Juventus

Moggi: "Calciopoli, ho pensato al suicidio. i Giudici passeranno da Cristo. Juve, non ho mai rubato nulla"

Antonio Parrotto
Luciano Moggi
Luciano Moggi / Claudio Villa/GettyImages
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L'ex dirigente della Juventus Luciano Moggi, amministratore delegato del club bianconero dal 1994 al 2006 (anno in cui è scoppiata la bolla Calciopoli), è tornato a parlare della vicenda in un documentario su Netflix, dal titolo "The dark side of the sport". Parole importanti da parte dell'ex dirigente.

Queste le sue parole:

Il calcio?

"Ho perseguito l’obiettivo del calcio, che era la mia passione. Il calcio in realtà è uno sport puro, è uno sport dove vince chi gioca meglio: se abbiamo vinto sette campionati, che credo sia una cosa importante, evidentemente i giocatori che abbiamo comprato, da Zidane a Nedved e Cannavaro erano quelli giusti. Noi non abbiamo mai chiesto a nessuno di vincere la partita: la vincevamo con le nostre forze. Poi è come se fossi stato in cima a un albero e tutti fossero pronti da sotto a sparare”. 

Lo scandalo Calciopoli?

I primi dieci giorni sono stati tremendi. Televisioni, radio e giornali ripetevano costantemente ‘scandalo nel calcio eccetera’, ma io non mi sono mai approfittato di niente e di nessuno. Essere tacciato da ladro mi ha fatto male. Devo dire che mi sentivo abbastanza abbattuto. Avevo vergogna pure a passeggiare per le strade: era come se mi fosse caduta addosso non una tegola, ma un’intera casa”. 

Luciano Moggi
Luciano Moggi / Etsuo Hara/GettyImages

Quella Juve?

"Quella squadra era il mio capolavoro e in quel momento lì ho pensato a tante cose: è importante che lo dica, anche al suicidio, ma la religione mi ha insegnato che la vita è fatta di tanti momenti, belli e brutti, e bisogna andare avanti, combattendo anche quelli brutti. Nel momento più brutto ho sentito una forza interiore dentro di me che mi diceva ‘devi combattere, devi dimostrare al mondo che ciò che è stato detto e fatto sono finzioni".

Le accuse?

Volevo capire cosa avevo fatto, perché non avevo idea di cosa potessero imputarmi: io parlavo con i designatori, ma parlavo come parlavano tutti, cercavamo di tutelarci. Sono per la giustizia, sono per un mondo per bene, ma devo dire che leggendo quella scritta, ‘la legge è uguale per tutti’, ho avuto dei dubbi, perché se fosse stato scandalo questo era lo scandalo generale del calcio, a 360°, non a venti gradi: non riguardava solo me - riporta footballnews24 - Non è vero che era il sistema Moggi a condizionare il calcio, ma il sistema generale: anche le altre squadre parlavano con gli arbitri e il designatore, ma questo è stato tolto completamente dalla circolazione da parte dei P.M. ed è venuto fuori solo il piccolo pezzo dei 360°: quello della Juventus”.

Condanna annullata?

Ho dimostrato che anche io non ho fatto niente: se nessuna partita è stata alterata, se tutti gli arbitri sono stati assolti, qual era il danno che era stato arrecato al calcio? Quelli che hanno condotto il processo di calciopoli passeranno da un giudice diverso, non sarà una prova d’appello ma sarà determinate: Gesù Cristo, è lui il giudice supremo”.


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