Pjanic si racconta: l'addio alla Juve, la difesa di Allegri e il rimpianto Milan

Il bilancio del bosniaco sul proprio percorso in Serie A, tra soddisfazioni e rimpianti.
Pjanic
Pjanic / Juan Manuel Serrano Arce/GettyImages
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Tante esperienze di primo piano, in Italia e non solo, e la voglia a questo punto di concedersi un bilancio sulla propria carriera: Miralem Pjanic, al Corriere dello Sport, si è soffermato sulle varie fasi della propria storia calcistica e lo ha fatto senza nascondersi dietro a frasi di rito, ammettendo anche qualche rimpianto e qualche scelta che - a posteriori - avrebbe evitato di fare o avrebbe compiuto in modo diverso. Queste le parole del centrocampista:

Rimpianto Barcellona e riferimento al Milan: "Se avessi saputo della crisi finanziaria che stava attraversando non sarei andato, visto che avevo ricevuto altre offerte importanti. Il Barça era il mio sogno, aggiungo che Koeman non era all’altezza di un club così prestigioso. Ho un rimpianto, non aver vinto la Champions con la Juventus. Anzi, i rimpianti sono due: non aver giocato nel Milan, l’ho sempre trovato affascinante".

Sul Napoli: "Avevo avuto qualche contatto in passato, ma non siamo mai andati fino in fondo. Sarebbe stato bellissimo giocare a Napoli, è un posto strepitoso. Il sentimento che i tifosi hanno per la squadra è incredibile, come a Roma dove ho trascorso cinque anni indimenticabili".


Periodo alla Roma: "Sono rimasto cinque anni, ma già in precedenza avevo rifiutato tante opportunità. La Juventus mi voleva già alla fine del terzo anno, rifiutai perché sentivo di dover dare ancora qualcosa, volevo provare a vincere con la Roma. Non ci siamo riusciti, così ho deciso di provare altro. L’ho fatto soffrendo, ma sapevo che quella era la decisione giusta. Mi cercava anche il Psg, sono andato alla Juve e non ho rimpianti. La Roma comunque resterà sempre nel mio cuore. A proposito, glielo dico subito: non avevo alcun dubbio su Daniele".

Su Allegri: "È tornato alla Juve dopo che al 99%, e lo so per certo, stava per chiudere con il Real Madrid. Per lui la Juve è importantissima. Tutto quello che è successo al club ha inciso sulle scelte e sulle prestazioni della squadra, per questo mi sembra impossibile attribuire a Max le colpe di un rendimento non sempre esaltante. Allegri rimane Allegri, uno dei più vincenti e tanti club lo vorrebbero in panchina. Ha fatto il massimo fino a questo momento e non penso sia colpa sua se ci sono stati dei periodi negativi. In questi ultimi anni ha perso giocatori importanti".

Su Dybala: "Paulo è uno dei calciatori che più ho amato in campo, tra i più forti con i quali ho giocato. È tra i migliori tre del campionato, è un giocatore stratosferico. Sente il calcio, sa di calcio, ci capivamo a occhi chiusi. Esiste una Roma con Dybala e ce n’è una senza: due squadre completamente diverse. Non solo per i gol, ma anche per le occasioni che crea. I suoi passaggi non sono mai banali, e li fa a occhi chiusi. Per qualità tecniche e talento si diceva la stessa cosa quando la Roma aveva Totti. C’era una Roma con Checco e una senza. Spero che la proprietà faccia di tutto per trattenerlo. Sento spesso Paulo, è molto contento di Roma e della Roma, non faccio fatica a capire".

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