Regalandosi un nuovo assetto: le big e i possibili cambi di modulo

Andrea Gigante
Jose Mourinho, Luciano Spalletti
Jose Mourinho, Luciano Spalletti / Francesco Pecoraro/GettyImages
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Evolversi per sopravvivere: sembra una frase presa da qualche opera di Charles Darwin, invece è un imperativo valido per qualsiasi ambito, calcio compreso. Tra pochi giorni le squadre di Serie A scenderanno di nuovo in campo per affrontare una seconda parte di stagione che si prospetta particolarmente impegnativa. La sosta Mondiale costringerà infatti i club a disputare diversi impegni ravvicinati tra gennaio e maggio, e bisogna così trovare un modo per far fronte a una simile difficoltà.

Per molti l'ostacolo può essere aggirato semplicemente adottando un nuovo sistema tattico che potrebbe soppiantare o solo alternarsi con quello standard adoperato in questi primi mesi di campionato. Chissà se in questo periodo natalizio, mentre inzuppano il panettone (o il pandoro) nel latte i tecnici delle big ci stanno pensando.

Difesa a quattro e più fantasia: la rinascita della Roma

Jose Mourinho
José Mourinho / Gualter Fatia/GettyImages

Le ultime amichevoli non hanno fatto altro che accrescere i dubbi attorno alla Roma di José Mourinho. Lo Special One gode di un credito significativo dopo aver riportato nella Capitale un trofeo e anche quest'anno, nonostante qualche passo falso, i giallorossi sono in linea con quelli che sono gli obiettivi stagionali. Non basta infatti essere in corsa per un posto in Champions e ai sedicesimi di Europa League all'inappagabile piazza romanista, che ora pretende dal tecnico portoghese un gioco più propositivo.

Va detto che le sue squadre non hanno mai brillato per spettacolarità, ma in passato Mourinho ha dimostrato di saper cambiare il proprio sistema di gioco pur di far fruttare le potenzialità dei giocatori. Adesso il 3-4-2-1, utilizzato al posto del consueto 4-2-3-1, non garantisce più gli stessi risultati e forse è ora di pensare a un nuovo modulo.

Naturalmente, avendo solo quattro centrali di ruolo, continuare con la difesa a tre sarebbe deleterio. Il ritorno alla linea a quattro è la soluzione migliore anche visto lo scarso apporto che i quarti di centrocampo hanno offerto finora alla manovra offensiva. L'arretramento di Pellegrini a centrocampo potrebbe risolvere i problemi di palleggio. Il capitano, che può alternarsi con Wijnaldum, può essere affiancato da un mediano più fisico, come Matic o Cristante.

Adesso la questione si fa più delicata: cosa dovrebbe fare la Roma, continuare con un'unica punta o schierarne due contemporaneamente? Quando hanno giocato insieme, Abraham e Belotti non hanno mai fatto bene, ma non è andata meglio nemmeno quando sono stati impiegati singolarmente. Forse per continuare a segnare con regolarità sarebbe preferibile adottare il doppio centravanti, con alle spalle due trequartisti come Dybala e Zaniolo (considerando che c'è anche Solbakken).

Mourinho, che ne pensi di questo 4-2-2-2?

Raspadori + Osimhen per un Napoli da Scudetto

Giacomo Raspadori, Victor Osimhen
Giacomo Raspadori, Victor Osimhen / BSR Agency/GettyImages

Squadra che vince non si cambia. Dopo aver impressionato in patria e in Europa, il Napoli dovrebbe toccare il meno possibile il proprio modulo e sconsigliamo a Luciano Spalletti di cambiare le carte in tavola in un momento così fondamentale.

Ma, almeno in linea teorica, come si può migliorare il Napoli? L'unico cruccio dei tifosi (un capriccio, diciamo) è quello di non vedere in campo nello stesso momento Victor Osimhen e Giacomo Raspadori. L'ex Sassuolo è stato spesso utilizzato come centravanti atipico o ha preso il posto di Kvaratskhelia largo a sinistra, ma se da punta ha fatto bene, lo stesso non si può dire da esterno.

Con un Osimhen ispiratissimo e un Simeone che timbra sempre il cartellino anche in pochi minuti, Raspadori rischia di essere relegato a panchinaro di lusso. C'è una soluzione che può far contenti tutti? In molti chiedono a Spalletti di provare il 4-2-3-1, con l'attaccante della Nazionale in veste di trequartista alle spalle del nigeriano. A finire fuori sarebbe Zielinski, che lascerebbe spazio in mediana a Lobotka e Anguissà.

Modulo intrigante, questo sì, ma finirebbe per allontanare dalla porta Kvarastkhelia, vera risorsa offensiva del Napoli con i suoi gol e i suoi assist. Meglio lasciare il mondo come sta.

Un Milan "de-trequartistizzato"

Charles De Ketelaere
Charles De Ketelaere / Marco Canoniero/GettyImages

Brahim Diaz è troppo discontinuo, ad Adli non è mai stata concessa una chance e De Ketelaere non si ambienta: in tanti ci hanno provato ma nessuno (almeno finora) ha convinto. E se il problema del Milan fosse proprio il trequartista? Non il suo interprete, bensì il modo in cui il trequartista si sposa al resto del modulo adottato da Pioli.

In altre parole, non sarebbe meglio abbandonare (non per forza in pianta stabile) il 4-2-3-1 per provare nuove soluzioni. I rossoneri si sono spesso impantanati questa stagione, andando in difficoltà anche in partite sulla carta più abbordabili. Magari il tecnico dei campioni d'Italia potrebbe optare per un 4-3-3, con Bennacer in mediana e ai suoi fianchi Tonali e Krunic (o gli stessi trequartisti); oppure per un 4-2-2 provando un tandem d'attacco con Origi o Ibrahimovic a far coppia con Giroud (anche se sarebbe intrigante la mossa De Ketelaere come punta).

L'Inter non cambierà mai

Simone Inzaghi
Simone Inzaghi / Jonathan Moscrop/GettyImages

Nella vita abbiamo solo due certezze: la morte e il 3-5-2 di Simone Inzaghi. Potremmo mostrare mille soluzioni tattiche per la sua Inter, ma il buon Simone non abbandonerebbe mai il suo modulo. Inutile parlarne ancora.

Una Juve camaleontica

Massimiliano Allegri
Massimiliano Allegri / Ciancaphoto Studio/GettyImages

Gli abbiamo sempre dato addosso per il suo gioco quadrato e sterile, per la filosofia catenacciara del Corto Muso e per le scelte tattiche discutibili (come le ali che finiscono a fare i terzini)... e se Massimiliano Allegri fosse invece un genio?

Ad oggi non vi saprei dire come gioca la Juventus, se il suo modulo è il 4-4-2, il 3-5-2, il 4-2-3-1. Questo perché l'abbiamo vista alternare tutti questi sistemi di gioco non solo una partita dopo l'altra, ma anche negli stessi 90 minuti di una sola gara.

In tanti chiedevano il suo scalpo dopo i risultati negativi, culminati nell'eliminazione ai gironi di Champions, ma Allegri ha chiuso in maniera eccellente il suo 2022, tanto che i bianconeri sono annoverati tra i possibili contendenti per lo Scudetto.

Il modulo è solo un disegnino che si fa sulle lavagne e serve solo per i referti di gara, ma il calcio diventa sempre più fluido e senza confini. Tutti devono saper fare tutti e devono essere pronti a farlo in qualsiasi momento. Questo Max lo sa, ed è per questo che la sua Juve non è etichettabile con un solo sistema.

È paradossale che il tecnico apparentemente più conservativo del calcio italiano sia invece quello più avveniristico. Perché, checché ne dica lui stesso, non esistono le categorie.

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