Pausa Nazionali: la Serie A si oppone alle convocazioni nei paesi a rischio Covid

Andrea Gigante
Paolo Dal Pino
Paolo Dal Pino / Vincenzo Lombardo/Getty Images
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La Serie A si unisce a Liga e Premier League per opporsi alle convocazioni in nazionale in tempo di pandemia. Tramite un comunicato, la Lega Calcio ha infatti annunciato che:

[...] in occasione della finestra Fifa di settembre 2021, sosterrà in ogni sede la decisione dei propri Club di non rilasciare i calciatori convocati dalle rappresentative nazionali per giocare in Paesi al cui rientro in Italia sia previsto l'isolamento fiduciario in ottemperanza alle disposizioni di legge vigenti in materia di virus Sars-Cov-2.

Si sa, mandare in giro giocatori durante il Covid-19 non è una mossa sicura, il rischio è quello di creare focolai e di compromettere la stagione calcistica appena iniziata. Tuttavia, come abbiamo detto l'Italia non è la prima nazione a prendere questa drastica decisione; già Spagna e Inghilterra si erano dette contrarie a lasciar partire all'estero i propri atleti.

Quali calciatori sono coinvolti?

Facciamo una precisazione: il blocco alle convocazioni non riguarda tutte le nazionali, ma solo quelle più a rischio. Per chi non lo sapesse, il Governo e il Comitato Tecnico Scientifico hanno stilato 5 liste in base al grado di pericolosità sanitaria; più si scende in basso, più alto è il rischio di contagiarsi.

L'impedimento è allora limitato alle sole nazioni inserite nella lista D ed E, quelle più pericolose. Chiunque venga in Italia da questi paesi non solo deve disporre di un tampone effettuato nelle 48 ore, ma deve seguire anche un periodo di quarantena che varia dai 5 ai 10 giorni.

Per quanto riguarda la lista E, se in Serie A non ci sono giocatori di India, Bangladesh e Sri Lanka, il discorso è diverso per il Brasile, Argentina e gli altri paesi sudamericani. Sono molti i verdeoro del nostro campionato che non potranno rispondere alla convocazione del CT Tite. Tra questi spiccano gli juventini Alex Sandro, Arthur e Danilo, ma anche il romanista Roger Ibanez.

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Danilo e Alex Sandro / CARL DE SOUZA/Getty Images

Per non parlare poi dell''italianissima' Argentina, che si vedrà privata di Dybala, Lautaro Martinez, Juan Musso e tante altre pedine nello scacchiere di Scaloni. Rimarrà a bocca asciutta anche la Colombia, orfana di Cuadrado, Zapata e Muriel.

L'elenco D appare notevolmente più fitto. Senza elencarle tutte, le nazioni calcisticamente più rilevanti sono Regno Unito, Serbia, Ucraina e Bosnia: quindi niente nazionale per Smalling e Abraham, per i nerazzurri Kolarov e Dzeko, per Malinovskyi e Kovalenko. Armenia e Giappone dovranno poi fare i conti con i forfait di Mkhitaryan, Tomiyasu e Yoshida. Insomma, sono diversi i calciatori che passeranno settembre in Italia.

Quali sono le ripercussioni?

Naturalmente, se questo impedimento fosse relativo ai soli giocatori di Serie A, il problema non sarebbe poi così grave. Ma l'impossibilità anche degli atleti di Liga e Premier League complica sensibilmente la situazione.

Dato che la pausa nazionali di settembre serve per disputare i match di qualificazione ai Mondiali 2022, nessuna selezione intende affrontarli senza i propri giocatori migliori. Gianni Infantino si sta già dando da fare per dissuadere Spagna, Inghilterra e Italia da questa decisione; tanto che ha già scritto al primo ministro inglese Boris Johnson.

Boris Johnson
Boris Johnson / Gareth Cattermole/Getty Images

Un Brasile senza gli 'inglesi' Alisson, Ederson, Thiago Silva, Fabinho, Fred, Firmino, Gabriel Jesus e Richarlison è decisamente meno competitivo. La Federazione carioca - come tutte le altre coinvolte - si muoverà di sicuro per opporsi a questa decisione e per non veder compromesso il proprio percorso verso i Campionati del Mondo.


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