Roma

Quanto conta Mourinho nella febbre da Conference

Andrea Gigante
José Mourinho
José Mourinho / Marco Luzzani/GettyImages
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Ieri pomeriggio la Roma ha aperto la vendita libera dei biglietti per la semifinale di ritorno di Conference League. Dopo aver dato la prelazione agli abbonati e a tutti coloro che avevano già assistito a una partita di Conference, il club giallorosso ha dato il via a quella che si è rivelata una vera e propria corsa al tagliando.

Tutti i romanisti vogliono assistere assolutamente alla sfida contro il Leicester. Sembrano quasi convinti che in quel 28 aprile debba succedere qualcosa di storico. L'entusiasmo in città è palpabile e questo spiega le 112mila persone in fila sul sito della Roma per acquistare un biglietto.

Per i giallorossi si tratta della seconda semifinale consecutiva dopo quella di Europa League contro il Manchester United. L'anno scorso, tuttavia, la caccia al tagliando non ebbe luogo visto che gli stadi vennero riaperti a capienza ridotta e solo 1000 fortunati poterono assistere al match contro i Red Devils.

Probabilmente per la voglia di rifarsi dopo la delusione della scorsa stagione, ma anche per la grande empatia che c'è con la squadra, i tifosi romanisti hanno preso d'assalto siti e botteghini per dare il proprio appoggio nella partita più importante dell'anno.

Se la sponda giallorossa del Tevere è pervasa da un clima frizzantino, gran parte dei meriti sono di José Mourinho che con le sue dichiarazioni, le conferenze stampa e la gestualità durante le gare è riuscito a creare un forte feeling con la piazza. Ai fattori extra-campo si vanno poi ad aggiungere i risultati sportivi che vedono la Roma ancora in lotta per il quarto posto e - appunto - in semifinale di Conference League. L'unica pecca della sua stagione è l'eliminazione ai quarti di Coppa Italia contro l'Inter (ora finalista).

La sensazione che si respira nella Capitale è che, qualora la Roma non dovesse riuscire a battere il Leicester, la tifoseria rimarrebbe comunque orgogliosa del traguardo raggiunto e omaggerebbe i giocatori a suon di applausi. Questo lo scorso anno non sarebbe potuto succedere e probabilmente bisogna ringraziare José Mourinho.


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