Serie A

Quali sono le proprietà straniere nella Serie A 2021-22 (e nelle serie minori)?

Marco Deiana
Le proprietà straniere in Italia
Le proprietà straniere in Italia / 90min Italia
facebooktwitterreddit

Saranno sette le proprietà straniere ai nastri di partenza della Serie A 2021-22. A questi bisogna aggiungere altre sei proprietà straniere in mano a club delle categorie minori. Il dato abbastanza evidente è che un club su tre del massimo campionato italiano è in mano a proprietà straniere. Un dato che può essere letto sia in maniera positiva che in maniera negativa.

Infatti se da un lato abbiamo perso il fascino del romanticismo, con proprietari di club spesso tifosi della squadra, dall'altra abbiamo - forse - guadagnato un po' di stabilità economica (non sempre), qualche idea in più e diverse culture diverse dal punto di vista sportivo e strategico.

Quali sono le squadre di Serie A con la proprietà straniera?

Ho già scritto che ben sette società di Serie A sono in mano a proprietari non italiani. Ma c'è di più. Di queste sette, ben cinque hanno la proprietà statunitense. Il calcio negli Stati Uniti non è lo sport principale del Paese, e anche se la crescita costante della MLS sta portando sempre più investimenti nel calcio, siamo lontani anni luce dal calcio europeo. Probabilmente - ma non solo - per questo motivo sono tanti gli imprenditori pronti a buttarsi in una avventura europea, in questo caso in Serie A.

Ah, il sesto club è in mano ad una proprietà canadese. Siamo sempre lì, in zona USA. La settima proprietà straniera invece è cinese (forse ancora per poco?).

Partiamo in ordine alfabetico con il Bologna di Joey Saputo, imprenditore canadese attivo nell'industria casearia. Ha in mano il club emiliano dal 2014 e la sua famiglia ha un patrimonio stimato in circa 5,7 miliardi di dollari (dati Forbes, dell'aprile 2021). La proprietà canadese ha dato stabilità e ha in mano il progetto per la ristrutturazione dello stadio Dall'Ara.

Uno dei volti nuovi (ma con le idee chiare) è quello di Rocco Commisso: l'imprenditore italo-americano ha acquistato la Fiorentina dalla famiglia Della Valle nell'estate 2019, dando subito vita ad un progetto di espansione del club con la costruzione del centro sportivo della squadra viola e gettando le basi per la costruzione di uno stadio di proprietà, anche se non mancano ad oggi gli ostacoli. Il suo arrivo ha portato entusiasmo ma non risultati concreti dal punto di vista sportivo. È proprietario di Mediacom, azienda fornitrice di TV via cavo negli Stati Uniti e il suo patrimonio si aggira intorno ai 7,2 miliardi di dollari. È proprietario anche del club statunitense New York Cosmos.

Rocco Commisso
Rocco Commisso / Gabriele Maltinti/Getty Images

A seguire troviamo la famiglia Zhang che ha in mano la proprietà dell'Inter. Tramite Suning (ora il marchio non è più nelle loro mani). Dopo aver acquisito la proprietà nerazzurra nell'estate 2016, la proprietà cinese ha riportato la squadra in Champions League e al termine della scorsa stagione ha riportato il titolo di Campione d'Italia nella bacheca interista. Alcuni recenti sviluppi nel territorio cinese (stop agli investimenti nel calcio fuori dalla Cina, per essere brevi) hanno creato non poche difficoltà alla proprietà nella gestione del club, tanto da ritrovarsi costretti a chiedere un prestito ad un fondo americano Oaktree. Questo prestito, se non restituito, porterebbe all'addio della famiglia Zhang. Secondo Forbes, il patrimonio della famiglia Zhang ad inizio 2021 era di circa 7,4 miliardi di dollari.

Chi è passato dalle mani cinesi di Yonghong Li a quelle americane del fondo Elliott è il Milan. Gli americani hanno in mano il club rossonero dall'estate 2018, dopo la mancata restituzione da parte dell'imprenditore cinese del prestito da circa 300 milioni di euro. Il fondatore del fondo (e scusate il gioco di parole) è Paul Singer e ha imposto una serie di limitazioni per riportare stabilità economica all'interno della società. Addio a spese pazze sugli ingaggi, spazio ai giovani (o almeno Under 25). Così il Milan è tornato in Champions League e sta risistemato le casse societarie.

Nell'agosto 2020 la Roma è passata nelle mani della famiglia Friedkin, passando da una proprietà statunitense (James Pallotta) ad un'altra. I Friedkin si occupano della distribuzione delle auto Toyota su gran parte del mercato USA e hanno un patrimonio stimato in circa 4,1 miliardi di dollari.

Dan Friedkin, Ryan Friedkin
Dan e Ryan Friedkin / Silvia Lore/Getty Images

Un'altra proprietà statunitense in Serie A è quella dello Spezia, con Robert Platek patron del club ligure. L'acquisizione è avvenuta ad inizio 2021 con l'addio del noto e ricco imprenditore italiano Gabriele Volpi a favore dell'imprenditore americano, partner di MSD Capital che è nata con l'obiettivo di gestire il patrimonio di Michael Dell, ossia il padrone della Dell, l'azienda che produce - tra le altre cose - computer. Ha deciso di entrare nella Serie A dopo aver acquistato le quote di Casa Pia in Portogallo e sul Sonderjysk in Danimarca. È stato ad un passo dall'acquisizione del Sunderland.

Il cerchio si chiude con il Venezia, neo promosso in Serie A, in mano alla VFC Newco 2020 LLC, un gruppo di imprenditori statunitensi che ha deciso di prendere in mano il 100% della società da Tacopina. Il presidente del club veneto è Duncan Niederauer, un importante dirigente americano che vanta un patrimonio personale di poco più di un miliardo di dollari. È al Venezia già dal 2015 quando (insieme a Tacopina) rilevò il club in Serie D.


Le altre proprietà straniere in Italia

Se scendiamo di categoria, troviamo altri club con proprietà non italiane. Partiamo dal Parma, retrocesso in Serie B nell'ultima stagione, in mano alla Kraus Group dall'estate 2020. La gestione del club è in mano a Kyle Kraus. La sua famiglia ha un patrimonio stimato in circa 3 miliardi di dollari.

Rimanendo sempre in Serie B, il Como ha la proprietà più ricca di tutta Italia. La squadra lombarda è in mano alla famiglia indonesiana Hartono (con i fratelli Robert e Michael) tramite la società londinese Sent. I due fratelli Hartono hanno un patrimonio da circa 40 miliardi di dollari.

Il Pisa invece ha una proprietà per metà russa e per metà statunitense. Infatti il proprietario Alexander Knaster è nato in Russia, trasferendosi ancora minorenne negli USA. Viene definito un imprenditore poliedrico e ha un patrimonio personale di 2,2 miliardi di dollari.

In Serie B c'è anche la SPAL, ormai in mano all'americano Joe Tacopina, un importante avvocato che ha fatto un po' di shopping di club in Italia. È stato infatti tra i soci del Bologna con Saputo e ha fatto parte della cordata di DiBenedetto entrando a far parte della Roma. Ha legato il suo nome anche al Venezia e a gennaio 2021 è stato ad un passo dal Catania. Operazione saltata dopo aver firmato il preliminare per contrasti con la proprietà. E ora l'avventura a Ferrara: preliminare di acquisizione firmato a metà luglio e chiusura definitiva due giorni prima di Ferragosto.

Passando alla Serie C invece troviamo un Padova in mano all'imprenditore francese Joseph Oughourlian. La scalata nel club veneto è iniziata nel 2017 rilevando il 20% del club, aumentando la propria quota anno dopo anno fino al 2019 quando ha raggiunto la maggioranza piena con l'85% delle quote del Padova. È a capo anche del Lens (in Francia) e del Millonarios (in Colombia). Oughourlian gestisce il club tramite la società J4A Holdings II S.à r.l.

Rimaniamo in Serie C e andiamo un po' più a sud dove troviamo il Campobasso in mano in parte al fondo svizzero Halley Holding e in parte in mano al newyorkese - di origini italiane - Matt Rizzetta tramite la North Sixth Group, che ha espresso pubblicamente la sua intenzione di acquisire la maggioranza delle quote del club.

E infine la Triestina, sempre in Serie C, di proprietà dell'australiano Mario Vittorio Biasin, patron della Metricon Home Builders, azienda che ha costruito oltre quattromila case tra Melbourne, Brisbane e Sidney. Ha in mano anche le quote del Melbourne Victory, club della A-League australiana. L'imprenditore australiano nel 2016 ha salvato la Triestina dal fallimento versando la cauzione di 100mila euro e accollandosi i 300mila euro di debiti.

facebooktwitterreddit