Skip to main content

Serie A a 16 squadre e Malagò in FIGC: De Laurentiis sul futuro del calcio italiano

Aurelio De Laurentiis
Aurelio De Laurentiis | NurPhoto/GettyImages

Aurelio De Laurentiis indica la via per salvare un calcio italiano che "vivacchia". Intervenuto ai microfoni di Radio CRC, il patron del Napoli ha commentato la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali e spiega come rilanciare l'intero movimento. A suo modo di vedere, sarebbe necessario ridurre il numero di partite, passando a una Serie A a 16 squadre, e affidarsi a Giovanni Malagò come prossimo presidente della FIGC.

Un calendario da sfoltire:
"Il mio sentimento è chiaro da dieci anni. A me viene solo da sorridere, noi a Napoli abbiamo una bellissima espressione che usava sempre mio padre "A pazziella mmano 'e criature". Abbiamo sempre detto che si gioca troppo e tutto questo distrugge i nostri calciatori. Oggi si continua a voler essere 20 squadre, ma se tornassimo a 16 squadre, se abolissimo le Supercoppe da giocare in Arabia Saudita, risparmieremo i nostri giocatori - che sono un patrimonio da noi pagato - e avremmo il tempo per poter far allenare la Nazionale".

Lo stato del calcio italiano:
"Bisognerebbe cominciare a riflettere: il tatticismo di cui si bea il gioco italiano è propedeutico ad avere poi successo contro le altre Nazioni? Sono anni che accuso che nel calcio italiano tutto è dormiente e che nulla si sposta, perché non spostando nulla, tutti vivacchiano: io non sono uno a cui piace vivacchiare".

Malagò l'uomo da cui ripartire:
"Il mondo dello sport, dove c'è di mezzo anche lo Stato, è stato foriero di grandi successi: ne abbiamo avuto riscontro alle Olimpiadi invernali e alle scorse Olimpiadi. Malagò è stato uno che ha lavorato molto bene, ineccepibile dal punto di vista professionale. Con lui si risalirebbe presto la china: è un grande professionista, in due anni torneremmo ad essere forti".

L'importanza del calcio per l'Italia:
"A volte la politica dimentica che ci sono 28 milioni di tifosi, che sono anche elettori: il calcio è uno sport collettivo che muove tanti interessi ed anche anime. Uno come Malagò, abituato a fare sempre il meglio perché è un grande professionista e lo ha sempre dimostrato, è uno che può dare piuttosto che prendere, essendo anche dotato di una certa umiltà. Purtroppo nel mondo che ci circonda molti vogliono essere lì per prendere, senza capire che per ricevere bisogna dare. Non c'è dubbio alcuno che se Malagò prendesse in mano il calcio italiano, quest'ultimo risalirebbe prestissimo la china. Se da domani mattina si ripartisse con lui, secondo me nel giro di un biennio saremmo forti nuovamente".