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Pioli 2025: le tappe principali del suo percorso come tecnico del Milan

Simone Catanzaro
Stefano Pioli
Stefano Pioli / Nicolò Campo/GettyImages
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Archiviata la sconfitta contro il Torino, in casa Milan è tempo di rinnovi. Stefano Pioli ha ufficialmente prolungato il suo contratto fino al 2025 con annesso adeguamento dello stipendio, diventando così uno degli allenatori più longevi della storia rossonera. Arrivato nel 2019 al posto di Giampaolo, Pioli ha guidato i rossoneri prima verso un ritorno in Champions League che mancava da sette anni e successivamente verso la conquista dello Scudetto che mancava da ben undici anni. Oltre ad aver lanciato tanti giovani poi definitivamente esplosi sempre sotto la sua gestione.

Risultati, gioco e una forte identità: le tappe del successo del Milan di Pioli

Fin dal suo arrivo in rossonero, Pioli ha cercato di dare - anzi ridare - alla squadra un'identità chiara e riconoscibile, lavorando molto sulla testa più che sui piedi dei calciatori, almeno inizialmente. Un gioco più spregiudicato, più libero e meno legato a schemi predefiniti era la prima differenza con il Milan di Giampaolo, ma nonostante ciò ancora i risultati faticavano ad arrivare. E di conseguenza anche le prime critiche non sono tardate. Un momento non ancora del tutto felice, arrivato all'apice con quel 5-0 di Bergamo. Da quel momento - presumibilmente il punto più basso della storia recente rossonera - il Milan cambia passo, provando a dare una scossa con l'arrivo di Kjaer e il ritorno di Ibrahimovic. La cura Ibra però non porta da subito i risultati sperati, anche se qualche segnale di ripresa comincia a vedersi.


Il lockdown

Durante il lockdown i rossoneri si compattano ancora di più, cementificando il senso di gruppo. Dalla ripresa del campionato i rossoneri hanno un cambiamento radicale nel gioco e nei risultati: una squadra convinta e sicura dei propri mezzi scende in campo con l'idea di poter battere qualunque avversario incontri sulla propria strada. E cosi è. Fino al quinto posto in classifica conquistato al termine del campionato, a seguito di una grande rimonta che vedeva i rossoneri partire da ben più lontano.


L'ombra di Rangnick

Non è tutto rosa e fiori nel rapporto tra Pioli e il Milan, o meglio tra il Milna e Pioli. Come detto il 5-0 contro l'Atalanta è stato un po' lo spartiacque della ripresa rossonera, ma è stato anche il momento in cui Gazidis ha cominciato a riflettere in maniera importante su un nuovo, possibile cambio in panchina a fine stagione, puntando su Ralf Rangnick, plenipotenziario della galassia RedBull e fautore di grandi successi con il Lipsia. Questa notizia ovviamente provocò grandi malumori in casa rossonera, uno su tutti quello di Boban, succesisvamente licenziato a causa di una forte differenza di vedute proprio con Gazidis. Una notizia, quella del possibile arrivo di Rangnick, che ha comunque destabilizzato tutto l'ambiente rossonero. Tranne uno, proprio colui che era messo in discussione, ovvero Stefano Pioli. Il tecnico emiliano ha continuato a lavorare duramente per migliorare la situazione in classifica e i risultati gli hanno dato ragione, conquistando - anzi riconquistando - la fiducia della proprietà.


Il ritorno in Champions League

Un'altra tappa fondamentale nel successo del Milan di Pioli è stata senza dubbio il ritorno in Champions League nella stagione 2020/21, a sette anni di distanza dall'ultima volta. Un girone di andata praticamente perfetto, al punto da consegnare ai rossoneri il titolo virtuale di "campioni d'inverno", ha lasciato spazio ad un girone di ritorno meno brillante e dove l'Inter di Conte si è aggiudicata il titolo di Campione d'Italia, con i rossoneri al secondo posto. E un coro, diventato ormai virale ovunque, dedicatogli durante quasi tutta la stagione, il celebre "Pioli is on fire".


La vittoria dello Scudetto

Il momento più bello che ha senza dubbio coronato la parabola ascendente del Milan di Pioli è stato la vittoria del diciannovesimo Scudetto, undici anni dopo l'ultima volta. Uno Scudetto figlio di programmazione, gestione ottimale di una rosa giovane e per larghi tratti inesperta e soprattutto entusiasmo. Sì, perchè il grande merito di Pioli è stato quello di ridare entusiasmo ad un ambiente spento e logorato da anni di sconfitte e momenti difficili da sostenere.


Tra addii difficili da gestire, come quelli di Donnarumma, Calhanoglu e Kessié e tanti giovani lanciati e autori di una crescita incredibile, Tonali e Leao su tutti, Pioli insieme a Maldini e Massara è stato senza alcun dubbio l'artefice di questa risalita dei rossoneri.

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