Milan

Maldini: "Vi spiego le intenzioni del club per il mercato di gennaio. Rinnovi? Finchè c’è tempo c’è speranza"

Stefano Bertocchi
Paolo Maldini
Paolo Maldini / Jonathan Moscrop/GettyImages
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Per Paolo Maldini la premiazione del 'Golden Foot' nel Principato di Monaco è stata l'occasione per fare il punto sul presente e sul futuro del Milan. Il dirigente rossonero ne ha parlato ai microfoni di Sky Sport, partendo dal premio ricevuto: "È sempre un’emozione ed un piacere vincere un premio. Mi hanno invitato nel tempo più anni poi il tempo per venire fisicamente è sempre meno ma è un’occasione per dare merito a questo premio che è molto importante".

Paolo Maldini
Paolo Maldini / Jonathan Moscrop/GettyImages

Sul KO contro il Sassuolo:
"Il Sassuolo ha giocato meglio anche se all’inizio della partita avevamo molto spazio per far male un po’ ci siamo spenti. Nessuna scusa per la sconfitta, adesso abbiamo l’occasione di riprendere il nostro cammino mercoledì. Sappiamo benissimo che dovremo faticare. Ci sentiamo all’inizio, abbiamo fatto grandissime cose ma per vincere un trofeo devi fare qualcosa di eccezionale".

Sul piazzamento di Kjaer tra i finalisti del Pallone d'Oro:
"I nostri tifosi sono abituati a campagne acquisti diverse rispetto al passato. La necessità ha fatto sì che dovessimo inventare qualcosa di particolare, ma abbiamo cercato di avere un’idea di squadra. Kjaer è un uomo squadra, è un leader e l’ha dimostrato".

Sul mercato di gennaio e sui rinnovi:
"Sinceramente la nostra squadra è competitiva e in questo momento non abbiamo intenzione di fare niente e non credo che faremo qualcosa sinceramente. Siamo sempre lì per i rinnovi, ci sono trattative e fin quando c’è tempo c’è speranza".

Sulla prossima partita contro il Genoa di Shevchenko:
"Sheva si dimostra coraggioso, si mette in discussione, ama questo lavoro e ha preso un impegno difficile. Lui non ha paura, è un campione e lo dimostrerà. Mi sembra che già la partita di domenica sia stata positiva per lui. Tifo per lui, ma purtroppo nel caso dello sport ad alto livello si deve passare anche sopra le amicizie e le parentele.

Credo che forse il punto più alto l’abbiamo toccato nella finale di Manchester quando poi ha fatto quel gol all’ultimo rigore, che poi è solo un’appendice. Tutto il percorso però è stato fantastico, di un ragazzo arrivato con una mentalità diversa e che si adattato a noi, che aveva un talento pazzesco e che era abituato ad allenarsi in una maniera diversa. C’è stato un cambio totale per poi diventare quello che è diventato".


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