Si chiude ufficialmente, e in modo consensuale, l’avventura di Roberto De Zerbi sulla panchina del Marsiglia. Nella tarda notte è arrivato il comunicato del club che ha annunciato la risoluzione anticipata del contratto con l’allenatore italiano, ponendo fine a un progetto che, solo pochi mesi fa, sembrava destinato a svilupparsi sul lungo periodo. Le parti hanno preso atto dell’assenza delle condizioni per proseguire insieme, dopo settimane di tensioni interne e risultati deludenti. Termina così, dopo un anno e sette mesi, un’esperienza nata sotto il segno dell’ambizione e conclusa in un clima di evidente frattura.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso
A pesare in modo decisivo è stato il crollo sul piano sportivo. Dopo l’ottimo secondo posto ottenuto nella passata stagione, il Marsiglia ha progressivamente perso terreno in Ligue 1, scivolando dalla corsa al vertice alla lotta per un piazzamento Champions. Il colpo più duro è arrivato nel weekend con il pesantissimo 5-0 incassato contro il PSG, una sconfitta che ha segnato il punto di non ritorno.
La sconfitta ne "Le Classique" è soltanto l'ultimo passo falso in termini cronologici. Possiamo dire che il più grande fallimento di De Zerbi è stato l’eliminazione dalla Champions League, maturata già nella fase a girone unico e soprattutto in maniera surreale, con il 3-0 contro il Bruges all'ultima giornata e il sorpasso del Benfica di Mourinho. Un bilancio che ha alimentato il malcontento di tifosi e stampa, accelerando una decisione che appariva ormai inevitabile.
Un rapporto sempre più complicato con lo spogliatoio
Oltre ai risultati, però, è stato determinante il deterioramento del rapporto con la squadra. Negli ultimi mesi De Zerbi ha più volte richiamato pubblicamente i giocatori, senza ottenere la reazione sperata. L’ultimo sfogo, avvenuto al centro sportivo dopo la sconfitta con il PSG, avrebbe ulteriormente raffreddato il clima nello spogliatoio.
Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, l'ex allenatore di Brighton e Sassuolo aveva ormai perso il polso del gruppo. Le prime avvisaglie risalivano già all’inizio della stagione, quando la violenta lite tra Rowe e Rabiot aveva messo in luce un equilibrio interno fragile. Da allora le frizioni non si sono mai realmente ricomposte. La distanza tra tecnico e calciatori è diventata progressivamente insanabile e ha contribuito a un epilogo improvviso, ma tutt'altro che inatteso.
