La soddisfazione di aver chiuso il campionato battendo finalmente la Juve in casa sua, per la Roma, lascia il posto alla preoccupazione. Sì, perchè quella dell'Allianz Stadium, ieri, è stata al 99,9% l'ultima gara di Chris Smalling con la maglia giallorossa.

Il difensore inglese, arrivato in estate nella Capitale tra la diffidenza dei tifosi, si è rivelato un vero e proprio colpaccio. La formula (che era assolutamente vantaggiosa) usata dall'allora direttore sportivo Gianluca Petrachi, però, si è rivelata un boomerang. Un prestito oneroso da 3 milioni che avrebbe permesso di rispedirlo al Manchester United senza troppi patemi nel caso in cui la "scommessa" fosse stata perdente. Dopo il primo mese di ambientamento, però, Smalling si è preso la leadership della difesa romanista, diventando uno degli insostituibili di Paulo Fonseca, che ne ha poi chiesto la conferma. Lo United ha sempre sparato altissimo: tra i 20 e i 25 milioni, troppi per le casse della Roma che non vedranno gli introiti della Champions. Nel frattempo, con Petrachi destituito, la trattativa è stata portata avanti da Franco Baldini, grazie ai suoi buoni uffici londinesi.

Ma il dirigente ombra, o "testa grigia" se volete, ha dovuto fare i conti con un Manchester che prima sembrava d'accordo con la proposta di un altro prestito oneroso, ma con obbligo di riscatto. Per un'operazione da quasi 18 milioni di euro totali: anche in vista del Siviglia e dell'Europa League, dopo il rinnovo del prestito fino al termine del campionato. Ieri, però, il voltafaccia dei Red Devils che hanno rifiutato di prolungare il prestito e addirittura alzato la richiesta a 25 milioni di euro, forti degli interessamenti di altri club (anche italiani...). La domanda sorge spontanea: la Roma ha fatto tutto quello che poteva per trattenerlo?
La risposta è "sì", ma con riserva. Ai giallorossi si può imputare la scarsa rapidità di azione una volta capita l'importanza di Smalling. Ma senza gli introiti Champions 25 milioni, a 31 anni e nonostante le 3 o 4 stagioni ad alto livello davanti, sono troppi. Anche per la modalità con cui è arrivata e il gioco al rialzo del Manchester (vedi Sanchez con l'Inter). Da una parte brava la Roma a non farsi prendere per il collo, dall'altra... nella partita più importante della stagione mancherà il leader di difesa, a meno di un vero miracolo nelle prossime 24 ore.
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