Nazionale

Tutte le buone ragioni di Ancelotti per il no alla Nazionale

Francesco Castorani
Carlo Ancelotti
Carlo Ancelotti / Soccrates Images/GettyImages
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Non sarà una lista di buoni motivi per convincere i tecnici a lavorare ogni giorno, ma un reminder che la Nazionale non è considerata da tutti un punto di arrivo, prima di appendere la "lavagna" al chiodo. Carlo Ancelotti lo ha detto chiaramente nella conferenza della vigilia del match di ritorno tra Real Madrid e Chelsea.

"Ho pensato a volte di allenare una Nazionale e ho avuto un'opportunità nel 2018 con l'Italia, ma devo essere onesto. A me piace il lavoro giorno dopo giorno [...] e finché non cambia il chip nella mia testa del lavoro quotidiano, non allenerò una nazionale perché non mi piace essere in campo tre volte all'anno. "

Carlo Ancelotti

Una dichiarazione forse inaspettata per uno tra i tecnici più vincenti della storia, che ha girato il mondo e che non è affatto stanco di continuare a farlo. In Spagna ci è tornato per diverse buone ragioni. La prima, come ha detto lui stesso poco tempo fa, è che il Real Madrid è il miglior posto in cui un allenatore possa fare il suo lavoro. Facile per uno che in Spagna è soprannominato in vari modi affettuosi e che a Madrid ha portato la decima, un regalo che conta leggermente di più per i madridisti. L'altra è diventare l'unico allenatore a vincere il campionato nei più importanti paesi europei (per il calcio) e la Liga è finalmente a un passo.

Quindi proviamo a rispondere alla domanda principale: ha fatto bene Ancelotti a rifiutare la Nazionale? A Luglio probabilmente avrei detto di sì e oggi anche. Se un allenatore ha ancora la forza fisica e mentale di lavorare a pieno ritmo e reggere le pressioni ogni giorno allora deve continuare con un club. 

La sensazione inoltre è che Ancelotti non volesse chiudere la carriera con le brutte pagine di Napoli e Liverpool, sponda Everton. Due esperienze che ci avevano consegnato l'immagine di un Ancelotti nella fase discendente della sua carriera e che ora vediamo sotto una luce diversa. Non ha trionfato a Wembley e non si è macchiato dell'eterna delusione di non andare a Qatar 2022, ma al Real è tornato ai massimi livelli e, a meno di incredibili sorprese, si può dire che abbia fatto la scelta giusta. 

Karim Benzema
Benzema / Denis Doyle/GettyImages

In attesa del triplice fischio del ritorno di Champions e del triplice fischio della Liga, Ancelotti ci ha riconsegnato un super Real Madrid. Il dopo Zidane non è semplice, Lopetegui e Solari ne sono testimoni, e lui lo ha momentaneamente annebbiato nelle menti dei tifosi blancos. A Madrid con Alaba e Militao finora non si sente la mancanza di Ramos e in mediana Kroos e Modric stanno vivendo una terza (?) giovinezza; Vinicius Jr. è definitivamente esploso ed è, con continuità, immarcabile, mentre il miglior Karim Benzema lo stiamo vedendo solo ora, proprio sotto la guida di Carletto.


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