Ricordando la tragica scomparsa di Robert Enke nella della Giornata internazionale per la prevenzione del suicidio

Andrea Gigante
Enke è morto nel 2009
Enke è morto nel 2009 / OLIVER LANG/Getty Images
facebooktwitterreddit

Oggi venerdì 10 settembre, il mondo celebra la Giornata Internazionale per la prevenzione del suicidio. Si tratta di un tema di cui la società fa ancora fatica a parlare. Un argomento tabù.

Eppure è una tematica che riguarda tutti noi, perfino l'incantevole mondo del calcio.

L'ultima volta che noi appassionati di pallone ci abbiamo avuto a che fare è stato nel novembre 2009. Quella sera, la devastante notizia del suicidio del portiere della nazionale tedesca Robert Enke è finita su tutti i giornali. È stato shoccante e ha completamente sconvolto i tifosi perché mai prima di allora avremmo messo in relazione problemi di salute mentale con calciatori che almeno in apparenza stanno vivendo i sogni della loro infanzia.

Tutti pensiamo che i nostri beniamini del calcio non possano cadere e, qualora succedesse, si rialzerebbero immediatamente. Proprio come fanno ogni settimana, davanti a noi spettatori, mentre li guardiamo dagli spalti o dal divano in salotto.

Certo, il calcio si nutre di passioni, ma alla fine bisogna sempre ricordarsi che si tratta solo di un gioco.

Anche se pochi di noi riescono a guadagnarsi da vivere abbastanza bene, rimane "la cosa più importante delle cose meno importanti".

Per i tifosi, per le migliaia e migliaia di tifosi che vanno allo stadio, che vanno nei pub per guardare le partite, etc., dovrebbe ancora essere solo un gioco. Trasformarlo in una questione di vita o di morte, o anche in qualcosa di peggio (secondo Bill Shankly), potrebbe portare a qualche effetto promozionale nel breve termine e generare notizie qua e là, ma non ha veramente senso.

L'esasperazione drammatica del gioco gli conferisce una spropositata serietà che alla fine conduce a pressioni alle volte insostenibili e, di conseguenza, a una paura di sbagliare ancora più grande tra i reali protagonisti: i calciatori stessi.

Per alcuni, questo potrebbe provocare insonnia, altri potrebbero regolarmente attaccarsi alla bottiglia quando tornano a casa e altri ancora potrebbero non riuscire a trovare una via d'uscita.

Quello che tutti loro hanno in comune è una vergogna inutile e allo stesso tempo l'idea di essere rimasti soli con tale vergogna, con la paura di essere accusati di "fragilità mentale" dal pubblico o dai media, qualora dovessero scoprire dei loro problemi.

In ogni caso, l'obbligo nella vita di oggi sembra quello di arrivare sempre più lontano, più in alto, di correre più veloce, di fare meglio. Ogni striscia vincente viene applaudita solo per demonizzarne la fine. Gli eroi di ieri sono diventati i falliti di oggi in appena 90 minuti e vengono criticati aspramente per i loro presunti insuccessi.

Talvolta, è il più piccolo dettaglio a decidere una partita di calcio. Ma anche allora, ci sarà un capro espiatorio da qualche parte nel campo che ha la colpa dell'eliminazione o della sconfitta.

Ne siamo consapevoli, eppure continuiamo a farlo. Nella foga del momento troviamo sempre un calciatore da incolpare, senza pensare alle ripercussioni mentali dei nostri tweet, dei nostri commenti su Instagram o dei post su Facebook.

Per far progredire la società nella giusta direzione, tutti noi dobbiamo essere consapevoli delle conseguenze delle nostre azioni. Tutti noi dobbiamo trovare un modo di essere più consapevoli delle emozioni degli altri. Anche se pensiamo che i calciatori abbiano tutto, potrebbero avere a che fare con qualcosa nella loro mente di cui non siamo a conoscenza.

Il primo passo per affrontare questo problema è iniziare a immedesimarci nelle emozioni degli altri e realizzare che tutti - anche i calciatori - siamo umani alla fine della giornata.

La FIFA ha lanciato #ReachOut, una campagna progettata per aumentare la consapevolezza dei sintomi dei problemi di salute mentali, incoraggiare le persone a cercare aiuto quando ne hanno bisogno, e intraprendere azioni ogni giorno per una migliore salute mentale. Con il supporto dei calciatori del passato e del presente, FIFA sottolinea l'importanza di una maggior consapevolezza riguardo alla salute mentale.


Segui 90min su Instagram e Twitch!

facebooktwitterreddit