Juventus

Perché riusciamo a immaginare Giorgio Chiellini come dirigente

Youssef Fadili
Juventus v FC Internazionale - Coppa Italia Final
Juventus v FC Internazionale - Coppa Italia Final / Danilo Di Giovanni/GettyImages
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La sconfitta ai supplementari nel derby di Coppa Italia con l'Inter ha messo la parola fine alla difficile stagione della Juventus. I bianconeri chiuderanno settimana prossima il percorso segnato dal calendario, che regala alla piazza due impegni di grande valore (Lazio e Fiorentina) ma dal significato assente. La Champions già ottenuta ed i quattro punti di distanza dal Napoli lasciano la società piemontese in un limbo in cui non si può scendere e difficilmente si può salire. Gli ultimi confronti tra Stadium e Firenze diventano così soprattutto la passerella di addio per chi il prossimo mese svestirà la casacca a strisce per abbracciare un nuovo capitolo del proprio futuro.

Il futuro di Chiellini

La lista dei partenti è lunga e potrebbe allungarsi ancor di più se prendessimo in considerazione chi in estate potrebbe lasciare la Juve tramite mercato. Ci sono anche però delle questioni irrisolte, come quella di Federico Bernardeschi, un giorno più vicino ed uno più lontano dalla permanenza alla Vecchia Signora. Non è però questo il caso dell'attuale capitano bianconero, quel Giorgio Chiellini che ha abbandonato l'ultima finale di Coppa Italia della sua carriera tra meritati applausi e fischi rivedibili (solo da una parte della tifoseria avversaria, non siamo qui a generalizzare).

L'addio del difensore classe 1984 chiude un'altra finestra di quel ciclo decennale che ha avuto come punto di forza la solidità della BBC difensiva e che vede ora Bonucci come ultimo sopravvissuto del gruppo. È ben noto, però, che la storia d'amore tra la Juventus ed il Gigante Buono ora in direzione MLS non ha ancora trovato la sua conclusione definitiva, aprendo a possibili seconde strade di ritorno dall'America. Non è difatti una sorpresa la volontà di Chiellini di ritornare ad essere determinante per la Juve, come ribadito anche dopo aver raccolto la medaglia d'argento dell'Olimpico: "Mi piacerebbe rimanere qui e fare con grande calma un percorso da dirigente".

Giorgio Chiellini, Manuel Locatelli
Giorgio Chiellini of Juventus Fc (L) embraces Manuel... / Marco Canoniero/GettyImages

Il profilo giusto

Al momento le sue dichiarazioni appaiono però più come promessa che come presagio di un prossimo futuro. Chiellini non ha difatti ancora appeso le scarpine al chiodo, spinto dal desiderio di conoscere il gioco del calcio anche al di fuori del continente europeo. Un'esperienza questa che potrebbe arricchire il suo bagaglio culturale, avendo grosse "conseguenze" sulla sua linea di pensiero. La MLS non è per il campione europeo l'ultima possibilità per visitare un calcio diverso da quello di casa nostra, ma anche una ghiotta chance per confrontarsi con realtà imprenditoriali che possano con la loro casistica insegnargli qualcosa di nuovo prima del ritorno a Torino. L'alternativa unica ad una mancata MLS potrebbe essere quella di prendere un anno sabbatico dal calcio per impegnarsi maggiormente nella crescita come valido elemento da aggiungere al settore dirigenziale, resta però questo un piano B.

Il confronto con realtà molteplici e variegate, sorrette da diverse impostazioni manageriali e gestionali, non può che tornare utile al capitano bianconero, aggiungendo una ciliegina sulla torta delle conoscenze che l'italiano ha maturato nel corso degli ultimi anni. Quando parliamo di Chiellini, infatti, non bisogna dimenticare di essere in presenza di un due volte laureato: nel 2010 in Economia e Commercio all'Università di Torino; nel 2017, sempre all'Università di Torino, in Business Administration. Il curriculum, almeno in partenza, parla per sé. Il centrale toscano non è quindi uno sprovveduto a voler intraprendere su due piedi una carriera dirigenziale delicata, ma si presenta all'appuntamento quantomeno con una conoscenza accademica eccellente. Resta da ottenere l'esperienza pratica di quanto appreso, ma quella arriverà solo il tempo e l'allontanamento dai terreni di gioco.

Giorgio Chiellini, Marcelo Brozovic, Felipe Caicedo
Juventus v FC Internazionale - Coppa Italia Final / Jonathan Moscrop/GettyImages

Una questione di carattere

Dove il capitano della Juve sembra già non peccare è il carattere. Chiellini non ha mai avuto particolari problemi ad esprimere il suo pensiero anche davanti a decine di giornalisti pronti a pendere dalle sue labbra o a strumentalizzare le sue parole. L'apertura ad una fase finale di Serie A basata sui playoff, un ragionamento senza nascondersi sul caldo tema della Superlega e non solo, il difensore sembra già ora in grado di trasportare davanti ai microfoni quel carattere che lo ha contraddistinto in campo. Non sembrano apparire in prima riflessione problematiche anche per quanto riguarda l'aspetto interno all'ambiente bianconero, una realtà che conosce e lo conosce (meno da dirigente, ma anche li ci sarà tempo per cambiare la base di confronto).

Quello che spinge, infine, Chiellini ad essere il perfetto profilo per la Juventus è la personalità e la simbiosi con il marchio e la storia bianconera. Giorgio per anni ha incarnato l'esempio di atleta che non si arrende dinanzi alle difficoltà, abbracciando il celebre motto "fino alla fine". Ha rappresentato il simbolo di una juventinità radicata e vincente, raccogliendo lo scettro caduto a Del Piero dopo il suo commovente addio, a cui è mancata un solo passo per entrare nell'Olimpo degli Dei del Calcio. È un lavoratore instancabile, pronto a trovare una strada per riparare ai suoi errori senza trovare alibi o scusanti, anche con furbizia quando necessario. Tutte caratteristiche che lo aiuteranno al suo ritorno in bianconero, che sia tra un anno o qualcosa in più.


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