Skip to main content

Il rigore con la Bosnia e la nomea di "pompato dai media": parla Pio Esposito

FC Internazionale v As Roma - Serie A
FC Internazionale v As Roma - Serie A | DeFodi Images/GettyImages

L'eliminazione dell'Italia dai playoff per raggiungere i Mondiali ha tanti volti, tanti uomini finiti loro malgrado in copertina, e uno di questi risponde al nome di Pio Esposito: il rigore sbagliato, il primo della serie, ha avuto chiaramente un peso sulle sorti azzurre e anche sul morale del giovane attaccante dell'Inter. Esposito ha parlato dell'errore dal dischetto e non solo, ai microfoni del Corriere della Sera. Queste le sue parole:

Errore dal dischetto:Avevo lo sguardo fisso in un punto e non riuscivo a capire che cosa fosse successo, ero sotto terra. Il primo pensiero è di aver deluso i compagni, le persone a casa, gli amici, la famiglia. Rigori ne calcerò ancora, ne segnerò e qualcuno lo sbaglierò: quel giorno ero convinto di prendermi la responsabilità di tirare per primo, mi sentivo sicuro, poi è andata male”.

Pompato dai media? C’è esagerazione, sia nel bene che nel male. Sono un ragazzo di 20 anni che arriva dalla B, a cui nessuno ha regalato nulla, che sta facendo bene nella sua prima stagione all’Inter, ma che non ha fatto ancora niente per scomodare certi paragoni. Io non ho colpe però: non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni. Sono solo uno che dà il massimo tutti i giorni”.

Su Lautaro: “Quello che ti emoziona è la sua passione, la fame che ha: anche in allenamento gioca come fosse la finale del Mondiale”.

Gli anni passati in B:Nel primo ho fatto molta fatica, ho subito il salto dalla Primavera, ho segnato solo 3 gol e ci siamo salvati all’ultima giornata”.

Rapporto con Chivu:Gli devo tanto per la fiducia che ha avuto in me, anche questa estate”.

Segreto in allenamento: "Apprendere il più velocemente possibile i consigli dei compagni e dello staff fa parte dell’approccio al lavoro di cui parlavo, che forse è la mia vera forza. Poi per stare a livello di certi campioni il lavoro è l’arma principale".