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Milan, Arnault in procura: dietro l'acquisizione del club la truffa di un falso intermediario?

Chiara Manetti
Bernard Arnault
Bernard Arnault / Claudio Lavenia/Getty Images
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Per mesi Bernard Arnault del gruppo LVMH è stato considerato come il prossimo nuovo proprietario del Milan. Purtroppo, però, sembra che dietro queste voci ci sia un tentativo di truffa, attuato usando nomi molto suggestivi. Gli inquirenti stanno valutando l’ipotesi di reato per il mediatore finanziario D.V, un 62enne bresciano ed ex banchiere, e la Procura di Milano sta approfondendo la questione. La Repubblica ha riportato la notizia (ripresa anche da Pianeta Milan della Gazzetta dello Sport), spiegano le due fasi della vicenda.

La prima fase

La prima fase è iniziata in era pre-covid, quando Arnault fu accostato al Milan nel luglio del 2018, come possibile nuovo acquirente. I milanisti sognavano l’arrivo di un proprietario che potesse riportare la squadra ai livelli di un tempo. Ma c’era una stranezza sulle cifre: Arnault avrebbe speso un miliardo per l’acquisto della società rossonera. Un po’ troppo. Erano più credibili le indiscrezioni sul nuovo stadio e sulla cittadella con un grande centro commerciale, pieno di marchi di lusso. Nel gennaio del 2020, però, è lo stesso Arnault che smentisce tutte le voci che lo vedono vicino al Milan. Gelando così i tifosi rossoneri.

La seconda fase

The AC Milan Home Shirt
AC Milan / Visionhaus/Getty Images

Poi arriva la pandemia e, con essa, la seconda fase della vicenda, un vero e proprio giallo ancora irrisolto. Poco prima dello scoppio, nell’estate 2019 il più veloce a cavalcare l’onda della notizia su Arnault e il Milan fu l’intermediario D.V., il cui prestigio era aumentato grazie alle quote di una società appaltatrice appena ottenute. Si dichiarava un uomo di fiducia di Arnault, l’interlocutore privilegiato nella trattativa con il fondo Elliot. Anzi, sosteneva che il magnate stesso lo avesse incaricato di mettere in piedi il team italiano che avrebbe dovuto gestire il nuovo Milan. Aveva persino già scelto il direttore generale (un importante dirigente d’azienda già con esperienza nel calcio) e, con lui, aveva reclutato altri professionisti del calcio italiano per formare il team. Quest’ultimo aveva così iniziato le riunioni. D.V. telefonava al presunto Arnault davanti ai membri, presentava piani per il calcio mercato e per lo stadio, introduceva nuove figure. Quelle più frequenti erano A.A., socio di D.V, e una consulente finanziaria francese di nome Christian Vailer, che però non si è mai palesata di persona.

Già nei primi mesi, però, c’era qualcosa che non quadrava. Come l’incontro con un membro del CdA del Milan, saltato per la mancanza di garanzia bancaria del teorico mediatore. Ma questo non aveva fermato la presunta e intricata trattativa. Per rassicurare i membri D.V. usava indirizzi email che sembravano veri. Uno, ad esempio, era di un’importante banca internazionale. L’altro era proprio di Arnaut, dove il magnate preannunciava l’imminente accordo, fissando anche un incontro che, ovviamente, non ci sarà mai. Ogni volta il motivo era diverso. Piano piano i dubbi del team aumentavano, le speranze della conclusione del progetto diminuivano.

L’epilogo però era vicino. Alla fine della scorsa estate il vero braccio destro di Arnault, Antonio Belloni, scrisse questa email al team italiano: "Non conosco nessuna delle persone di cui parlate". Ecco che la poca fiducia che c’era nei confronti dell’intermediario si è prosciugata totalmente. Ormai le scuse non reggevano più. Le verifiche sull’autenticità delle email confermarono la sua malafede. Nel 2021 il caso è arrivato in Procura e l’ipotesi di reato diviene sempre più concreta. Quel che è certo è che il Milan, dal punto di vista societario, includendo anche quest’ultimo problema, non riesce a stare tranquillo ormai da molti anni.


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