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Perché Andrea Belotti viene chiamato "Il Gallo"?

Andrea Gigante
Il soprannome di Belotti: il Gallo
Il soprannome di Belotti: il Gallo / 90min Italia
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“Dio non gli ha dato il talento […]. Gli ha dato delle virtù maggiori: perché gli ha dato la generosità, l’entusiasmo, la pressione, il cuore, il sacrificarsi per i compagni, lottare per i compagni”.

Chissà se Andrea Belotti si sarebbe trovato bene nel calcio totale made in Italy ideato da Arrigo Sacchi. Sicuramente, reggere quel pressing forsennato preteso dal profeta di Fusignana non sarebbe stato un problema per un giocatore abituato a correre avanti e indietro per tutta la partita.

Sebbene sia un centravanti, capita spesso di vedere Belotti difendere fino all'altezza della lunetta della propria area di rigore. Il suo obiettivo è di aiutare i difensori a recuperare palla per imbastire il prima possibile un'azione offensiva. Poco importa se segna poco, tutti gli allenatori sognano un attaccante del genere e le parole di Sacchi sono un'onesta dimostrazione di stima nei confronti del Gallo.

Andrea Belotti
Andrea Belotti / Gabriele Maltinti/GettyImages

Già, il Gallo. Identifichiamo costantemente Belotti con questo nomignolo; tant'è che, dopo anni e anni di Serie A, ci siamo abituati a chiamarlo "IlGalloBelotti", tutta un'unica parola. Ma da dov'è nato questo soprannome?

Non ci crederete, ma questa storia ha origini molto lontane. Quando Belotti era solo un ragazzino di Calcinate, un paesino nella provincia di Bergamo, gli piaceva trascorrere i pomeriggi dalla zia che all'epoca aveva diversi pollai. Il piccolo Andrea amava entrarci e inseguire i galli per tutto il tempo che aveva a disposizione. Già in tenera età, il Gallo non si stancava di correre a destra e a manca e questo spirito di sacrificio se l'è portato anche sul campo di calcio.

Questo precedente ha senz'altro contribuito nella scelta del soprannome, ma non è l'unico motivo.

Andrea Belotti
Andrea Belotti / Valerio Pennicino/GettyImages

Andrea Belotti inizia a dare i primi calci all'oratorio del suo quartiere per poi passare alla Grumellese. Nel 2006, entra nel settore giovanile dell'Albinoleffe e il livello inizia ad alzarsi. Per un 12enne che corre così tanto, ogni partita prevede un dispendio di energie significativo e così la nonna, sua tifosa n°1, gli porta un panino col salame per rimpinguarsi al termine della gara.

Per gran parte della sua adolescenza, Belotti viene schierato da mediano o sulla fascia, i ruoli migliori per sfruttarne le doti fisico-atletiche. Ma il Gallo (che all'epoca era ancora un pulcino) calcia in maniera clamorosa e farlo giocare lontano dalla porta è un sacrilegio; dunque Alessio Pala, uno degli allenatori delle giovanili azzurre, lo introduce alla nobile arte del centravanti.

Belotti segna a ripetizione, non si ferma più, e a 18 anni arriva l'esordio con la prima squadra, in un Livorno-Albinoleffe di Serie B del 2012. Ovviamente fa gol.

La stagione termina con la retrocessione, ma in Lega Pro ha l'opportunità di giocare (e segnare) di più. Tuttavia, inizia il campionato a rilento e fatica a sbloccarsi. Andrea è sconsolato, ha bisogno di distrarsi e ed è in casi come questi che entrano in scena gli amici, gli unici in grado di tirarci su di morale. Il salvatore della carriera di Belotti ha un nome e - soprattutto - un cognome: Juri... Gallo.

I due si conoscono sin da bambini, sono praticamente fratelli. In maniera scherzosa, Juri gli propone uno scherzo: "La prossima volta che fai gol esulta imitando la cresta del gallo, come segno in mio onore". Belotti si mette a ridere e inizialmente non gli dà peso; però nella partita successiva la palla entra finalmente in porta, sembra quasi un segno del destino. Allora decide di tener fede a quella promessa e di portarsi la mano in testa: è così che è nato Il Gallo Belotti.

Dopo l'exploit con la maglia dell'Albinoleffe, arriva la chiamata del Palermo, poi quella del Torino e della Nazionale. Belotti ci aveva dato davvero l'impressione di poter diventare uno dei migliori attaccanti del mondo quando chiuse la stagione 2016/17 con 26 gol a referto, piazzandosi terzo nella classifica cannonieri di Serie A. Una serie di infortuni e la deludente rosa granata degli ultimi anni ne hanno rallentato però la crescita e ora viene considerato semplicemente un buon attaccante di provincia.

In estate è arrivato il giusto premio per i suoi sacrifici. Ad Euro 2020 gioca davvero poco, ma ogni volta che Roberto Mancini lo manda in campo, Andrea Belotti sputa sangue per la maglia azzurra: corre, lotta e fa a sportellate con i difensori avversari.

Alla fine è arrivata la gloria anche per lui. In quella serata con Juri, non poteva minimamente immaginare che da quella semplice esultanza sarebbe nato una carriera brillante che l'ha portato sul tetto d'Europa.

Andrea Belotti
Andrea Belotti / Laurence Griffiths/GettyImages

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