Milan

Pioli: "Impressionato dalla serenità di Gazidis, la sua forza sarà anche la nostra. Il mondo Milan è con lui"

Stefano Bertocchi
Stefano Pioli
Stefano Pioli / Claudio Villa/Getty Images
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In occasione di un evento speciale con BMW, uno degli sponsor del Milan, Stefano Pioli ha concesso una lunga intervista, affrontando diversi temi. Ecco le dichiarazioni principali del tecnico rossonero:

Stefano Pioli
Stefano Pioli / Claudio Villa/Getty Images

Che rapporto hai con questa città? 
“Milano è una bella città, moderna, viva, all’avanguardia. Zone preferite? Mi piace molto camminare, alla sera esco a cena con mia moglie e ci piace andare nella zona centro a piedi”.

Un parallelo BMW-Milan, due grandi marchi.
"Assolutamente sì, sei consapevole di avere a disposizione qualcosa di prestigioso, di importante. Ti stimola, ti motiva a dare il massimo”.

Essere allenatore ed essere sempre in movimento ti ha cambiato? 
“Assolutamente sì, il nostro modo di viaggiare è particolare. Quando viaggiamo nel pre partita non vediamo niente, siamo concentrati sulla partita. Abbiamo abitudini consolidate quindi ad esempio se andiamo a giocare a Roma, Napoli o Torino difficilmente esco dall’albergo. Per fortuna mia moglie è un’amante dei viaggi, mi ha permesso non dico di girare tutto il mondo, che è comunque una cosa che abbiamo in mente di fare in futuro, ma di visitare tanti posti bellissimi. Mia moglie è più per i monumenti, le chiese, le strade, invece a me piace viaggiare per vedere le persone. Magari lei va dentro la chiesa, io rimango fuori per guardare le loro abitudini, cosa fanno, come si vestono. Mi piace andare anche in posti poco conosciuti per capire come si comporta la gente comune”.

Nel tuo calcio prendi qualcosa dal basket? 
“Io sono amante dello sport ad alto livello di qualsiasi genere. Ad alti livelli si può prendere sempre qualcosa a livello di motivazione o anche a livello tecnico. Qualcosina ho provato a portarlo dal basket ma sono due sport molto diversi. Però magari sulle palle inattive qualcosa possiamo averlo portato via”.

Dopo il ciclismo e il basket? 
“Il tennis. Berrettini mi ha entusiasmato, ma anche Sonego come Musetti, Sinner, Fognini. Abbiamo tennisti di alto livello. Quest’estate c’è stato il binomio dell’Italia agli Europei con Berrettini, secondo me hanno trasmesso la faccia bella dell’Italia. Al di là dell’aspetto tecnico tattico in cui sicuramente Mancini ha fatto molto bene io ho apprezzato come i giocatori si guardavano tra di loro e come guardavano Mancini, e lo sguardo di Berrettini così determinato ma anche sereno. È un’estate che dal punto di vista sportivo ci ha regalato emozioni ed atteggiamenti positivi, ne avevamo bisogno. Non è stato solo un aspetto calcistico, c’è stata un’empatia tra di loro che ci ha coinvolto tutti. Avevamo bisogno di festeggiare insieme dopo tanti mesi chiusi in casa. Tutti abbiamo sofferto per questa pandemia”.

Tutti gli allenatori vorrebbero poter contare su questa magia? 
“Tutti partiamo con ambizioni molto grandi, ma possiamo ottenerle solo se noi stessi ci mettiamo a disposizione del gruppo. Se riusciamo a rinunciare a qualcosa per noi stessi e metterlo a disposizione del gruppo allora abbiamo grandi possibilità di ottenere quello che vogliamo e anche di più. In ogni partita c’è un momento in cui devi soffrire e aiutare il compagno, e se non sei così generoso e non ti senti di appartenere ad un gruppo poi l’obiettivo viene meno. Se fai mezzo metro in meno, se fai una corsa in meno, se dici una parola in meno poi lo paghi. Adesso il limite tra vincere e perdere una partita è davvero sottile, se ci metti qualcosa in più hai possibilità di vincere”.

Rinunciare a qualcosa che ti appartiene per darla al gruppo fa parte dello stile Milan? 
“Io devo dire che lo stile Milan e il senso di appartenenza che respiriamo e viviamo tutti i giorni a Milanello è ormai dentro di noi. È vero che va sempre coltivato, stimolato, riacceso, ma c’è sempre questa forza e spirito di gruppo, anche vedendo i nuovi ragazzi: Giroud, Maignan… Sono tutti ragazzi che hanno valori importanti e sono persone di spessore. Poi chiaramente non si può avere solamente belle persone e giocatori normali, noi dobbiamo abbinare certi valori morali a qualità tecniche sempre importanti. È presto per dire dove possiamo arrivare, l’importante è essere ambiziosi. Dobbiamo esserlo, sapendo che le difficoltà ci saranno, ma se hai grandi ambizioni gli ostacoli puoi superarli. Credo che questo gruppo abbia una grande voglia di far bene e di rendere onore alla maglia che indossiamo”.

Essere allenatore è anche essere un po’ un padre? 
“Nella mia visione sì, soprattutto nei miei giocatori sottolineare i comportamenti, gli atteggiamenti… Chiaramente a 18 anni non puoi avere ancora tutto ben definito su come ti devi comportare, da professionista e da persona. Tutto quello che loro stanno pensando di fare io l’ho già fatto 30 anni fa, cercare di dargli dei consigli su delle situazioni che possono affrontare credo che possa aiutarli a farli crescere. I nostri ragazzi hanno 20 anni, ma se ci pensi il nostro ambiente ti fa crescere in fretta e quindi ti sembrano più adulti. Ma poi quando ci vai a parlare sembrano davvero ragazzi di 19-20 anni, con i loro pensieri e le loro preoccupazioni. Poi sembrano sempre così spavaldi ma non è sempre così. Ma poi lavorare e vivere questa realtà come il Milan e queste pressioni per un ragazzo giovane non è così semplice. Avere persone che possano aiutarti a superare queste difficoltà può essere utile”.

Che cosa ha provato Stefano Pioli di fronte alle parole di Ivan Gazidis? 
“Sono rimasto impressionato dalla sua serenità, la sua forza sarà anche la nostra forza. Vederlo così determinato, sereno e convinto di poter affrontare questa battaglia e di poterla vincere ci sta dando un’emozione che sentiamo. Tutto il mondo del Milan è con Ivan perché è uno di noi e noi siamo una famiglia, sa che adesso stiamo pensando a lui. Forza Ivan!”.


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