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Moratti: "Hodgson era il mio migliore amico. Tra gli attaccanti scelgo Milito"

Giovanni Benvenuto
Massimo Moratti
Massimo Moratti / Rosdiana Ciaravolo/GettyImages
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Massimo Moratti, ex presidente dell'Inter, ha rilasciato una lunga intervista. Dal passato fino al presente, l'ex patron nerazzurro non si è sottratto ai microfoni di Gazzetta.gr. Ecco quanto dichiarato al giornale greco.

Sulla passione per l'Inter: "La mia prima, o meglio, la mia vera passione per l'Inter mi è stata trasmessa da mio padre e mia madre. L'amore di mio padre, che era un uomo fantastico, ci ha fatto innamorare perdutamente dell'Inter. Per me l'Inter è un po' come una famiglia. Ripeto che l'Inter è stata un legame coeso nella mia famiglia. Uno spazio di gioia, ma anche di dovere, uno spazio sempre connesso alla nostra vita. Questo ha stabilito, direi, una facilità nella mia comunicazione con la squadra e il suo pubblico".

Sulla presenza allo stadio: "Sì, certo, vado spesso allo stadio. La passione è rimasta la stessa, le emozioni sono cambiate. Quando sei presidente non è la stessa cosa, non è così facile (ride). Prendi tutto il peso, sollevi il carico, sei obbligato ad assorbire tutti i colpi. Soprattutto quando non sta andando bene. Essere un tifoso è un po' più facile che essere presidente".

Sulle scelte prese durante la presidenza: "Forse non farei gli errori che ho fatto. Anche se gli errori fanno parte della vita, a volte ti portano al successo, diventano la tua passione e non lasci le cose al caso. Si commettono errori sia nel calcio che nella vita. Ma nel calcio tutto avviene in fretta e... in pubblico. Quando sei al comando, vedi le cose in modo diverso. Fai quello che fai per gli altri, non per te stesso. Quando sei al comando cerchi di essere corretto, ma anche di trovare quei meccanismi che ti facciano evitare il più possibile gli errori. Sono errori che ti fanno soffrire, come è successo a me. Ma va bene soffrire per il calcio, ci sono cose più serie nella vita che ti faranno molto più male. La cosa buona che devi fare è abituarti all'idea che farai degli errori, ma anche questi assumeranno una dimensione più grande di quella reale".

Su Roy Hodgson, Mancini e Mourinho: "È stato uno dei primi allenatori che ho avuto, ma è vero che siamo rimasti amici dopo. Con molti allenatori ho avuto un buon rapporto. Sappi che i presidenti e gli allenatori sono i due che fanno più male. Roy era il mio migliore amico. Certo ho avuto un buon rapporto con Mancini, che amo molto, con Mourinho, con cui siamo tanti amici. Gli sarò sempre grato e i miei sentimenti per lui sono sempre molto amichevoli".

INTER MILAN V LAZIO
Roy Hodgson / Getty Images/GettyImages

Su Mourinho: "Penso che la difficoltà che Mourinho sta affrontando in questo momento è che è in una nuova avventura. Un'avventura iniziata qualche mese fa e se volete il mio parere l'ambiente a Roma non è per niente facile. La squadra ha buoni giocatori, ma non abbastanza. Con il COVID e tutto questo non è facile. Poi ci sono gli infortuni. È l'ambiente romano che porta tante difficoltà. Roma è un posto meraviglioso, ma sai cosa si dice? Più un posto è bello, più difficoltà ha".

Su Georgatos: "Grigoris era un grande giocatore. Era un giocatore enorme. Penso che sia stato uno dei migliori terzini sinistri che abbiamo mai avuto, non c'era nessun terzino sinistro come Grigoris. Che classe! Purtroppo con l'arrivo di Lippi sono successe alcune cose, è stato un peccato. Peccato, perché contavo su Grigoris per il futuro. Ho ricordi perfetti di Grigoris, come uomo, bambino e giocatore".

Grigoris Georgatos of Inter Milan
Grigoris Georgatos / Claudio Villa/ Grazia Neri/GettyImages

Sulle trattative con l'Olympiakos: "Siamo sempre stati chiari. C'era trasparenza da entrambe le parti. Ognuno farà sempre i propri interessi, ma tali erano le aspettative create da questo giocatore".

Su Karagounis: "Karagounis è uno dei più amati di tutti i giocatori passati dall'Inter. Non era solo un ottimo giocatore, ma anche molto generoso. Molto semplice nei rapporti umani, generoso con i membri del gruppo. Soprattutto, però, un ottimo giocatore. Rimarrà nella storia dell'Inter come un giocatore importantissimo e allo stesso tempo molto caro a tutti".

Su Lambros Choutos: "Molto forte. Bambino molto gentile e terribile. Avrebbe potuto fare una carriera più lunga all'Inter, ma poi prestavamo giocatori per fare esperienza. Sono un grande amico dei giocatori greci. Sono sempre stati onesti, legati indissolubilmente alla squadra".

L'aneddoto su Karagounis: "Non sono bravo in questo. Ma ricordo molto Karagounis. Andava dalla panchina allo spogliatoio come un matto per dirmi quanto voleva entrare a giocare. Avresti dovuto guardarlo guardare la partita. Continuava a parlare. Non stava solo giocando con la sua condizione fisica, ma anche con la sua mente. Ho avuto un rapporto molto umano e bellissimo".

Giorgios Karagounis
Giorgios Karagounis / Shaun Botterill/GettyImages

Sui soldi spesi: "Nel 2000 l'Inter non stava andando molto bene e io non ero contento, lasciavo le decisioni all'allenatore. Era sbagliato, un grosso errore. Questi anni sono stati i peggiori per sprecare soldi. E all'Inter, che è una grande squadra, bisogna spendere saggiamente per vincere. A quel tempo abbiamo speso un sacco di soldi".

L'Inter mai dimenticata: "Ovviamente l'Inter ha vinto tutto, nel 2010. Abbiamo vinto cinque scudetti consecutivi. Avevamo giocatori pieni di passione e fame. Un'altra squadra che ricordo era l'Inter agli esordi di Ronaldo, nel 1998. Squadra fantastica, ragazzi fantastici. È stata una squadra sfortunata, perché ha vinto solo una Coppa Uefa, ma meritava molto di più".

Javier Zanetti, Esteban Cambiasso, Diego Milito
Javier Zanetti, Esteban Cambiasso, Diego Milito / Franco Origlia/GettyImages

Su Ronaldo: "È il talento più grande che ho visto in Italia, non voglio confronti con altri talenti. Cristiano è un giocatore fantastico e un uomo perché impara e gli piace imparare tutto. È un grande atleta, fantastico. Il Fenomeno era un campione nato, pochi giocatori al mondo avevano queste capacità. Dobbiamo ringraziare Dio per questo".

Sul dispiacere legato all'infortunio di Ronaldo: "Certo, sono andato a Parigi per fare l'operazione. Era molto intelligente. Per noi, ovviamente, il suo infortunio è stato un problema molto grande, enorme".

Sull'acquisto di Ronaldo: "Ho provato a prenderlo quando giocava a Barcellona. Erano 42 miliardi. vecchia lira. Quando Ronaldo è arrivato qui, tutto è cambiato. L'ho venduto più tardi, mentre aveva gli infortuni, al doppio del prezzo. È stato un buon affare, un giocatore fantastico, che ha cambiato la storia dell'Inter nel mondo".

Sempre sugli allenatori nerazzurri: "No, non avevano sempre ragione. Forse ti riferisci a Mourinho. Ha vinto tanto con l'Inter e avremmo potuto tenerlo per anni. Ma per lui era importante dimostrare in Spagna di essere un allenatore forte. Nei due anni in cui è rimasto all'Inter, ci ha dato così tanto che non potevamo dire "no, tu rimani qui". Ci ha dato il massimo. Un altro allenatore molto bravo è stato Simoni. Forse l'abbiamo cambiato nel momento sbagliato. Pensavo che avremmo dovuto vincere il campionato con Ronaldo, ma non è stato facile, perché la Juventus ha creato qualche problema ed era improbabile".

L'affare più importante: "Le cessioni di Ibrahimovic ed Eto'o, l'affare con il Barcellona. Questo perché personalmente considero Ibra il giocatore più forte fisicamente che esista. Il Barcellona spingeva, parlavo con il presidente, ma non volevo venderlo e gliel'ho detto. Lo consideravo il più forte. Il presidente del Barcellona mi ha detto che avevo ragione. Abbiamo preso 60 milioni per la cessione di Zlatan, poi abbiamo vinto tutto. Eto'o è un giocatore fantastico. Professionista assoluto, umile in campo e fuori. Centrale per l'Inter. Calciatore molto intelligente".

Samuel Eto'o
Samuel Eto'o / Etsuo Hara/GettyImages

L'attaccante preferito: "Devo scegliere Diego Milito. È stato lui a darci le più grandi soddisfazioni che potessimo avere".

Le grandi battaglie con le big: "Non c'è solo una grande squadra in ogni paese. In Italia ci sono forze tradizionali. Juventus, Milan, Roma, Napoli, ma anche altre squadre, come l'Atalanta. Non è facile affrontarli. La vita con questi squadre non è stata facile. È importante non seguire la stessa filosofia degli altri. La mia filosofia era radicalmente diversa da quella della Juventus. E non intendo dire che la mia filosofia fosse giusta e l'altra sbagliata. Anche per i tifosi direi che è importante avere una propria filosofia in relazione agli altri".

Su Javier Zanetti: "Era un leader con cuore. In effetti è stata una mia scelta, nessuno ce lo ha suggerito. Ero seduto in TV a guardare una partita dell'Argentina U23. Mi avevano mandato la videocassetta, ma per vedere un altro calciatore. Ma non me ne sono nemmeno accorto, perché Zanetti mi aveva incantato. Fantastico. Così ho ordinato di andare lì e comprare questo calciatore. Ci ha dato molto di più di quanto ci aspettassimo. Una volta aveva tra le mani una proposta del Real Madrid. Lui lo sapeva, io no. L'ho scoperto dopo. Ma ha rifiutato e ha fatto bene".

Javier Zanetti
Javier Zanetti / Giuseppe Bellini/GettyImages

Su Calciopoli: "È stato il momento peggiore del calcio italiano, forse anche del mondo. Ora è stato dimenticato. Era una brutta dimostrazione di quella mentalità che esisteva".

Sull'attuale amministrazione: "Il nuovo presidente è un bravo ragazzo. Ho avuto alcuni contatti con lui. Molto educato".

Sul comprare un'altra squadra: "No mai. Una volta mi è stato offerto di farlo, ma ho rifiutato. C'erano alcune squadre inglesi, ma anche altre del Sud Italia che non erano in buone condizioni finanziarie".

Il giocatore mai preso: "Cantona. Peccato non averlo portato, per un piccolo errore. Era per me il giocatore che poteva cambiare fin da subito l'Inter del mio mandato. Mi è piaciuto molto. Poi c'erano altri giocatori che mi piacevano e che non potevo comprare. E altri che volevo comprare e mi hanno consigliato di non farlo. Ma Cantona era onestamente quello che avrei voluto avere. All'epoca avevo anche Paul Ince. Se li avessi avuti entrambi..."

Eric Cantona
Eric Cantona / Etsuo Hara/GettyImages

Il miglior partner: "Ho avuto la fortuna di avere il vicepresidente Pirelli e sponsor Marco Tronchetti Provera. Non era solo uno sponsor, ma il migliore amico che potessi avere. Così come la collaborazione con l'amministratore delegato dell'Inter, Marco Branca".

Il ricordo indelebile: "Qualcosa di molto potente in me è quello che ricordo quando mio padre possedeva l'Inter. Quando ero un bambino. La vittoria della prima Coppa dei Campioni, contro il Real Madrid. E ovviamente quando sotto la mia presidenza abbiamo vinto la Champions League a Madrid. Ricordo di essere andato a prendere la coppa. Ho messo tutte le mie forze e il trofeo mi è sembrato molto più leggero. E ho pensato: tanta fatica, tanta ansia, tanta fatica per questo? Eppure è così..."

Il rapporto con gli altri presidenti: "Ho avuto buoni rapporti personali con tutti. Ottimi rapporti sia con Laporta che con Perez. Conosco molto bene Berlusconi, ci siamo scambiati le idee. Credi che nel calcio di oggi ci siano presidenti romantici come te?".

Il più grande successo: "Sono stato fortunato. Il mio passato all'Inter, i successi della squadra, il mio lavoro, la mia famiglia. Ovviamente voglio dire che ho avuto al mio fianco collaboratori intelligenti e capaci e una parte importante in tutto questo è stata la loro capacità".


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