Mondiale ogni due anni: come cambierebbe il calcio?

Il Mondiale ogni due anni potrebbe essere un'opportunità oppure rappresentare un'enorme sconfitta per la saluta psicofisica dei calciatori.
La proposta di Gianni Infantino e Wenger
Gli attori protagonisti sono due: il primo si chiama Infantino e ricopre il ruolo di presidente della FIFA e l'altro è stato l'allenatore più longevo nella storia dei Gunners. La proposta è stata ideata agli inizi di settembre.
Quasi un mese dopo si è tenuta un'importante riunione online delle federazioni continentali che si sono confrontate sul cambiamento dei calendari e sul Mondiale da disputare biennalmente.
La UEFA si è detta contraria all’organizzazione del Mondiale ogni due anni, respingendo la proposta di Arsene Wenger. Anche quest'ultimo ricopre un ruolo abbastanza importante ovvero quello responsabile FIFA dello sviluppo mondiale del calcio.
Al termine del vertice online, il numero uno del calcio ha dichiarato che la Coppa del Mondo sta aiutando questo sport a crescere di livello e competitività in 211 associazioni:
“Lo sviluppo del calcio in tutto il mondo può avere maggior successo se eventi di questo tipo si organizzano a base più regolare“.
Un assist a Wenger. “La FIFA è aperta a questo dialogo – ha dichiarato Infantino sul sulla proposta avanzata dall'ex allenatore – sia in termini di calendario delle partite internazionali che di riforma delle fasi finali. Tuttavia, faremo delle modifiche solo se sarà un vantaggio per tutti. Non vogliamo scontentare nessuno: non c’è motivo di cambiare nulla, se il mondo del calcio e tutti i suoi membri non se la sentono“.
La proposta è quella di disputare l'evento calcistico mondiale su base biennale. Con la possibilità di far disputare questo tipo di eventi anche a nazionali che non vantano presenze all'interno del registro della Coppa del Mondo.
Così come dichiarato recentemente da Wenger: "Raggruppare le qualificazioni in una o due finestre internazionali e lasciare per il resto della stagione i giocatori con i loro club: meno interruzioni dei campionati, meno viaggi per i giocatori. Ci sarebbero meno giorni per le nazionali durante l’anno, ma si creerebbe lo spazio per una grande competizione alla fine della stagione, Mondiale o Europeo. E poi un periodo di riposo obbligatorio di 25 giorni per i giocatori prima dell’inizio della nuova stagione".
L'obiettivo è quello di creare un calcio più inclusivo e accessibile a tutti (totalmente diverso rispetto alla SuperLega). Altro dato da sottolineare è che delle 211 federazioni 133 di queste non hanno mai potuto competere all'interno di un evento mondiale o europeo.
Gli aspetti negativi della proposta
Si pensa che i calciatori siano degli esseri fortunati perché vengono pagati per fare ciò che più amano ossia dare un calcio ad un pallone. Ma non si è mai fatto i conti con gli stessi calciatori, da noi osannati, che sono costantemente sottoposti ad stress che non tutti riuscirebbero a sostenere.
Proprio per questo le Federazioni nazionali europee ed i medici sportivi, hanno messo in evidenza come un calendario così pregno con un'alternanza fra gare e viaggi e pochi spazi per gli allenamenti vedrebbe il rischio di giocatori sottoposti ad uno sforzo eccessivo nel corso della stagione, aumentando quindi i pericoli di infortuni.
Il problema non riguarda solo la salute fisica dei calciatori ma anche il punto di vista organizzativo. I giocatori sono costretti a interminabili trasferte per rispondere alla convocazione in nazionale. Basti pensare ai problemi sorti durante l'ultima giornata di campionato, con gli allenatori obbligati a non convocare le loro pedine più importanti a causa delle troppe gare ravvicinate e del jet lag.
Infine si ha un problema di tradizione perché il Mondiale ogni quattro anni venne deciso più di un secolo fa e sappiamo tutti quanto sia difficile portare l'innovazione all'interno delle stanze che hanno scritto le pagine, positive e negative, del calcio.
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