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Marotta: "Dzeko come Perisic? Non credo. Su Lukaku bisogna essere cauti"

Stefano Bertocchi
Beppe Marotta
Beppe Marotta / Jonathan Moscrop/GettyImages
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"Da ieri non è cambiato nulla di importante se non la consapevolezza di poter essere protagonisti fino in fondo". Lo dice Beppe Marotta, l'ad dell'Inter, durante l'intervento sulle frequenze di Radio Anch'io Lo Sport.

IL CAMPIONATO - "Un campionato anomalo in cui si ripartirà il primo gennaio. È qualcosa di inedito e siamo curiosi di capire anche per quel che sono le performance atletiche. Per i preparatori sarà difficile, bisognerà capire giocatore per giocatore quali carenze ci saranno. Noi abbiamo avuto un handicap misterioso di cui non capivamo le origini. La squadra e il tecnico hanno trovato i rimedi anche se fa sensazione il percorso in casa e fuori, con 18 gol subiti sui 22 totali. Questo elemento ci deve far riflettere e deve far trovare rimedi all'allenatore, è il nostro compito per le vacanze”.

DZEKO - “Rischi che finisca come con Perisic? Non credo, ha dimostrato di voler restare con noi. Merita il rinnovo, è un grande professionista ed è attaccato alla maglia. Come tanti 'vecchietti' ha il vizio del gol. Ne terremo conto, il nostro desiderio è rinnovare ma ci deve essere anche la volontà esplicita del calciatore”.

Edin Dzeko
Edin Dzeko / Maurizio Lagana/GettyImages

ZHANG - “Credo che bisogna dare grande rispetto alla famiglia Zhang, ha profuso 800 milioni dando molto all'Inter e al sistema calcio. Con la pandemia tutti hanno avuto contrazioni finanziarie ed eticamente è anche giusto che non si possano più sfoggiare investimenti milionari. Bisogna essere bravi e competenti per essere competitivi in un mondo complicato”.

LUKAKU - “Sicuramente questo infortunio è stato imprevisto e imprevedibile, condizionato dalla volontà di tornare in fretta. Bisogna essere cauti, ma fa parte del rischio d'impresa quando si ha una rosa di 25 elementi. Io sono dell'avviso che non ci debba essere uno stress competitivo come quello di questa stagione perché porta a un numero elevato di infortuni e siamo solo a metà stagione. L'auspicio è che possa tornare prima possibile. Mercato? Le opportunità vanno colte ma per i grandi club non ci sono. Sinceramente è un gruppo competitivo per i nostri obiettivi”.

L'ADDIO ALLA JUVE - “In un club ci sta che ci siano visioni differenti ma non ero totalmente contrario all'operazione Ronaldo, ma non è stato quello l'elemento di divorzio. Il mio ciclo era verso la fine. Lo sfogo di CR7? Fa parte della grande passione che ha verso la sua professione. Il calcio ha rappresentato tutto per lui, è difficile convivere anche con un declino fisico a 37 anni”. Marotta annuncia poi che ci sarà un Consiglio Federale straordinario domani in cui si parlerà dell'arresto di Rosario D'Onofrio, procuratore capo dell'Aia. “Sono certo che Gravina riuscirà a risolverla, premesso che siamo davanti a un caso inedito”.

LA LOTTA SCUDETTO - “Noi ieri abbiamo giocato la quindicesima partita, nelle prime sette siamo l'unica che ha fatto sette gare in casa invece di otto. Non è un dato da niente perché in casa abbiamo un cammino quasi tutto vittorioso. Anche l'anno scorso il Napoli era in testa, oggi ha 5 punti in più che è il fatto più straordinario. Noi ne abbiamo quattro in meno. Ci sono 69 punti a disposizione, per cui non sarà determinante il 4 gennaio, perché va valutata anche la difficoltà che le squadre di provincia ti mettono davanti. È curioso capire che forma avremo quanto torneremo”.

IL FUTURO - “Un conto è l'ambito nazionale, un conto è quello europeo con leghe in continua crescita con ricavi maggiori rispetto all'Italia che è in contrazione continua anche dal punto di vista del palmares. Dopo aver avuto 15 trofei in Europa dall'87' al 96' ora siamo meno competitivi. Il valore della produzione è diminuito e noi patiamo. Oggi bisogna guardare alla sosteniibilità del prodotto. Se non si riesce ad attirare l'attenzione dei grandi industriali bisogna ridurre i costi, principalmente quello del lavoro che incide attorno al 70%. Nuovo stadio? La fotografia generale è che siamo fanalino di coda, con solo quattro stadio di proprietà e impianti con età media di 60 anni. Lo stadio come asset è in Italia un aspetto altamente negativo. Ci sono difficoltà burocratiche, servirebbe un iter più fluido. La situazione, curata da noi da Antonello, è di stallo e spero si possa risolvere”.

LE CURVE - “Non voglio parlare di repressione, che è uno strumento estremo, quanto di prevenzione. Ovvero creare un fenomeno di cultura maggiore. Lo stadio è ancora l'arena e invece dovrebbe essere un luogo di aggregazione. È un problema non solo di questa o quella società ma della nostra gioventù che ha perso un po' di valore. Sta a noi che siamo un po' più saggi valorizzare lo sport come un fenomeno di aggregazione sociale”.

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