Quando il Milan fu ad un passo da David Beckham (ai tempi di Manchester)

Milo Zatti
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C'erano una volta a Milano presidenti di squadre di calcio che influenzavano il mercato della loro compagine in base a delle infatuazioni personali. Se infatti sulla sponda nerazzurra della città meneghina l'ex patron Massimo Moratti ha spesso condizionato il mercato della Beneamata cercando di aggiudicarsi giocatori da cui era affascinato, (El Chino Alvaro Recoba sopra tutti) anche su quella rossonera l'ex presidente Silvio Berlusconi non è stato da meno. Il Cavaliere ha infatti spesso indirizzato il mercato del Milan verso giocatori che gli facevano perdere la testa, con risultati misti: a volte queste infatuazioni hanno condotto a Milano giocatori che hanno fatto la storia del Diavolo come Dejan Savicevic, Alessandro Nesta o Manuel Rui Costa, altre volte invece hanno portato calciatori quasi completamente finiti dei quali si sono potuti ammirare solo gli ultimi lampi di genio, vedi Fernando Redondo, Rivaldo o Ronaldinho.

A quest'ultima categoria appartiene un giocatore che, essendo stato corteggiato a lungo dall'ex Presidente del Consiglio, è infine approdato al Milan solamente verso la fine della sua carriera ma che avrebbe potuto vestire la maglia rossonera molti anni, stiamo parlando di David Beckham. Lo Spice Boy era infatti sulla lista dei deisderi di Berlusconi da molto prima del suo arrivo al Milan nel 2009, quando era ormai trentatrenne e con la tenuta atletica ben inferiore di quella che aveva ai tempi del Manchester United e del Real Madrid.

L'interesse del patron rossonero verso l'inglese si accende per la prima volta nel 2000: il Milan è reduce da un deludente terzo posto, il futuro del tecnico Alberto Zaccheroni non sembra buono ed il Cavaliere sogna un colpo per indirizzare la situazione e stimolare la campagna abbonamenti per la stagione successiva. Berlusconi vuole fortemente un top player: “O riusciamo a prendere uno dei primi cinque giocatori del mondo o stiamo così”, il fedele A.d. Adriano Galliani è con lui. All'epoca i 5 più forti erano: il Pallone d’Oro in carica Rivaldo, l’altro fenomeno del Barcellona, Luis Figo (che passerà poi al Real Madrid per 140 miliardi di lire spezzando il cuore ai tifosi blaugrana), i due top player della Serie A, Zinedine Zidane Francesco Totti, e poi lui, David Beckham, stella del Manchester United, già star mondiale sia dal punto di vista mediatico che puramente tecnico, come testimoniato dal secondo posto ottenuto nella classifica del Pallone d’Oro del 1999.

Il piano per portare Becks a Milano si preannuncia complicato dal punto di visto economico, come tutti i trasferimenti di questo tipo, ma non impossibile. Spunta poi un ulteriore scenario che fa ben sperare il presidente ed i tifosi del Milan: la moglie del calciatore, la famosa cantante Victoria Adams ha intenzione di iniziare la carriera da solista dopo lo scioglimento delle Spice Girls. La suggestione sembra diventare realtà: David in campo a San Siro e Victoria su Canale 5 con uno show dedicato a lei, una combinazione perfetta. Ad alimentare le speranze ci si mette anche l'allenatore dei rossoneri Alberto Zaccheroni che commenta: "Beckham è un grande giocatore, il più bravo di tutti a crossare", pregustandosi già la qualità dei cross dell'inglese per la testa dell'ariete rossonero Oliver Bierhoff, anche qui, una combinazione perfetta. Mancano ancora due anni all'uscita del celebre film con Keira Knightley ma a Milano (sponda rossonera) in molti stanno già "sognando Beckham".

Dalle speranze e le parole si passa poi ai fatti: a metà luglio il Milan è in trattativa con il Manchester United per vedere se effettivamente si può riuscire a portare Becks a Milano facendo felice presidente e tifosi. Le cifre che girano sono da capogiro per l'epoca: si parla di un’offerta da 120 miliardi di lire per il cartellino del giocatore e di quasi 6 miliardi di ingaggio, il trasferimento è anche ampiamente caldeggiato (e finanziato) da Adidas, sponsor sia del Milan che di Beckham. Sulla strada ci sono però ostacoli non da poco: il mitico allenatore dei Red Devils, Sir Alex Ferguson lo considera incedibile, il presidente della formazione inglese, Martin Edwards è con lui e chiude la faccenda con un comunicato ufficiale che porta anche Galliani ad arrendersi nonostante la volontà del giocatore di vestire i colori rossoneri. L'ex A.d. del Diavolo dirà a riguardo: “Il Milan può compiere un salto di qualità decisivo soltanto se arriva uno di questi tre giocatori: David Beckham del Manchester United, Rivaldo e Figo del Barcellona. Abbiamo sentito anche oggi il Manchester: non lo vuole proprio dare. Beckham non riesce a svincolarsi. E noi siamo rispettosi della volontà del Manchester”.

Il Milan quindi si arrende all'ostinazione dei Red Devils e cambia rotta: dopo aver tentato di puntare tutto ancora su Rivaldo, i rossoneri si dovranno accontentare dell'arrivo del solo Fernando Redondo dal Real Madrid, eletto miglior centrocampista della Champions League nella stagione 1999/2000. L'esperienza dell'argentino a Milano inizia però subito malissimo con l'ex giocatore delle merengues che subisce si infortuna gravemente già nel precampionato. Brutto segno per una stagione che effettivamente si rivelerà deludente con i rossoneri che saranno eliminati alla seconda fase a gironi della Champions League, (al tempo dopo la prima fase a gironi ne seguiva una seconda) cosa che costerà la panchina a Zaccheroni.

Nonostante la delusione Beckham resta però ancora sulla lista dei desideri del Milan e quando nel 2003 si arriva alla fine del rapporto tra lo Spice Boy e il Manchester United i rossoneri rimangono in agguato. Dopo aver visto molte pretendenti ritirarsi, tra cui Juventus ed Inter, la corsa per aggiudicarsi il giocatore si focalizza sull'asse Barcellona-Madrid-Milano con il candidato alla presidenza e futuro presidente balugrana Joan Laporta che lo promette in caso di vittoria nelle elezioni e con i galacticos che lo vogliono per dare ulteriore lustro alla propria rosa.

La Beckham-mania ritorna a farsi sentire in casa Milan ma la richiesta del Manchester United spegne subito gli entusiasmi: Beckham verrà ceduto solo in cambio di Andriy Shevchenko. Per il Diavolo è però impossibile privarsi del suo Zar che solo pochi giorni prima gli ha regalato la sesta Champions League della sua storia trasformando proprio la casa di Becks, l'Old Trafford nel teatro dei sogni. Ancora una volta, quindi niente da fare, l'inglese non approderà a Milano. Le parole di Berlusconi a riguardo questa volta sanno proprio di chiusura sulla faccenda: "Conosco molti modi migliori per spendere il denaro che acquistare il signor Beckham". Solo pochi giorni dopo lo Spice Boy firma un contratto milionario con il Real Madrid.

La faccenda rimane chiusa per molto tempo fino a che nel gennaio del 2009 l'A.d. Galliani riesce finalmente a portare l'inglese in prestito al Milan dal Los Angeles Galaxy. Esulta il presidente Berlusconi che dopo tante tribolazioni riesce a vedere Becks in maglia rossonera, dirà a riguardo: "E' stata una sorpresa anche per me, è stato il cadeau di Galliani".

Beckham rimarrà in prestito al Milan per un periodo complessivo di un anno (6 mesi tra gennaio e giugno 2009 ed altri 6 mesi tra gennaio e giugno 2010) nei periodi di pausa della MLS. In questo periodo la forma fisica dell'inglese non è più quella di un tempo e il giocatore non riesce a scendere in campo con regolarità ma nonostante tutto riesce ancora a far vedere il suo grande talento e la sua grande classe regalando al presidente ed ai tifosi del Milan la gioia di vederlo, anche se per poco, in maglia rossonera. A Berlusconi rimane però il rammarico di non essere riuscito a vederlo giocare nel Milan all'apice della sua carriera.


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