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"Sembra la Juve di Delneri": così Claudio Marchisio sul momento bianconero

Antonio Parrotto
Claudio Marchisio
Claudio Marchisio / Paolo Bruno/GettyImages
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L'ex centrocampista della Juventus e dello Zenit Claudio Marchisio ha parlato alla Gazzetta dello Sport in merito alla sfida di questa sera tra i bianconeri e i russi. Ma non solo. Il Principino si è fermato anche sul momento negativo della Juve. Ecco le sue parole

Juventus che invece arriva da due sconfitte in campionato: che cosa sta succedendo alla squadra di Allegri?

Dopo la brutta partenza aveva trovato un minimo di equilibrio ma non una vera identità: quasi ogni partita vediamo una formazione diversa, significa che Allegri non ha ancora trovato il suo undici. Lo step successivo doveva essere il gioco, che però non è arrivato. Max stesso dopo lo Zenit ha detto che non vedeva ancora la sua Juve. Si capiva che non era soddisfatto nonostante il filotto di vittorie. Forse questo è davvero l’anno zero, che servirà a capire dove può arrivare questa Juve”.

Il quarto posto è a rischio, come pensano molti tifosi?

La classifica al momento dice che la Juventus è fuori dalle Coppe e un club così importante non può permetterselo. La situazione è complicata, ci vorrebbe tempo che però non c’è, perché a novembre la squadra doveva essere più avanti, bisogna recuperare se stessi e la voglia di vincere. Allegri ha l’esperienza per sistemare le cose, idem i giocatori che sono persone responsabili oltre che capaci. Sento dire spesso che la rosa bianconera è scarsa, ma non è affatto così. Ci sono campioni europei e altri che giocano in nazionali importanti. In tanti possono dare la scossa”.

Allora qual è il problema?

La Juve ha cambiato tanto negli ultimi anni e ha perso il suo dna, che significa lottare su ogni pallone, non arrendersi mai. Non ricordo tante Juve del passato che giocassero bene, ma erano tutte schiacciasassi”.

Claudio Marchisio
Claudio Marchisio / Jonathan Moscrop/GettyImages

Vede analogie tra questa Juve e quella, di cui lei faceva parte, che rimontò nel 2015-16?

Non molte. Venivamo da una stagione sfibrante, in cui eravamo arrivati in finale di Champions, in estate avevamo perso Pirlo e Vidal e abbiamo iniziato con tutto il centrocampo infortunato e Padoin regista. Semmai vedo più punti in comune con la Juve di Delneri che arrivò settima e questo deve essere un campanello d’allarme. Ricordo che dopo ogni passo falso ci dicevamo ‘vabbé ma tanto piano piano recuperiamo’. Eravamo convinti di arrivare in Champions e invece siamo andati avanti tra alti e bassi. Quando entri in una spirale negativa non è così facile tirarsene fuori, anche la fortuna ti gira le spalle”.

Eppure la Juve di Champions sembra un’altra squadra: tre vittorie su tre e qualificazione quasi al sicuro. È davvero solo questione di stimoli?

Di sicuro la Coppa può portare più motivazioni e più responsabilità, però con il Malmoe c’era una superiorità netta e contro lo Zenit la Juve non è stata entusiasmante. La partita col Verona ha dimostrato che la Juve soffre il ritmo delle altre squadre e questa è una cosa su cui Allegri dovrà lavorare anche in chiave europea. Sabato Dybala è stato l’unico che è riuscito a creare qualcosa, ma un solo giocatore non può cambiare una squadra, lo abbiamo già sperimentato con Cristiano Ronaldo. Si parla tanto del centrocampo, ma i problemi della Juventus per me sono più in attacco che in mezzo. In tre anni la squadra ha cambiato tre allenatori, anche questo disorienta. Guardate il Milan di Pioli: ha ricostruito, ha faticato ma ha lavorato per trovare la sua identità. Non ha una rosa più forte di quella della Juventus, però sa imporre il proprio gioco”.


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