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Donnarumma: "Sogno di vincere Mondiale e Pallone d'Oro. Al Milan ambiente incredibile, esordio ricordo indelebile"

Niccolò Mariotto
Gianluigi Donnarumma
Gianluigi Donnarumma / Insidefoto/Getty Images
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Gianluigi Donnarumma, portiere del Milan ma promesso sposo del PSG, ha rilasciato un'intervista ai canali social di Red Bull affrontando vari argomenti, personali e non.

GLI ESORDI - "Non è stato facile lasciare casa ma al Milan ho trovato un ambiente incredibile. Nel settore giovanile sono stato benissimo, al convitto ti fanno sentire a casa. Avevamo orari precisi ma senza regole rigide che però erano giuste perché eravamo piccoli. Nei momenti di difficoltà stavo sempre con i compagni ma ne è valsa la pena".

IL SOGNO - "Il mio sogno da bambino è vincere il Mondiale con la maglia azzurra. Mister Ferraro credeva in me e mi diceva che con la passione e il lavoro avrei potuto giocare in nazionale e in Serie A. Per me era un sogno ma vedevo lui che era molto convinto".

OBIETTIVI - "Il mio obiettivo è vincere più trofei possibili, vincere con la maglia azzurra e magari un giorno anche vincere il Pallone d'Oro. Ce la metterò tutta ma poi vedremo quello che succederà. Non si finisce mai di imparare e giorno dopo giorno si apprendono cose nuove".

INFANZIA - "Io abito a Pompei e dormivo con mia sorella perché mio fratello era già fuori. Nella mia cameretta avevo i poster di Buffon, Dida che sono sempre stati i miei idoli. Avevo una cameretta tutta tappezzata di oggetti del calcio. Con mia sorella ho un bellissimo rapporto, è la mia vita. Mi coccolava sempre anche perché sono il più piccolo della casa".

ALLENAMENTI - "All'inizio il mio allenamento non era un allenamento fatto bene e ben strutturato. Era più divertimento dove mi calciavano in porta e non avevo paura. Era molto divertente, quando sei piccolo ti devi divertire. Ho dei bellissimi ricordi di quei momenti. Quando sto riposando mi piace pensare ai momenti belli e anche a quelli brutti che ti insegnano tanto e che ti danno la forza per andare avanti verso i tuoi obiettivi".

LA PRIMA VOLTA - "Avevo cinque anni quando mio zio, che allenava mio fratello, mi ha portato al campo. Da lì è nata la mia passione per il ruolo del portiere. Il momento più bello è stato il mio primo giorno in porta dove mio zio calciava e io mi tuffavo. Non ho mai avuto paura, ero uno spericolato e forse per questo ho deciso di stare in porta".

PRIMO CLUB - "Giocavo al Club Napoli di Castellammare dai 5 anni fino ai 13. All'inizio era un campo di terra battuta e poi abbiamo avuto il sintetico. All'inizio non è stato facile buttarsi su un campo di terra battuta ma lo facevo con grande passione. Andavo a scuola alla mattina e poi non vedevo l'ora di andare al campo perché era tutto per me. Anche quando pioveva che annullavano allenamento, piangevo e volevo andare".

FAMIGLIA - "All'inizio c'era mio zio che è stato importantissimo per me. Poi ho iniziato ad allenarmi con mister Ernesto Ferraro che è come un nonno per me. Devo tutto a lui perché mi ha insegnato a stare in campo e portare rispetto. A mio padre poi devo tutto perché mi ha insegnato l'umiltà e il sacrificio e se sono qui è anche grazie a lui come per mia mamma. Mio papà faceva il falegname e a volte lo aiutavo. Se sono qui è grazie ai miei genitori".

MILANO - "La prima volta che sono salito dalla Campania a Milano è stato emozionante ma duro. Mia mamma piangeva tantissimo e cercavo di darle forza e mi ripetevo di non mollare. Sono andato in stazione con altri tre amici che dovevano salire con me ed erano stati acquistati dal Milan. Ero emozionato ma anche un po' giù di morale perché andavo in una nuova città ma che non conoscevo. Siamo arrivati a Milano e sono venuti a prenderci subito per partire per il ritiro a Pinzolo. Era la prima volta in montagna ed è stato un po' un trauma. Eravamo in un residence e i primi giorni svegliarsi e non trovarsi a casa è stata dura. Durante la giornata ti dimenticavi un pochino ma alla mattina mi mancava tantissimo casa. Però ce l'abbiamo fatta".

MILAN - "Ho giocato metà anno con i Giovanissimi nazionali e metà con gli Allievi. Poi ho cominciato con la Beretti e mi alternavo in Primavera. Il terzo anno sono andato al ritiro in prima squadra e a ottobre ho esordito in Serie A. Dopo le fasi finali in Primavera mi hanno chiamato e mi hanno detto che avrei fatto il terzo portiere. Poi è successo quel che è successo. Il giorno dell'esordio è stato emozionante e sentivo che c'era qualcosa di diverso in quella settimana. Arrivo al sabato alla rifinitura tranquillo e mi chiama il mister. Mi aveva chiesto se avessi avuto paura a giocare e sapeva che gli avrei risposto di no anche perché anche se non avevo mai giocato non vedevo l'ora che arrivasse quel momento. Mi ha fatto un discorso, mi ha detto che mi dava fiducia e che ha visto che ero il più forte. Lo ringrazierò sempre tantissimo".

IL GOL DI BERARDI - "Nella prima partita prendo gol da Berardi del Sassuolo sul mio palo. Dopo un errore così continui a pensarci. Già l'adrenalina della partita ti rende difficile dormire e poi quando c'è un errore continui a pensare a cosa avresti potuto fare. Il giorno dopo arrivo al campo un po' demoralizzato, mi chiama Sinisa e mi fa vedere un gol che ha fatto lui a Toldo dicendomi che anche i migliori prendono gol sul proprio palo e che ha totale fiducia in me. Quelle parole sono state molto importanti".

LEADERSHIP - "Ho sempre pensato che lavorare con umiltà e sacrificio mi avrebbe aiutato a crescere. Lavorare con passione mi ha sempre aiutato e ora le partite le vivo serenamente. Gioco tra i professionisti da 6 anni e questo mi ha portato a farmi sentire un po' di più anche se sono giovane. Mi ascoltano in spogliatoio anche se sono tra i più giovani. È giusto che il portiere da dietro si faccia sentire e comandi la difesa. Fai sentire i difensori sicuri e loro fanno sentire sicuro me. Mi danno fiducia e questo è importante".


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