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Prudenza con Soulé: la posizione di Allegri è condivisibile?

Antonio Parrotto
Matias Soule
Matias Soule / Jonathan Moscrop/GettyImages
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Matias Soulé, classe 2003, non ha ancora esordito in prima squadra e sta già facendo discutere. Il giocatore, di nazionalità argentina ma con il doppio passaporto, è stato convocato dal c.t. Scaloni per essere valutato, insieme ad altri giovani, nella Seleccion. Il giocatore ha 10 presenze in Under 23, la seconda formazione bianconera che milita in Serie C, e solo una panchina, a Napoli, con la prima squadra della Juventus.

C'è già chi lo vorrebbe in prima squadra, specie dopo la convocazione con l'Argentina. Ma Max Allegri ha subito posto un freno, creando il dibattito, non tanto sul caso Soulé ma più in generale sulla gestione e la crescita dei giovani.

Juventus v Zenit St. Petersburg: Group H - UEFA Champions League
Massimiliano Allegri / Stefano Guidi/GettyImages

"Ora non iniziate a dire che è da Pallone d'Oro. La seconda squadra è importante, anticipa la crescita dei ragazzi. Poi dalla seconda squadra, dalla Lega Pro, i ragazzi devono passare attraverso la B facendo molte partite, poi una A media-bassa. E poi dopo arrivare, e a quel punto lì valuti se il ragazzo può stare nella Juventus o giocare in Serie A, in altre squadre. Questo è il percorso deciso per i ragazzi da quest'anno. Fagioli, Ranocchia... sono in B e giocano ogni domenica. Altrimenti perdono tempo. Purtroppo i ragazzi di oggi, e qualcuno mi darà addosso e sarò bastian contrario, sbagliano se vogliono mandarli a giocare subito in Serie A o mandarli dalla Juventus ai margini della squadra - facendo mezza partita, o una partita - in un'altra di Serie A. Poi magari non giocano e perdono un altro anno. A calcio bisogna giocare, poi se uno è bravo viene fuori. Per questo devono fare un percorso. E questo vale per tutti. Ecco perché tanti giovani si perdono per strada. Gli mettiamo nella testa che dopo 30 minuti nelle big, hanno possibilità di giocare in Serie A. Si dice: invece della Juve, mandiamoli a Sassuolo, Venezia, Empoli! E poi non giocano. E perdono un altro anno. E si perdono per strada. E vengono avanti giocatori che arrivano dalla Lega Pro, Serie B, Serie A. Come si faceva 30 anni fa. Ma ora è tutto evoluto, sono mode. Ma le mode... ripeto: il vestito grigio, il vestito blu non passa mai di modo, a quadri sì, a pois sì, a quadri più piccoli... La crescita dei singoli dei giocatori dev'essere quella. Inutile che inventano. Non s'inventa nulla" il monologo di Max Allegri sulla questione.

Opinione condivisibile? In tanti si sono scatenati sui social, criticando il tecnico per avere una visione antica. In effetti, l'Italia, per quanto riguarda i discorsi sui giovani, è molto indietro. Spesso in tanti si riempiono la bocca sui progetti, sui giovani, sui talenti delle giovanili, ma i fatti li fanno davvero in pochissimi. La visione e la versione di Allegri non è del tutto sbagliata ma andrebbero fatti dei distinguo. Ci sono giovani e giovani. "Ci sono le categorie" per citare lo stesso Max. Perché ci sono i giovani bravi e i giovani meno bravi, ci sono quelli già pronti per lavorare, annusare, giocare qualche minuto in prima squadra e ci sono quelli che hanno bisogno di andare altrove per forgiare il carattere, per maturare, giocare con continuità, credere maggiormente nei propri mezzi. Poi, inevitabilmente, vince il più forte. Come in natura. E' selezione naturale.

Matias Soule
Matias Soulé / Jonathan Moscrop/GettyImages

Ma i club devono essere bravi ad accompagnare i giovani. Soulé, ad esempio, potrebbe non aver bisogno di andare in giro per l'Italia, prima in C, poi in B, poi in A in una medio-piccola, mentre Sekulov (altro nome a caso, non ce ne voglia) potrebbe aver bisogno di questo giro. A Fagioli, ad esempio, potrebbe bastare quest'annata in B. Non è un Paese per giovani. Già lo sapevamo. Ma bisogna distinguere. Sempre. Non tutti i giovani sono uguali.


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