Scaroni: "Investcorp? Io sono uno spettatore. L'urgenza dello stadio è assoluta"

Giovanni Benvenuto
Paolo Scaroni
Paolo Scaroni / Alessandro Sabattini/GettyImages
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Durante il suo intervento a San Siro all'evento Il Foglio, il presidente del Milan Paolo Scaroni si è soffermato sul tema nuovo stadio. Il numero uno rossonero non ha escluso l'ipotesi di un nuovo impianto fuori Milano oltre a sottolineare la sua posizione sull'imminente passaggio di proprietà del club a Investcorp. Ecco quanto affermato.

Sul nuovo stadio: "La penso come Agnelli. Dopo 1.000 giorni, dopo aver rinunciato alle volumetrie e accettato le richieste del Comune facendo questo ulteriore passaggio, allora mi auguro che smetta di essere il progetto di Inter e Milan ma possa diventare il progetto di Milano, senza far passare altri 1.000 giorni e accelerando i tempi. Il Real Madrid incassa 145 milioni annui, il Milan 34: come possono i tifosi pensare che competiamo a parità di mezzi quando il Real Madrid ha incassi da stadio cinque volte superiori? L’urgenza del nuovo stadio è assoluta, appena avremo il progetto approvato noi partiamo, che sia San Siro o altrove. Chiunque sia proprietario di Inter e Milan vuole le stesse cose. Il tema di chi sia la proprietà Inter e Milan è irrilevante, la pensa così anche il sindaco, se qualcun altro lo pensa credo sia pretestuoso".

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Paolo Scaroni / Anadolu Agency/GettyImages

Su Investcorp: "Investcorp? Non lo so, non parlo volentieri di temi di cui non sono soggetto. Di questa vicenda sono oggetto, il soggetto è Elliott oltre ai fondi che possono essere interessati al Milan, io sono spettatore".

Sempre sul nuovo stadio: "Stadio? Quando parliamo di fuori Milano, parliamo di fuori Milano relativo, sono luoghi facilmente accessibili, non a 50km da Milano. Ogni giorno che passa in questo processo, l’ipotesi B diventa sempre più realistica. Tutto il progetto San Siro è nato in coesione totale con l’Inter, non c’è ragione di cambiare atteggiamento. Anche le nostre tifoserie sono divise dal campo ma non hanno quelle divisioni astiose che ci sono in altre situazioni. Ci sono le voci dei nostalgici, anche autorevoli, ma penso sempre che il mondo vada avanti. Tutto cambia, anche gli stadi devono cambiare, hanno buttato giù Wembley che è iconico tanto quanto San Siro".


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