Serie A

Thuram: "Se si discute Allegri abbiamo un problema. Razzismo? Mi davano pacche sulle spalle"

Antonio Parrotto
Lilian Thuram
Lilian Thuram / Leonardo Cendamo/GettyImages
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Lilian Thuram è stato uno dei protagonisti della Fiera del Libro di Torino ed è stato intervistato da La Stampa parlando di calcio ma anche e soprattutto dei temi legati al razzismo, con l'ex Juve e Parma che è da sempre molto attento a queste tematiche.

Lilian Thuram
Lilian Thuram / Xavier Laine/GettyImages

Vedrai Juve-Roma?

"No, non ho visto mai la Juve quest’anno. So che va un po’ meglio adesso, è una grande squadra e si riprenderà. Se si mette in discussione Allegri è il calcio, non la Juve, ad avere dei problemi. Il PSG? Non è la prima volta che una squadra riunisce il meglio che c’è. La mia Juve era così? Era fortissima. E da giovane ho visto il Milan di Gullit, Van Basten, Rijkaard, Baresi, Maldini. Vincono quasi sempre i più ricchi, per questo il calcio può influenzare la società: è uno specchio".

Bianchi o neri?

"Non è necessario eliminare i termini, ma vanno spiegati. L’identità ha una storia, dentro il nostro modo di definirci c’è anche una gerarchia e dal momento in cui lo capiremo le useremo sempre meno. I bambini non le usano affatto. In tutte le società ci sono persone che amano la violenza e oggi fanno meno fatica a farsi sentire. Veniamo da anni di crisi economica e in politica trovare un nemico è una soluzione. Il razzismo si perpetua nel tempo perché l’ideologia fascista si basa sul fatto che esiste un vincitore: tu sei meglio di lui e hai diritto a stare meglio".

Episodi razzisti in Italia?

"Quando giocavo capitavano cori razzisti e i compagni bianchi mi davano pacche sulle spalle per dirmi che non era grave. Volevano farmi stare meglio ed era uno sbaglio clamoroso. Un pensiero bianco. In Italia, a ogni singolo problema di razzismo sembra che sia la prima volta. Mi fa impazzire quando dite: quelli che fanno buu non sono veri tifosi. Lo sono? Certo: seguono una squadra, vanno allo stadio, si mettono la sciarpa. Sono tifosi. Leviamo di mezzo l’ipocrisia. Se ne parlavo con i compagni di Parma e Juve? Di tanto in tanto, ma non c’era troppa voglia di capire".

L'Italia non si è inginocchiata a Euro 2020?

"Ho vissuto qui, non mi aspettavo nulla di diverso. Vuol dire che la maggioranza di quei giocatori non si preoccupano di chi soffre le conseguenze del razzismo. Però non dicano che scelgono questo comportamento per non fare politica. Il calcio è politica. Non inginocchiarsi è politica".


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