Nils Liedholm, il barone svedese

Chiara Gullone
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SOCCER-SWEDEN-NILS LIEDHOLM / STAFF/Getty Images
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Svedese per nascita, ma anche un po' italiano. Nils Liedholm, che in Italia aveva promesso di restare solo due, tre anni alla fine ci è rimasto per sessanta. Il Barone che non finiva mai il fiato, grande capitano del Milan. Un elemento onnipresente, che ha indossato la maglia rossonera per 359 volte diventando così uno dei capi saldi della storia della squadra.

Nils nasce nel 1922, in una piccola cittadina della Svezia meridionale. Qui per sedici anni si dedica allo sport, sua grande passione; Sci di fondo, corsa, bandy e ovviamente calcio. Il ragazzino svedese con il DNA da predestinato, aspetta fino ai sedici anni per entrare nella squadra di calcio della città natale, per poi rimbalzare da un club all'altro fino a che anche la nazionale si accorge di lui.

(FILES) File picture of former Swedish s
(FILES) File picture of former Swedish s / STRINGER/Getty Images

L'8 agosto 1949, il Milan lo porta in Italia. Inizialmente poco convinto della scelta di trasferirsi, Nils ci mette poco a rendersi conto che con il trio svedese ricalcato dalla nazionale e ricostituito nella sua nuova squadra può fare grandi cose. Liedholm, Nordahl e Gren diventano l'inarrestabile triade giallo-blu di Milano, con la quale lo svedese vinse 4 scudetti. In 359 presenze il centrocampista non vide mai un'ammonizione, 12 campionati di calcio pulito all'insegna della serietà e della correttezza. Capitano della squadra e una delle prime bandiere, sarà un fuoriclasse silente che dominerà il centrocampo per anni.

Il Barone, che evidentemente aveva il dono dell'ubiquità, era un mediano ma giocò senza problemi in qualsiasi zona del campo, spesso anche da libero. La tecnica era per lui imprescindibile, e lo farà presente anche durante la sua carriera da allenatore iniziata nel 1964, a trentanove anni e conclusasi nel 1989, durante la quale espresse quella che era la sua filosofia di gioco, un parametro etico difficile da trovare nel calcio contemporaneo. Riporterà il Verona dall'orlo della seria C fino alle serie A, la stessa impresa verrà replicata anche col Monza. Nota la sua consueta divergenza con la Juventus, che rifiuterà per "lealtà verso il campionato", accetterà però di allenare il suo Milan, la Fiorentina e la Roma, con la quale ebbe tre stagioni felici.

Dopo l'addio al calcio sceglie comunque di rimanere in Italia, in Piemonte con la moglie, tra i vigneti della sua azienda agricola. Nel 2007, dopo una brillante carriera, Nils Liedholm ci lascia, ma non senza assicurarsi un posto nella storia. Nel 2011 viene istituito un premio che prende il suo nome, attribuito a giocatori distintisi per lealtà e correttezza. In Svezia invece gli viene dedicato un francobollo. Elegante, rispettoso e distinto sia fuori che dentro il campo, Liedholm ha lasciato un'impronta di valori, ancora oggi riflessi nelle gioco raffinato che permea l'ideale di calcio corretto, l'unico che dovrebbe esistere.


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