Storie di calcio

"Se famo er 3 a 3, vengo sott' 'a curva"

Andrea Gigante
La corsa di Carlo Mazzone
La corsa di Carlo Mazzone / Grazia Neri/Getty Images
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Calcio di punizione dalla destra. Sulla palla va - ovviamente - Roberto Baggio. Dico ovviamente perché in quel Brescia, il Divin Codino è l'uomo di maggior talento, nonché capitano. Quindi, se sei sotto di un gol e mancano pochi minuti alla fine, l'onere di battere va per forza a lui.

Oggi una sfida tra Brescia e Atalanta verrebbe considerata squilibrata, vista la caratura europea raggiunta dai bergamaschi e la mediocrità in cui è scesa la Leonessa. Eppure, quel 21 settembre 2001 erano allo stesso livello, come dimostra il 7° posto ex aequo raggiunto nella stagione precedente.

La squadra di casa dispone di una rosa sorprendente. Come abbiamo detto, c'è Roby Baggio che, nonostante i quasi 34 anni, lotta e corre per inseguire strenuamente quel sogno Mondiale che però non si realizzerà. A dargli manforte in attacco c'è una giovane promessa, uno spilungone con i capelli tutti leccati all'indietro che però è fortissimo nel gioco aereo. In quella stagione, Luca Toni segnerà 14 gol, risultando il capocannoniere del Brescia.

Roberto Baggio, Luca Toni
Roberto Baggio e Luca Toni / Alessandro Sabattini/Getty Images

In tribuna siede l'ultimo colpo di mercato delle Rondinelle: Pep Guardiola. Il patron del Brescia Luigi Corioni vede nel centrocampista catalano, reduce da 11 anni di onorato servizio al Barça, la pedina fondamentale per far fare alla sua squadra un salto di qualità. In altre parole, il suo acquisto è un regalo che il presidente fa al suo allenatore.

Già, l'allenatore... Alla guida di quel Brescia c'è Carlo Mazzone, un tecnico che, nelle diverse tappe della sua carriera, ha sempre esportato la veracità e la schiettezza che solo chi è romano può avere. Nel calcio di oggi, fatto di frasi confezionate e ipocrisie varie, Carletto sarebbe un pesce fuor d'acqua; ed è proprio questo a renderlo una delle icone dei primi anni 2000.

Dire che Mazzone sia di Roma è riduttivo. Lui è di Vicolo del Moro, nel rione Trastevere, il luogo più romano di Roma. Se deve dirti qualcosa, lo fa senza tanti giri di parole, con quelle sue "bi" marcatissime e le "erre" quasi non pronunciate.

Nella vita di tutti i giorni, il tecnico appare sereno e rilassato, una persona molto pacata. Tuttavia, è lui stesso a dire di avere "un fratello gemello che arriva a mezzogiorno della domenica e prende il posto mio". Il Mazzone 2.0 dispone di un temperamento ben più acceso ed è per questo più idoneo a vivere lo stress di una partita di pallone.

Carlo Mazzone, Roberto Baggio
Carlo Mazzone e Roby Baggio / Alessandro Sabattini/Getty Images

Durante quel Brescia-Atalanta, il gemello deve aver fatto tardi. Infatti, al gol dell'1-0 siglato da Baggio, l'allenatore quasi non reagisce, guarda a terra e rimane impassibile. Quando però sono i bergamaschi a portarsi in vantaggio con le reti di Sala, Doni e Comandini, qualcosa in Mazzone si accende.

Avvolto nel suo giubbottone, Carletto assiste alla partita con occhi assatanati, è immobile, ma dentro ribolle di rabbia. Se avesse la metà degli anni entrerebbe direttamente in campo per mordere le caviglie degli avversari, come faceva da giocatore.

Dovete sapere che tra Brescia e Atalanta non scorre buon sangue; si tratta infatti di un derby molto sentito in Lombardia. Pertanto, dopo il terzo gol, i tifosi bergamaschi iniziano a insultare la città e i giocatori della squadra avversaria, ma soprattutto la mamma di Mazzone. L'allenatore soffre in silenzio, ma quando Baggio segna il gol del 2-3, si gira verso di loro e, con tono di sfida e spiccato accento romanesco, dice:

"Se famo er 3 a 3, vengo sott' 'a curva"

Chiaramente, non lo dice solo una volta, lo ripete con rabbia sempre maggiore. Il gemello è quasi arrivato.

Allora, stavamo dicendo: calcio di punizione, sulla palla va Baggio. Il Divin Codino aggiusta la sfera e pennella un cross a giro forte e teso, uno di quei passaggi che metà della Serie A di oggi non saprebbe replicare. A frapporsi sulla traiettoria c'è il difensore della Dea Alessandro Rinaldi che fa gol, ma nella porta sbagliata. 3-3 e rimonta completata.

Le telecamere smettono di inquadrare i giocatori bresciani festanti per concentrarsi su Carlo Mazzone che sembra in preda a un delirio dionisiaco, a un momento di furore. L'allenatore abbandona l'area tecnica e si dirige verso la curva bergamasca. A tentare di fermarlo è il dirigente accompagnatore Cesare Zanibelli che però non vuole privare il calcio italiano di uno dei momenti più iconici e decide di lasciarlo andare.

Mazzone, o meglio il gemello di Mazzone è libero di sfogare tutta la pressione e tutto il risentimento che aveva accumulato durante la gara. Dà libero sfogo a una serie infinita di "Mort***i vostra" e ogni volta che lo ripete, la "a" finale dura sempre di più.

Alla fine della partita, l'allenatore romano rientra in sé e stringe la mano all'arbitro Pierluigi Collina dicendogli: "Buttame fori, me lo merito”. Le giornate di squalifica saranno 5, ma con quella folle corsa di esattamente 20 anni fa, Carlo Mazzone è entrato nell'immaginario collettivo di tutti gli amanti del calcio italiano.


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