Serie A, il protocollo FIGC non convince del tutto: i due nodi da sciogliere per ripartire

I club di Serie A e la FIGC spingono ancora per la ripresa del campionato fermato dal Coronavirus. Ma il problema resta sempre lo stesso: il protocollo sanitario della FIGC per gli allenamenti. Regole che, se prima sembravano concordate, ora hanno bisogno di altre modifiche. Condizione imprescindibile per la ripresa - almeno - dei lavori.
Coronavirus, la FIGC verso l’estensione dell’attuale stagione sportiva al 2 agostohttps://t.co/DTaWtY8yc1#FIGC pic.twitter.com/sm2NwAhVjV
— FIGC (@FIGC) April 23, 2020
Tra domenica e lunedì ci sarà un nuovo confronto tra il Comitato tecnico-scientifico del governo, la commissione medica della FIGC e la Federazione Medico-Sportiva. Si proverà a tracciare le linee guida da seguire, ma una decisione definitiva - spiega La Gazzetta dello Sport - potrebbe non arrivare comunque. I nodi da sciogliere sono principalmente due.
I viaggi. C'è scetticismo riguardo agli spostamenti per le trasferte di un gruppo di almeno 50-60 giocatori in giro per l'Italia e da una regione all'altra. L'ipotesi di corridoi protetti e negativizzati è semplicemente considerata irrealistica.
Quarantena. Il tema principale riguarda ancora e sempre l'eventuale positività di un calciatore una volta riprese le attività. Il nuovo protocollo vedrà comunque la necessità di una quarantena di 14 giorni per il calciatore o membro dello staff contagiato. Così facendo si azzererebbero le possibilità di ripartire, per un calendario che dovrebbe vedere gare ogni tre giorni per provare a terminare la stagione entro il 2 agosto.
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