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"Se non mi marcano, io vado": quando Ronaldo è diventato il Fenomeno in un'anonima notte di Compostela

Andrea Gigante
Ronaldo e il gol fenomenale contro il Compostela
Ronaldo e il gol fenomenale contro il Compostela / 90min Italia
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È il 12 ottobre del 1996 e all'Estadio de San Lázaro va in scena la sfida tra i padroni di casa del Compostela e il Barcellona. Per i catalani, quella partita sarebbe stata una semplice formalità, dato che loro lottavano per il primo posto nella Liga, mentre gli avversari annaspavano nelle zone basse della classifica.

Ed effettivamente i blaugrana mettono la gara in discesa, portandosi in avanti di due gol in appena 15 minuti. D'altronde, con una squadra del genere è inevitabile. In cabina di regia, Pep Guardiola e Luis Enrique tengono in mano le redini del gioco; mentre sulla trequarti si scatena tutta la fantasia di Luis Figo, Hristo Stoichkov e Giovanni. Quando in campo ci sono campioni di questo calibro, sai già di vincere.

A dieci minuti dalla fine del primo tempo a rubare la scena è però un ragazzino di vent'anni, un attaccante brasiliano che era arrivato appena qualche mese prima dal PSV Eindhoven. A volere Ronaldo al Barcellona era stato Sir Bobby Robson in persona, il quale lo riteneva una pedina fondamentale per provare a vincere dei trofei.

Bobby Robson
Il Barça di Bobby Robson / Shaun Botterill/GettyImages

All'epoca, nessuno lo chiamava ancora "Fenomeno", ma quello che Ronaldo fece nel 1996 contro il Compostela ha del fenomenale. Probabilmente, è proprio quella rete a far notare tutto il suo talento al mondo del calcio: quella velocità, quella tecnica, quella fisicità così sfacciatamente dominante non sono tipiche di un giocatore normale. Teatro più adatto non poteva che essere la città in cui sono custodite le spoglie di San Giacomo, meta di milioni di pellegrini ogni anno - praticamente un luogo a metà tra il terreno e il divino... proprio come Ronaldo.

Al 36' di Compostela-Barcellona, Ronaldo conquista palla a metà campo e, sapendo che davanti non ci sono compagni, decide di mettersi in proprio. Quindi, abbassa la testa e parte. Quando prende velocità, il brasiliano è imprendibile, c'è chi prova addirittura a tirargli platealmente la maglia pur di abbatterlo, manco fosse un toro scatenato.

Dopo aver seminato un paio di avversari, Ronaldo arriva al limite dell'area. Un difensore gli arriva da dietro, ma lui sposta elegantemente il pallone e se ne sbarazza. Gli uomini da superare diventano due, poi tre. L'attaccante del Barcellona li elude con una finta senza senso e, in piena caduta, stremato al termine di una corsa perdifiato, fa partire un destro basso, forte e angolato sul primo palo che batte il portiere.

Mentre esulta, Ronaldo Nazario apre le braccia, imitando il Cristo di Rio de Janeiro, città nella quale è nato e cresciuto. Non sa di aver appena compiuto qualcosa di divino. Anzi, lui crede di aver fatto una cosa semplicissima. Infatti, il brasiliano non era nuovo a questo tipo di giocate e ai giornalisti che gli chiedevano come mai si lasciasse andare in queste sgroppate, rispondeva con un banale:

"Se nessuno mi marca, io vado"

Le telecamere puntano subito Bobby Robson, tecnico blaugrana che in estate aveva spinto il Presidente del Barcellona a spendere 20 milioni di dollari per strapparlo al PSV. Sir Bobby ha un sorrisetto soddisfatto, il viso di qualcuno che ha appena vinto la sua personalissima scommessa. A fine gara, l'allenatore inglese affermerà:

"Ronaldo è come Pelé da giovane"

In panchina c'è un giovane collaboratore, uno che si occupa di tutto, dalla preparazione dei portieri, allo studio delle partite... c'è addirittura chi crede che sia un traduttore. José Mourinho è sempre stato un grande perfezionista e Robson, che lo aveva avuto come collaboratore al Porto, se l'è portato in Spagna proprio per questo.

Quando allenava il Tottenham, lo Special One ha avuto modo di assistere a un altro grande gol, sempre su una discesa palla al piede. A chi gli chiese di commentare la rete di Heung-Min Son contro il Burnley, il portoghese risponde così:

"Mio figlio lo chiama 'Sonaldo' e oggi è stato davvero 'Sonaldo' perché l'unica cosa che mi è tornata in mente è stato un gol al quale ho avuto la fortuna di assistere al fianco di Sir Bobby Robson. Era Compostela-Barcellona del 1996 e Ronaldo Nazario prese la palla da dietro la linea di centrocampo e segnò un gol simile a quello di Son. È l'unica cosa a cui ho pensato. Un gol incredibile".

Il gol di Ronaldo ha squarciato l'anonima notte di quel Compostela-Barcellona di 25 anni fa. Averlo visto segnare una rete simile in una città che ha un alto valore spirituale ci porterebbe a effettuare paragoni trascendentali. Ed effettivamente quella corsa e quei dribbling di umano non hanno niente. Ma Ronaldo dice di aver fatto una cosa semplice. Certo, per un Fenomeno queste sono cose semplici.


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