Napoli

Mertens: "Il mio futuro è a Napoli. A De Laurentiis consiglio un giovane attaccante"

Andrea Gigante
Dries Mertens
Dries Mertens / Alessandro Sabattini/GettyImages
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Con l'infortunio di Osimhen, il Napoli si è dovuto affidare ancora una volta a Dries Mertens che, nonostante i 34 anni di età, ha continuato a reggere il peso dell'attacco partenopeo sulle sue spalle. Sull'edizione odierna del Corriere dello Sport, è presente una bella intervista in cui il belga racconta il suo amore viscerale con la città del Golfo, dell'arrivo imminente del primogenito e del suo futuro da calciatore.

Dries Mertens
Dries Mertens / Ivan Romano/GettyImages

Sul suo rapporto con la città di Napoli:
"Dal primo momento ha avvertito un’attrazione fatale per la città, per la gente. Qui ci sono nove anni ed un quarto della mia vita: ci sono stato, e ci starò, sempre bene, perché ho immediatamente avvertito affetto. Sono stato fortunato nella scelta. Io al mattino mi sveglio e vedo il mare, ho un orizzonte che ti conquista, se è possibile posso salire in barca, andare ad Amalfi o a Capri, respirare, immergermi in acqua, vivere. Nella drammaticità del Covid e di questa fase dell’esistenza dell’universo ho potuto scoprire altro, ho apprezzato ancora di più quel luogo, casa mia".

Sull'imminente nascita del figlio:
"Sono cambiato, anche profondamente, da quando ho saputo che sarei diventato papà. E come uomo mi sento diverso, più attento e più responsabile, anche più sensibile. Ho sempre ritenuto di essere sufficientemente maturo, pur sentendomi un ragazzo, ma adesso è arrivato un momento nuovo, in cui sono chiamato a completarmi. E mi è venuta naturale questa trasformazione. Sento ingigantirsi il mio rispetto verso le donne, che ho sempre guardato con ammirazione, però la gravidanza di Kat ha accentuato questo lato teneramente sconosciuto della mia personalità".

Sul suo futuro:
"Io sto qua. Ho un contratto con opzione a favore del club. Aspetto e poi si vedrà. So che esistono due strade, una è quella dell’addio. E so anche che nel momento in cui sarà inevitabile salutarsi, a casa Mertens piangeranno tutti, io, Kat, anche il bambino, mi creda. Io qui sono un uomo felice e lo è la mia famiglia. Ma bisogna essere realisti e pratici: il Napoli potrebbe non avere più bisogno di me, e spero non accada subito, però nel caso in cui questo si dovesse verificare, io tenderò la mano, sarò grato per avermi dato la possibilità di appartenere a questo mondo e di avermelo fatto apprezzare. Non dimenticherò un solo istante. Ho un solo modo per convincere De Laurentiis: segnare tanto, così sarà costretto a tenermi. Più gol faccio e più lui capirà che varrà la pena farmi firmare. E poi ho l’asso nella manica... Invece di andare in giro a buttare soldi, per compare un attaccante nuovo, gli concedo la possibilità di tesserare mio figlio. Ha un centravanti giovane, con una carriera lunga davanti a sé. Ed io non devo mollare né la casa, né tantomeno Napoli".

Qual è stato il Napoli più forte in cui hai giocato?
"Quello del secondo anno di Sarri, quello che andò vicinissimo allo scudetto, perché se fai 91 punti ti tocca quasi per diritto".

E su quello attuale:
"Abbiamo buttato via troppi punti e ci sono stati tolti tanti giocatori, nei momenti-chiave. Se il secondo Napoli di Sarri è stata la squadra più bella, questa lascia dentro di sé tante domande: dove saremmo se Covid, infortuni e Coppa d’Africa non ci avessero sottratto tutti quei compagni?".


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