Milan

I 3 motivi per cui il Milan deve abbandonare le (poche) speranze europee e concentrarsi sul campionato

Patrick Ucciardo
Il fischio finale di Milan-Atletico Madrid
Il fischio finale di Milan-Atletico Madrid / Jonathan Moscrop/GettyImages
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Era l'8 Marzo 2020 quando a San Siro, Milan-Genoa terminava con il punteggio di 1-2. L'Italia affronta da vicino l'incubo Covid e il seguente lockdown, che ferma una nazione intera e con essa anche il mondo del calcio. Stop forzato dunque alla Serie A, in un campionato che fino a quel momento vedeva i rossoneri in balia di una crisi che durava da tanto, forse troppo tempo.

La squadra guidata da Stefano Pioli galleggiava infatti a metà classifica e in pochi (forse nessuno) si sarebbe potuto immaginare quello che sarebbe successo alla ripresa dei giochi. Il Diavolo inanella una serie di risultati utili consecutivi che porta la compagine meneghina a essere tra le più prolifiche nei 5 principali campionati europei.

Un copione che non cambia nella stagione successiva, in cui il Milan arriva al secondo posto soltanto dietro l'Inter di Antonio Conte vincitrice dello Scudetto. Il piazzamento spalanca al club il ritorno sul prestigioso palcoscenico della Champions League: una competizione che, palmares alla mano, vede i rossoneri a quota 7 successi (alle spalle dell'inarrivabile Real Madrid, con ben 13 trofei in bacheca).

La quarta fascia nel sorteggio di Nyon (dovuta a questioni di ranking e alla lunga assenza dal torneo) ha però messo il club di fronte a un durissimo scoglio da superare: il girone di ferro con Liverpool, Atletico Madrid e Porto. Nonostante le buone prove offerte però (non considerando l'ultima uscita in terra lusitana) il Milan si ritrova con zero punti dopo le prime 3 giornate.

La reazione offerta con i Reds di Jürgen Klopp, il "rivedibile" arbitraggio di Çakir nella dolorosa sconfitta casalinga contro i Rojiblancos del Cholo Simeone e il blackout dell'Estádio do Dragão, sono sufficienti per capire quanto sia necessario un vero e proprio miracolo sportivo per accedere agli ottavi di finale.

Situazione diametralmente opposta in campionato, dove la squadra condivide il primo posto in classifica con il Napoli, con sette lunghezze di vantaggio sulle dirette inseguitrici. Non sarebbe dunque meglio pensare esclusivamente alla corsa Scudetto, mettendo da parte le flebili speranze europee?

Questi, a mio parere, i 3 motivi per cui il Milan dovrebbe necessariamente concentrare le proprie energie sul campionato:

Una rosa non così tanto lunga

Uno degli aspetti che più aveva convinto i tifosi rossoneri durante l'ultima sessione di calciomercato è sicuramente quello riguardante gli acquisti effettuati dalla coppia Maldini-Massara. Nessun colpo a effetto, ma tanti giocatori utili per l'assetto tattico di Pioli, che potessero garantire al tecnico dei ricambi congeniali per il 4-2-3-1, andando a rinforzare una rosa in grado di sostenere al meglio i ravvicinati impegni delle 3 competizioni.

Gli arrivi di Maignan, Ballo Tourè, Florenzi, Bakayoko, Messias, Pellegri e Giroud (insieme ai riscatti di Tomori, Tonali e Brahim Diaz) non si sono però rivelati pienamente all'altezza delle aspettative. Non tanto per un discorso di valore dei singoli, quanto piuttosto per la precaria tenuta fisica di diversi tra i sopra citati.

Da inizio stagione infatti, il Milan si ritrova spesso in emergenza e tanto basta per capire come le poche risorse di cui Pioli può disporre vadano necessariamente sfruttate per ottenere risultati in campionato, dato che il cammino europeo appare ormai compromesso.

Mike Maignan
L'infortunio di Maignan pesa come un macigno sul cammino del Milan / Alessandro Sabattini/GettyImages

Il netto gap con le avversarie europee

Nemmeno il più ottimista dei tifosi avrebbe potuto anche solo sperare che il Milan potesse imporsi al cospetto di avversarie del calibro di Liverpool e Atletico Madrid. Certo va detto che dopo la rete di Salah e il calcio di rigore parato da Maignan proprio all’egiziano, la reazione rossonera con le reti di Rebic e Brahim Diaz aveva senza dubbio illuso in molti.

La Champions League è da sempre la casa del Milan”, questo il pensiero dei più romantici. Il discorso però è ben diverso: nei tanti anni in cui la squadra è stata assente dalla competizione, le gerarchie continentali sono cambiate e diversi club si sono meritati sul campo l’appellativo di “big”.

Sicuramente l’inesperienza della banda Pioli ha influito sulle prestazioni nelle prime 3 uscite, con tanti giocatori all’esordio assoluto nella manifestazione, ma sarebbe riduttivo e irrispettoso nei confronti delle avversarie ricondurre il tutto alla linea verde adottata dalla dirigenza meneghina.

Mohamed Salah
L'esultanza di Salah & Co. dopo il 3-2 al Milan / Chloe Knott - Danehouse/GettyImages

Il coronamento del lavoro di Pioli

Oltre al match perso contro il Genoa (già citato in apertura di pezzo) il vero spartiacque della gestione Pioli in rossonero è senza dubbio quell'Atalanta-Milan 5-0 risalente al 22 Dicembre 2019. In quell'occasione Gian Piero Gasperini inflisse una durissima lezione di calcio al collega. Una squadra totalmente allo sbando e in balia dello "tsunami" bergamasco, che banchettò su un avversario privo di un gioco meritevole di essere chiamato tale, ma soprattutto di spirito.

Ma come si suol dire in questi casi, dopo aver toccato il fondo si può solo risalire! Nulla di più vero, anche se servirono diversi mesi per ammirare il duro lavoro che il tecnico fece in primis sulla testa dei giocatori. Ciò che ne conseguì fu un vero spettacolo per gli occhi: chiunque scendesse in campo era in grado di dare il massimo per la maglia, seguendo alla lettera gli schemi dell'allenatore.

Davide Calabria, Rafael Leao
L'esultanza di Rafael Leão dopo la rete all'Atletico Madrid / Nicolò Campo/GettyImages

Basti pensare all'inizio di stagione di Rafael Leão che, a mio modo di vedere, incarna perfettamente l'evoluzione del Milan sotto la guida di Pioli.

Il portoghese, dotato di un immenso talento, è stato spesso bacchettato per la poca grinta messa in campo: accusato di "pigrizia" e "svogliatezza" anche quando i compagni viaggiavano spediti verso i risultati che hanno riportato il Milan nelle zone alte della classifica. Il Leão versione 2021/22 è però ben diverso: il 22enne corre e lotta su ogni pallone, diventando fondamentale anche in fase realizzativa. In 9 presenze infatti, il portoghese ha già messo a segno 4 reti impreziosite da 1 assist diventando imprescindibile nell'ottica dell'11 titolare.

Un processo di evoluzione che in 2 anni ha portato i rossoneri dal 6° posto della stagione 2019/20 al 2° posto del 2020/21. Con la partenza di Conte (insieme a quelle di Lukaku e Hakimi) il divario con l'Inter si è molto assottigliato e i rossoneri possono finalmente pensare in modo concreto a un traguardo che fino a 2 anni fa sembrava impossibile: quello Scudetto che coronerebbe lo straordinario lavoro di Pioli dal suo arrivo in rossonero.

E se per raggiungerlo bisognerà rinunciare a qualcosa, allora sarebbe bene rimandare il discorso Champions League chissà...magari alla prossima stagione.


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