Sacchi difende Sarri: "Alla Juve ha trovato una società potente per vincere in Italia ma giocatori finiti"

Arrigo Sacchi
Silvio Berlusconi at Porta a Porta in Rome | Elisabetta A. Villa/Getty Images

Arrigo Sacchi, ex tecnico, ha fatto il punto sulla Juventus dopo questa ripartenza, parlando alla Gazzetta dello Sport. L'ex allenatore, ora opinionista, ha parlato del momento attuale della formazione bianconera e ha difeso l'operato di Maurizio Sarri.

Sarri e la Juve?

"Il nostro calcio è lo specchio di una società vecchia, in piena crisi economica, culturale e morale, in recessione, con scarsa progettualità, che punta sul singolo e sugli stranieri per rimediare ad una povertà complessiva di idee. Un Paese conservatore dove il gioco ha conosciuto scarsi sviluppi e novità. Il Presidente della Juventus Andrea Agnelli ha cercato di porvi rimedio ingaggiando Maurizio Sarri, allenatore stratega tra i più bravi del mondo. Il suo calcio si nutre di passione, generosità, entusiasmo, coraggio ed idee. Purtroppo alla Juve ha trovato giocatori saturi di vittorie, avanti con gli anni, non abituati a giocare con la squadra e per la squadra. I valori individuali sono sufficienti per vincere in Italia in particolare se c’è alle loro spalle una società potente ed organizzata. Ma non succede a livello internazionale. Nel mondo si vince prevalentemente con il collettivo o svenandosi comprando i migliori giocatori".

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FBL-ITA-SERIEA-JUVENTUS-ATALANTA-HEALTH-VIRUS | MARCO BERTORELLO/Getty Images

I singoli.

"Gli uomini di Sarri, al contrario, in fase offensiva avevano scarse soluzioni, le distanze tra il possessore di palla e il ricevente erano eccessive, il movimento senza palla insufficiente. Anche le soluzioni erano minime per smarcamenti non coordinati e con tempi non sempre puntuali. In fase difensiva il pressing era portato con scarsa intensità. I raddoppi erano pochi, così come le scalate e le marcature. Cuadrado, giocatore bravo con la palla, pressava poco ed era in ritardo. Bonucci non sempre scalava ed evitava le marcature. Danilo appariva timoroso. Bernardeschi si muoveva poche volte in coordinazione con gli altri. Matuidi non era in serata. In questo modo neanche il 4-4-2 è riuscito in fase di non possesso a creare difficoltà agli avversari. L’Atalanta oltre a divertici è un esempio alla portata di tutte le persone che hanno idee e amore per la propria attività. Gli uomini di Gasperini ci aiutano ad alzare i nostri limiti culturali calcistici. La speranza è che la lezione subita allo Stadium serva anche alla Juve per giocare in Champions un calcio più collettivo. All’Atalanta invece chiediamo di stupirci ancora. In bocca al lupo".

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