Roma come sfida, i problemi all'Inter e il 3-3 con la Juve: parla Gasperini

AS Roma v Juventus FC - Serie A
AS Roma v Juventus FC - Serie A | Luciano Rossi/GettyImages

Gian Piero Gasperini, allenatore della Roma, è intervenuto oggi all'evento Oltre la Medicina - Il coraggio di sbagliare, all'Università Cattolica del Sacro Cuore: un'occasione per affrontare anche tematiche svincolate dal calcio in senso stretto - attinenti al pallone solo indirettamente - ma anche per tornare proprio sull'attualità calcistica. Non sono mancati i riferimenti al recente pari con la Juventus e alla scelta di affrontare l'avventura alla Roma. Queste le dichiarazioni del tecnico:

Sconfitta come lezione: "Lo spirito dello sportivo: non è vincente solo chi vince una coppa o alza un trofeo. Ha fatto l'esempio di Michael Jordan, che ha vinto 6 campionati in 15 anni, dicendo che negli altri 9 campionati si è preparato. Con le partite perse, gli esami, gli sono serviti per diventare più forte. Io adotto una frase, non mia, con i miei giocatori, non mia: "Noi non perdiamo mai, o vinciamo o impariamo" riporta il Corriere dello Sport.

Sfida con la Juve: "Dalle sconfitte si impara molto più che dalle vittorie. L'altra sera se fosse finita 3-2 saremmo stati tutti più felici e martedì avremmo ripreso la partita senza vedere gli errori che abbiamo fatto, senza verificare perché abbiamo preso quei gol. Ma la partita era la stessa. L'episodio fa cambiare tutto. La forza è questa, imparare dagli esami andati male, dalle sconfitte".

Caso Ilicic: "Il caso Ilicic era dopo il Covid, una patologia, è diverso dall'errore e da questo. Si parla di aspetti psicologici, poi l'errore può interpretare le cose in maniera diversa. Nel mio mondo c'è un modo più attento alla psicologia, ma io rimango al 105 per 68, il campo. Non vado a rimboccare le coperte o chiamo troppo i giocatori. Non so cosa fanno i giocatori fuori dal campo, se hanno una delusione amorosa, hanno litigato con qualcuno, non posso occuparmi di tutto. Io mi occupo del campo e mi limito a quanto è riferito alla nostra professione. Nello sport non c'è fallimento. Ci sono errori, non c'è sconfitta. Ci sono gare, prestazioni, lo sentirete anche da Federer. Noi abbiamo preso da esempio alcuni dei migliori atleti al mondo, la sconfitta non ti deve buttare in prostrazione. Si perde e si vince. Non si trionfa senza pericolo, non si fa niente di importante con poco rischio. Se vuoi vincere qualcosa di importante devi rischiare. Questa è la spinta, soprattutto in una facoltà determinante come la vostra. Io parlo di calcio, voi salvate vite, che è una cosa maggiore e più alta. La vostra determinazione è ancora più forte. Noi facciamo intrattenimento, voi siete al top".

Problemi all'Inter: "Vedi, non si può mai sapere cosa succede nella vita... io ho sempre avuto un percorso in ascesa, poi dopo arrivato a un certo punto ho avuto una caduta clamorosa, no? Quella che sembrava una caduta clamorosa. E invece si è rivelata poi un'opportunità incredibile. E da quella è nata poi un qualcosa che difficilmente, se io avessi fatto una stagione normale, magari non sarebbe mai nato niente di aiutato. Quindi è veramente complicato a volte prevedere. Sicuramente in quel momento era una difficoltà. Poi sono durato veramente poco, sono durato tre partite e quindi era veramente, è stato veramente clamoroso, no? Anche perché sono arrivato, sono arrivato anche con, insomma, con un percorso molto, molto positivo. Quando il tutto si è fermato, probabilmente, io dico, non ero, mi sarei comportato diversamente, magari col senno di poi. Alla fine dico che è andata bene così, perché da quell'esperienza è nato poi tutto quanto il resto. Per molto tempo non ho potuto pensare di rientrare magari in una squadra top e me la sono costruita. Forse me la sono costruita magari ripartendo da Genova, rifacendo il mio percorso positivo, andando all'Atalanta e raggiungendo dei risultati che forse, se fossi rimasto lì, non avrei avuto una vita diversa, chi lo sa cosa sarebbe successo. Perciò è importante anche dalle situazioni negative riuscire poi a prendere l'esperienza per fare qualche cosa di buono, qualche cosa di positivo e ripartire. Per quello vi invito nelle difficoltà, che non sono quelle di Ilicic chiaramente, ma nelle difficoltà di una sconfitta, ma voi avete dei traguardi molto più grandi, molto più belli e molto più grandi da raggiungere" riporta VoceGiallorossa.

La Roma come sfida: "Perché ho ancora avuto voglia di mettermi in gioco e di andare, quella che indicavano tutti come la piazza più difficile, Roma. Vado a Roma, perché se fai bene a Roma la gratificazione è più alta. Il livello di rischio, poi posso anche pensarla diversamente, ma il livello di rischio quant'era? Il più alto. Vado lì perché voglio fare bene lì. Questa è stata la motivazione che mi ha mosso essenzialmente. È una sfida, si vive di sfide, sicuramente quando uscirò da questa sfida avrò una certezza, di aver dato il massimo. E questo per me è già un qualche cosa che vale più di tutto".