Milan

Scaroni: "Il modello Milan funziona e genera cassa. Lo stadio si farà"

Giulia Bianchi
Stefania D'Alessandro/GettyImages
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Ancora tanto entusiasmo in casa Milan dopo la conquista del 19° scudetto. Battaglia difficile e agguerrita fino alla fine che ha visto trionfare con merito i rossoneri. Festeggiamenti iniziati allo stadio di Reggio Emilia e proseguiti fino a Casa Milan, per concludere con la consueta sfilata su bus per le vie della città milanese.

A parlare del trionfo milanista è proprio il suo numero uno, il presidente Paolo Scaroni, che ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera. Di seguito le sue parole.

SUI FONDI - "I fondi hanno un cuore? Sicuramente hanno un cuore sportivo! È stata un’esperienza, direi excited, per loro, Gordon era più abituato, Paul non aveva mai visto il Milan. Sono arrivati dalla Florida con grande fiducia, erano molto ottimisti di vincere lo scudetto, noi italiani eravamo più scaramantici... Io continuavo a dire che volevo arrivare quarto, come ho detto tutto l’anno, anche domenica che non era più possibile...".

SUI PROFESSIONISTI - "Io direi che il Milan di oggi ha un suo stile e il suo stile è caratterizzato dall’avere professionisti in ogni ruolo. Elliott è un campione mondiale degli investimenti: non ci ha mai fatto mancare supporto finanziario (il Milan non è indebitato), ha fissato limiti di spesa, senza mai voler decidere come dovessimo investire. Gazidis è un amministratore delegato che ha girato il mondo del calcio dopo una laurea in Legge ad Oxford. Paolo Maldini è stato un grande professionista tutta la vita. E poi Stefano Pioli, bravissimo. Un mondo di professionalità, ognuna con il suo ruolo e la sua libertà d’azione, nel rispetto di quelli degli altri. Questo è un modello manageriale che funziona in tutte le aziende: andava trasportato nel calcio".

SUL BILANCIO A POSTO - "Sostenibilità? Vero. Quest’anno lo chiuderemo con la gestione ordinaria che genera cassa, per dire. Non ho visto il minimo tentennamento su Donnarumma e Calhanoglu. La sostenibilità è una rotta da cui non si transige, ed è quella che mi faceva dire che volevo arrivare quarto, il minimo per mantenerla".

SULO STADIO E SULLA CESSIONE - "Io tengo aperte entrambe le opzioni, San Siro e Sesto San Giovanni. Poi c’è la variabile che riguarda le proprietà: Elliott ha intrapreso un percorso in cui sta sondando opportunità di vendita, che comunque richiederà del tempo, almeno tre mesi. Poi deciderà il nuovo proprietario, RedBird o chi sarà. Chiunque compri il Milan compra un gioiello, una macchina che funziona bene, con un pubblico formidabile. Poi se chi compra aggiunge le sue competenze, e RedBird ne ha, ben venga".

SUL BILANCIO - "Nel nostro bilancio è fondamentale la vendita dei diritti tv. Nel mondo l’Italia perde terreno: la Premier incassa 2,1 miliardi l’anno, la Liga 897 milioni. La serie A ne prende 139 da Infront per Europa, Africa, Asia e Sud America, e 57 da Cbs per gli Usa: totale fanno 196 milioni. Il calcio è uno sport, ma anche uno show, per entrare nel mercato dell’intrattenimento devo attrezzarmi perché nel mondo guardino le mie partite".

SULLE RIFORME PER TENERE I MIGLIORI - "Tutte le componenti devono concorrere a migliorare lo show. Gli stadi: devono essere pieni, moderni, ben illuminati, come in Premier League. Il campionato deve essere più appassionante possibile, quindi a 18 o 16 squadre. Gli orari delle partite di cartello devono essere pensati per Shanghai o New York. E le partite devono essere meno noiose. Solo a me la Champions sembra un altro calcio? È una questione esistenziale per noi perché i soldi sono la benzina del calcio, ma non è un problema solo di soldi. Così non riusciamo a trattenere i nostri giocatori migliori. Vorranno sempre andare in Premier".


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