciale, in primis quelli degli sponsor. Passando da Puma ad Adidas, l'Italia ha visto crescere i propri guadagni, ma nell'accordo con il marchio di abbigliamento sono presenti delle clausole che, in caso di mancato Mondiale, stringerebbero la cinghia: si parla di addirittura 9,5 milioni di euro in meno. Va considerato inoltre il discorso relativo al merchandise, con il mercato USA che è considerato fortemente strategico dalla FIGC per via dei numerosi italiani o italoamericani che vi risiedono. A conti fatti, secondo le stime di calciomercato.com, la vittoria con la Bosnia porterebbe complessivamente nelle casse della Federcalcio circa 30 milioni di euro.
