Storie di calcio

Dal Rinascimento al momento più buio: il fallimento della Fiorentina

Andrea Gigante
La storia del fallimento della Fiorentina
La storia del fallimento della Fiorentina / 90min Italia
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Il Rinascimento è un periodo storico che si sviluppa tra l'inizio del quindicesimo e la fine del sedicesimo secolo e che vede la fioritura di tutte le branche della cultura, dalla letteratura alla musica, passando per le arti figurative, la scienza e la filosofia. Questo sviluppo si può riscontrare in tutta Italia, ma Firenze è stata senz'altro il suo punto nevralgico.

Il calcio ancora non esisteva, ma c'è stato un periodo in cui anche il pallone ha visto il suo Rinascimento. Negli anni '90 ogni giocatore sognava infatti di approdare nel nostro paese e di misurarsi con la Serie A, considerata all'epoca il campionato più bello del mondo. Ancora una volta, Firenze è una meta privilegiata. La squadra della città, la Fiorentina, sogna di spodestare le varie Juventus, Inter e Milan per riprendersi uno Scudetto che manca ormai dal 1969.

Per farlo, i Viola possono avvalersi di campioni come Francesco Toldo, Manuel Rui Costa e soprattutto di Gabriel Omar Batistuta. A capo del club c'è la famiglia Cecchi Gori che per tutto il decennio non fa altro che investire massicciamente sul mercato per colmare il gap con le grandi, augurandosi di rientrare nelle spese con la conquista del titolo. Tuttavia, per la Fiorentina quello Scudetto è rimasto solo un sogno, mentre i conti da pagare una cruda realtà da affrontare.

Rui Costa, Gabriel Batistuta
Rui Costa e Batistuta / Getty Images/GettyImages

Il desiderio di regalare a Firenze un titolo si è subito trasformato in ossessione e i Cecchi Gori, nelle fattezze del patriarca Mario prima e del figlio Vittorio poi, hanno lentamente trascinato il club gigliato verso il fallimento.

Tutto ha inizio alla fine del campionato 1999/2000, quando Batistuta chiede ufficialmente di essere ceduto. Il bomber argentino sogna di vincere un trofeo e a suo avviso la Fiorentina non è in grado di accontentarlo. Il Re Leone non è l'unico a lasciare la Toscana. Insieme a lui, anche mister Giovanni Trapattoni decide di non rinnovare il proprio contratto. A quel punto, la società decide di affidare la panchina a Fatih Terim che, dopo una serie di risultati deludenti, viene sostituito da un allenatore giovanissimo, ma di cui si parla già un gran bene: Roberto Mancini.

Nonostante la completa mancanza d'esperienza (si pensi che all'epoca non aveva ancora il patentino), il Mancio riesce a promuovere un gioco offensivo e spregiudicato che vede in Enrico Chiesa il principale finalizzatore della squadra. L'andamento in Serie A è ormai compromesso (terminano noni in classifica), ma i Viola si rendono protagonisti di un cammino in Coppa Italia sorprendente, culminato con la vittoria nella doppia finale ai danni del Parma.

Claudio Villa Archive
I Viola festeggiano la Coppa Italia del 2001 / Claudio Villa/GettyImages

Mancini viene portato in trionfo, ma mentre Rui Costa solleva al cielo il trofeo, i sorrisi dei giocatori appaiono tirati. È come se non fossero felici. Dal punto di vista finanziario, la Fiorentina non naviga infatti in buone acque: i Cecchi Gori non pagano gli stipendi da mesi e deve anche molti soldi al Fisco italiano. Passano solo poche settimane dal successo in Coppa Italia, quando la Co.Vi.Soc. (Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio) non approva il bilancio dei Viola e respinge l'iscrizione al campionato successivo. Il 27 giugno del 2001 il tribunale di Firenze apre l’istruttoria fallimentare.

La società si ritrova così a correre ai ripari e a mettere una pezza nella maniera più dolorosa possibile. Per alleviare gli oltre 300 miliardi di buco, la Fiorentina svende i propri prezzi pregiati: Toldo va all'Inter per 55 miliardi e Rui Costa al Milan per 85. Così facendo, i gigliati riescono a iscriversi alla Serie A 2000/01, ma i problemi economici restano gravissimi. Nel frattempo, Vittorio Cecchi Gori lascia la presidenza.

Con un organico decisamente ridimensionato, la stagione della Fiorentina inizia nel peggiore dei modi: batosta 3-0 con la Roma in Supercoppa e sconfitta 0-2 in casa col Chievo all'esordio in campionato. Dopo cinque giornate, piove sul bagnato: il 30 settembre, nella sfida contro il Venezia, il ginocchio di Chiesa cede e sarà costretto a rimanere fuori dal campo per quasi un anno. Solo che, quando avrà superato il brutto infortunio, la squadra Viola non ci sarà più.

Fiorentina v Venezia
Il dolore di Chiesa / Grazia Neri/GettyImages

A gennaio la situazione in classifica appare già problematica, così la società interviene sul mercato per dare una scossa alla squadra. Dall'Inter arriva un giovane attaccante brasiliano. Si dice abbia un mancino disarmante, ma che a causa della presenza di Ronaldo trovi poco spazio. Tuttavia, nemmeno i 6 gol di Adriano riescono a salvare la Fiorentina.

Con il passare dei mesi e l'arrivo di risultati sempre più deludenti, Mancini finisce nel mirino dei tifosi che addirittura lo seguono fin sotto casa per intimargli di dimettersi. Il tecnico accetta "l'invito" degli ultras facinorosi. Nessuno vuole ereditare la panchina gigliata, ma alla fine è Ottavio Bianchi ad accettare l'incarico.

Come se non bastasse, il 5 aprile l'allenatore campione d'Italia col Napoli viene anche nominato nuovo presidente del club. Il 18 dello stesso mese Cecchi Gori, accusato di falso in bilancio e appropriazione indebita, viene rinviato a giudizio e dopo poche ore 35mila tifosi della Fiorentina si radunano in piazza per chiedergli di vendere la società.

Nello stesso mese, Bianchi si auto-esonera e scarica su Luciano Chiarugi l'impellenza di traghettare la squadra verso una retrocessione che arriva matematicamente già a fine aprile. Ma il peggio per i gigliati deve ancora arrivare.

Fiorentina v AC Milan X
Un giovane Adriano con i Viola / Grazia Neri/GettyImages

Appena finito il campionato, la FIGC mette in mora Cecchi Gori in quanto debitore di stipendi ai giocatori e di tasse allo Stato, mentre la Co.Vi.Soc. rende noto che i bilanci sono talmente tragici che i Viola non solo non possono permettersi l'iscrizione alla Serie B, ma rischiano addirittura di perdere il titolo sportivo e di dover ripartire dai dilettanti. Per scongiurare questo triste epilogo, servono circa 22 milioni di euro entro il 29 luglio.

L'ultimo giorno utile, Cecchi Gori chiede altro tempo, parlando di un bonifico in arrivo dalla Colombia. Il bluff dura poco, visto che si scopre subito che la banca in questione è fallita ormai da anni e che la fideiussione è scoperta. Il 1° agosto 2002 alle 11.44 arriva la sentenza: la Fiorentina è fallita e con lei se ne vanno 76 anni di storia e grandi successi.

Poco fa ho detto che nel Rinascimento il calcio non era ancora nato. Eppure, secondo molti studiosi, il calcio storico fiorentino, sviluppatosi intorno al 1400, è l'antesignano del gioco che conosciamo oggi. Per tutti coloro che la pensano così, il gioco che conosciamo oggi è nato a Firenze, quindi sapere che la culla del calcio si sia ritrovata per un brevissimo periodo priva di una squadra professionistica fa ancora più male.


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