Inter

Marotta: "Soddisfatti di Inzaghi. Stadio di proprietà? Sono ovviamente favorevole"

Giovanni Benvenuto
Giuseppe Marotta
Giuseppe Marotta / Ciancaphoto Studio/GettyImages
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L'amministratore delegato dell'Inter Giuseppe Marotta ha parlato sul palco dell'evento Il Foglio a San Siro. Il dirigente nerazzurro parla a tutto tondo: dagli obiettivi alla seconda squadra, per poi passare per l'attuale tecnico Simone Inzaghi e anche per il mondo dei procuratori. Ecco quanto affermato.

Sull'ultima sfida e sul campionato: "Da uomo di sport sorrido, ma è un sorriso amaro. Fa parte del gioco, abbiamo perso una battaglia ma non la guerra; adesso dobbiamo risistemarci il prima possibile. Se siamo depressi? No, siamo incazzati. Siamo in un calcio non più scontato come era negli Anni '70 e '80 quando si giocava contro una squadra che non aveva nulla da dire. Il campionato è così incerto... credo sia un bene per il movimento che si è impoverito sotto tanti punti di vista".

Sugli obiettivi: "Abbiamo avuto la fortuna oggi di avere un allenatore giovane, che sta rispondendo bene alle esigenze che gli abbiamo chiesto. Oggi siamo qui a dire abbiamo vinto una supercoppa lottiamo per lo scudetto e siamo in finale di Coppa Italia. Vedremo se ci saranno le ciliegine sulla torta, ma quello che conta è che siamo qui grazie alla cultura del lavoro che abbiamo creato".

Giuseppe Marotta
Giuseppe Marotta / Giuseppe Cottini/GettyImages

Sul colpo Recoba: "Recoba a Venezia? Quello è un colpo di fortuna per arrivare al successo. È stata una delle operazioni che ha cambiato la storia del Venezia. Credo sia stato l'unica situazione in cui l'acquisto di un singolo ha cambiato le sorti di una squadra. Lui lì vinceva davvero le partite da solo".

Sui procuratori: "Una volta i procuratori non esistevano. Una volta le società avevano il totale controllo. Io utilizzavo la strategia di far firmare prima gli anziani della squadra e poi i giovani venivano dietro perché avevano paura di ritorsioni nel gruppo. Ancora oggi ho critiche da fare, perché molti agenti non hanno professionalità, ma solo un albo a cui si può iscrivere sostanzialmente chiunque. Spesso si ha a che fare con agenti che non sanno cosa fare e cosa vuol dire prendersi cura di un calciatore e fare i suoi interessi".

Sui giovani e sul risultatismo: "Per la prima squadra i successi non portano solo emozioni, ma anche soldi e ricavi. Per i giovani però è gravissimo. Non c'è la misura della sconfitta. Dobbiamo lavorare su dirigenti che in attività giovanile abbiano il compito di formare giocatori, ma anche uomini che non è detto che diventino professionisti. Gli allenatori sono pressati per fare i risultati e mettono al secondo posto".

Sul nuovo stadio: "Lo stadio di proprietà? Fa la differenza anche sui risultati. Tu giochi nella tua casa, quindi anche il tifoso, il giocatore, viene coinvolto in modo forte. Se sono favorevole allo stadio di proprietà dico ovviamente sì".

Su Simone Inzaghi: "Inzaghi comunque vada? Assolutamente sì, siamo molto contenti di lui. Sta facendo molto bene e ha dei margini di crescita forti. Quando avrà l'età dei vari Ancelotti, Conte e Allegri essere uno dei migliori in circolazione".


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