Cagliari

Dall'idea Mazzarri al 'sogno' Ranieri con Diego Lopez outsider per la panchina del Cagliari

Marco Deiana
Salta la panchina del Cagliari
Salta la panchina del Cagliari / Enrico Locci/Getty Images
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L'annuncio dei sardi non è stato un fulmine a ciel sereno. Certo, uno non immagina di ritrovarsi davanti ad un esonero dopo appena tre giornate di campionato, ma era nell'aria. Leonardo Semplici termina l'esperienza sulla panchina del Cagliari nel peggiore dei modi. Dopo aver salvato - con un piccolo miracolo sportivo, complice anche la debacle del Benevento - la squadra nella scorsa stagione, l'ormai ex tecnico rossoblù non è riuscito a convincere totalmente la proprietà. Che poi, a dirla tutta, Tommaso Giulini non era convinto neanche in estate.

La mancata conferma immediata al termine della scorsa stagione era un segnale da non sottovalutare.

Alla fine, grazie anche all'intervento del diesse Capozucca, il patron rossoblù decise di confermare Semplici dopo il buon finale di stagione. O forse, più semplicemente, non è mancata la quadra economica con Claudio Ranieri.

Panchina Cagliari: perché è saltata dopo appena tre giornate?

L'ho già specificato, non è stato un fulmine a ciel sereno. A Cagliari l'aria non era delle più serene con i tifosi divisi tra la fiducia a tempo, almeno per altre due-tre partite, e l'esonero immediato.

Alla fine il presidente del Cagliari ha optato per l'esonero immediato, bocciando di fatto da pochi mesi la decisione estiva di confermare Leonardo Semplici. Sicuramente il solo punto conquistato in campionato dopo tre giornate, considerando le gare interne contro Spezia e Genoa, non è un bottino del tutto soddisfacente. Ma al di là dei risultati, la squadra è sembrata senza un'identità di gioco precisa e chiara.

Se al termine della scorsa stagione serviva solamente gettare il cuore oltre l'ostacolo, senza badare al bel gioco o all'identità, a Cagliari - in primis il patron - si sperava in qualcosa di più in questa prima parte di campionato.

Che allenatore serve al Cagliari?

Subito dopo l'annuncio del club è iniziato il valzer dei nomi. Dal sogno presidenziale Claudio Ranieri all'idea Walter Mazzarri, passando per Giuseppe Iachini e Diego Lopez. Ma cosa serve al Cagliari in panchina?

Il nome che creerebbe un po' entusiasmo intorno alla piazza rossoblù è sicuramente quello di Claudio Ranieri, artefice di una doppia promozione tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90. Dopo l'esperienza - più che positiva - alla Sampdoria, è libero. Ma il suo ingaggio non è alla portata delle casse isolane. Sicuramente il tecnico romano porterebbe in Sardegna oltre a tanta esperienza, anche un po' di certezze tattiche. Il suo 4-4-2 dà ampie garanzie.

Convincono meno i nomi di Mazzarri e Iachini. Il primo è fuori dal giro da diverso tempo e ha bisogno di tempo per far applicare ai giocatori i suoi concetti tattici, il secondo invece è un allenatore da battaglia, poco incline - probabilmente - a dare una filosofia di gioco chiara (e, possibilmente, propositiva) alla squadra. Entrambi inoltre sono amanti della difesa a tre, spesso individuata come anello debole della formazione rossoblù.

E Diego Lopez? Conosce l'ambiente e avrebbe a che fare con diversi connazionali. Il suo (ennesimo) ritorno sarebbe una scelta poco di prospettiva e più di emergenza. Di fatto ha salvato il Cagliari da una retrocessione anche durante l'era Giulini, quindi gode di una certa stima da parte della proprietà.

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