Solomon, Brescianini e Baldanzi: cosa dicono le mosse di mercato della Fiorentina?

Si ripete spesso quanto la mentalità e la forza di un gruppo possano tracciare una linea di confine decisiva tra una stagione disperata e una in cui, se non altro, coltivare auspici concreti di salvezza: si cita l'atteggiamento dei singoli, si fa riferimento al gesto di un tecnico o all'esultanza più o meno convinta dopo un gol. Il tema dell'assetto tattico, però, percorre in modo altrettanto solido le faccende di una Fiorentina reduce da un pareggio agrodolce contro la Lazio: fin dal passaggio all'attuale 4-1-4-1, infatti, la formazione di Vanoli ha raccolto 7 punti in 4 partite (dopo averne raccolti appena 6 in 15 giornate di 3-5-2 o 3-4-2-1).
Al netto di errori individuali e ingenuità, come l'occasione del rigore che ha permesso alla Lazio di pareggiare, si può anche riconoscere come la difesa a quattro abbia dimostrato di saper limitare i danni rispetto al precedente assetto, seguendo anche il semplice riscontro statistico. Si può dunque dar credito alla volontà espressa da Vanoli di varare il nuovo abito tattico dei viola e di dargli continuità, un 4-1-4-1 che (tramite il mercato) potrebbe diventare 4-2-3-1. Il proverbiale elefante nella stanza, impossibile da trascurare, riguarda l'assenza di esterni offensivi di ruolo: l'arrivo di Solomon è da leggere in tal senso ed è verosimile che arrivi un altro elemento dalle caratteristiche affini, da schierare però a destra (in alternanza con la sorpresa Parisi).
Oltre gli esterni: le scelte di mercato
Il lavoro di ricostruzione non si limita però a questa lacuna, da tempo sotto gli occhi di tutti e vero peccato originale del mercato estivo: a metà campo qualcosa non ha funzionato, nelle valutazioni di Pradè in estate, e l'accoppiata Sohm-Nicolussi Caviglia rappresenta probabilmente il flop principale di quanto fatto dall'ex DS (assieme a un Piccoli pagato a peso d'oro). Brescianini può figurarsi proprio come ammissione del flop, pensando in particolare a Sohm: lo svizzero non sta più trovando spazio, il centrocampista in arrivo dall'Atalanta potrebbe invece andare a comporre con Fagioli la coppia di interni oppure, più coerentemente con le sue caratteristiche, fare da mezzala nel 4-3-3 (con Fagioli regista e Mandragora-Brescianini mezzali).
E come si inserirebbe Tommaso Baldanzi, altro nome in orbita viola, nel discorso? La perplessità riguarderebbe un certo surplus di elementi da utilizzare alle spalle della punta: il giallorosso si unirebbe a Gudmundsson, Fazzini e Ndour. Interessante, anche se forse troppo sbilanciata, l'idea di un 4-2-3-1 con l'islandese a sinistra e Baldanzi alle spalle di Kean, con Parisi impiegato nelle inedite vesti di ala destra. Gudmundsson e lo stesso Baldanzi andrebbero a ripercorrere un po' quanto fatto attualmente dal primo e da Ndour, pronti a scambiarsi come esterno a sinistra o come trequartista.
Possibile, tra l'altro, che l'arrivo del giallorosso possa condurre a una cessione di uno tra Fazzini e Ndour stesso, evitando a quel punto l'affollamento sulla trequarti. Ciò che appare eloquente, però, dalle prime mosse è la volontà di dare continuità al nuovo assetto tattico e di renderlo sempre più coerente con un 4-2-3-1 a tutti gli effetti. Si può anche sottolineare come, oltre alla carenza di esterni offensivi, la rosa della Fiorentina denunci ad oggi un'altra lacuna: non ci sono interditori, mediani in senso stretto, un elemento come il tedesco Martel in grado di dare più solidità al centrocampo rispetto al più offensivo Brescianini (più mezzala che non partner ideale di Fagioli nel 4-2-3-1).
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