Roma

Mourinho e quel concetto di "tempo" che i tifosi della Roma non conoscono

Andrea Gigante
José Mourinho
José Mourinho / FILIPPO MONTEFORTE/GettyImages
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Ricordo bene il primo impatto di José Mourinho col mondo Roma. D'altronde, come dimenticare quell'attesa snervante in cui precipitarono i tifosi giallorossi. Tra l'annuncio ufficiale e lo sbarco dello Special One nella capitale passarono infatti 59 giorni, un periodo interminabile. C'era addirittura chi sosteneva - in maniera un po' tragica - che il portoghese non sarebbe mai arrivato perché aveva cambiato idea.

Alla fine però Mourinho è arrivato e al suo approdo a Ciampino è stato accolto da migliaia di persone che l'hanno elevato a salvatore della patria. Come se non bastasse, per tutto l'arco della preparazione estiva i tifosi si sono appostati fuori dal centro sportivo di Trigoria, desiderosi di carpire qualcosa dei nuovi prodigiosi allenamenti dei giallorossi o - se il Fato era particolarmente favorevole - di incontrare lo Special One in persona, ossia l'allenatore che avrebbe trasformato la Roma nella squadra più forte d'Italia; anzi, che dico, del mondo!

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I tifosi giallorossi accolgono Mourinho a Ciampino / FILIPPO MONTEFORTE/GettyImages

Ciò che invece non riesco davvero a spiegarmi è come questo tecnico dai fantomatici poteri prodigiosi sia diventato in così poco tempo un "bollito", uno che di calcio non ne sa niente. Sono passati appena un paio di mesi e José Mourinho è passato dall'altare alla polvere. Cos'è successo nel frattempo?

Ci sono stati gli ennesimi risultati negativi negli scontri diretti, un derby perso, per non parlare di un'umiliante batosta contro dei norvegesi che giocano a pochi passi dal Circolo Polare Artico, direte voi. Certo, avete ragione. Eppure i giallorossi sono quinti in classifica, a due punti da quel quarto posto che significa Champions League e nei big match hanno sempre fornito prove tutto sommato convincenti. Personalmente continuo a non capire come alcuni tifosi possano chiedere le dimissioni di Mourinho.

L'anno scorso la Roma ha faticato a qualificarsi in Conference League, mentre se il campionato finisse oggi accederebbero tranquillamente all'Europa League: è comunque un passo in avanti. Ovviamente il trend intrapreso dai giallorossi, reduci da una sola vittoria (sofferta contro il Cagliari ultimo in classifica) nelle ultime 5 di Serie A non è tranquillizzante. Però come si può pensare di criticare un allenatore solo per qualche risultato negativa? Non me ne vogliano i tifosi, ma è un dato di fatto: José Mourinho ha vinto da solo più del doppio dei trofei conquistati dalla Roma in 97 anni di storia.

A conti fatti, direi che il portoghese sa come si vince. Solo che c'è bisogno di una squadra all'altezza. Anche al migliore dei piloti da corsa serve un'auto veloce se vuole arrivare primo. Nessuno fa miracoli. Rispetto alla passata stagione, la rosa dei giallorossi è rimasta pressoché invariata, eccezion fatta per Vina, arrivato "grazie" all'infortunio di Spinazzola, e Abraham che senza la partenza last minute di Dzeko non sarebbe nemmeno arrivato. L'unico elemento in più è Zaniolo che tra l'altro non ha ancora dato un grosso contributo ai compagni.

Jose Mourinho coach of AS Roma greets Tammy Abraham during...
Mourinho e Abraham / Insidefoto/GettyImages

Siamo d'accordo nel dire che il gioco espresso dalla Roma nelle ultime partite è preoccupante, ma la colpa non è di Mourinho. Certo, l'allenatore è il primo a pagare se la squadra non gira bene e non raccoglie risultati, ma finora i giallorossi sono in piena zona Europa League e con tutta probabilità si qualificheranno al prossimo turno di Conference League. Gli obiettivi stagionali sono ancora alla portata.

Per concludere, vado a ripescare un altro ricordo dei primi giorni romanisti di Mourinho, più precisamente alcune parole proferite durante la sua conferenza di presentazione.

"Il tempo nel calcio non esiste, ma in questo caso sì ed esiste in un modo fondamentale: la proprietà non vuole successo oggi, ma domani con una situazione sostenibile".

Il portoghese è approdato alla Roma per costruire un progetto a lungo termine, non per vincere nell'immediato presente. Il che non vuol dire che lo Special One non è esente da critiche, ma che il suo operato può essere valutato solo sul medio-lungo periodo. Purtroppo, e questo è sempre stato il grande limite della piazza, la tifoseria giallorossa non sembra disposta ad avere pazienza.


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