Mario Mandzukic bis: cosa può dare il croato al Milan ed alla Serie A?

Robbie Jay Barratt - AMA/Getty Images
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Grinta, classe ed esperienza, firmato Mario Mandzukic. Una firma nuova in casa Milan, una firma d'autore possiamo meglio definire quella messa in nero su bianco dall'attaccante croato, prossimo alle visite mediche ed all'ufficialità del rossonero. Un attaccante moderno, duttile, certamente decisivo: Mandzukic è il secondo acquisto della sessione di mercato invernale del Milan, che sogna e fa sognare i propri tifosi. Pezzo pregiato il croato, che andrà a comporre una coppia d'attacco parecchio pericolosa e prolifica con lo svedese Zlatan Ibrahimovic, ma non solo: scopriamo cosa potrà dare l'esperto attaccante al Milan e ad un campionato tanto equilibrato quanto spettacolare come quello italiano.

Partiamo dall'orgoglio di Mario: la scelta ricaduta sul Milan è certamente una scelta importante, di prestigio e che conferisce ulteriore lustro ad una carriera già costellata di trofei, ma è anche una scelta di vendetta, rivincita. Non deve essere andato giù al croato il fatto di essere stato accantonato dalla Juventus in malo modo, quando Sarri non lo vedeva protagonista della sua squadra tecnica, bella da vedere e qualitativamente lontana da quelle che, invece, sono le caratteristiche cardini del Mandzukic lottatore, grintoso e sfrontato, che si sacrifica in difesa e che è spietato sotto porta. Ma per il tecnico toscano, tutto questo, non poteva funzionare all'interno del suo scacchiere e la scelta di venderlo, condivisa evidentemente dai vertici della società bianconera, ha reso Mandzukic un uomo nervoso, seppur corretto dal punto di vista professionale, ed ora in cerca di smentire e far cambiare idea a chi lo considerava o lo considera tuttora giocatore "finito". Scelta di cuore, dunque, seppur egli abbia dato tantissimo alla Juventus e viceversa: ma tornare in Italia significa rivalsa, oltre che grande voglia di cancellare quello che è stato il traumatico addio passato.

Tullio M. Puglia/Getty Images

Ma parliamo ora del Mandzukic che potrà essere protagonista a Milano. In tanti si chiedono in che reparto giocherà, se e quando affiancherà Ibrahimovic, oppure quando sarà pronto fisicamente dopo l'esperienza non esaltante in Qatar. Premettendo le doti umane e di sacrificio del 35enne croato, va detto che nonostante sia fermo da Marzo scorso, egli si è sempre allenato con la massima attenzione, determinazione e serietà possibile, in attesa di una chiamata. Detto, fatto. Ecco il Milan, che era stata ribattezzata dal CIES come "squadra più giovane dei top campionati d'Europa": dati da aggiornare, forse, ma c'è un rovescio della medaglia. Esiste, negli stessi campionati, squadra più fisica e dal Palmarès più invidiabile del Milan con la coppia Svezia-Croazia là davanti, a far dannare le difese avversarie? Difficile, impossibile. Ibra e Mandzukic collezionano assieme 54 trofei alzati e ben 774 gol realizzati: pochi dubbi, quindi, sulla loro sinergia in campo. Mario potrà svolgere il ruolo ed il compito di vice-Ibra, magari nelle partite sulla carta più semplici o adatte ad un turnover massiccio con vista Europa o scontro al vertice, nonchè coesistere con lo stesso svedese, dall'inizio o a gara in corso. Acquistato per applicazione e senso di appartenenza, potrà ricoprire qualsiasi ruolo dell'attacco rossonero, pur partendo da esterno sulla trequarti, ruolo che ha già ricoperto con Allegri sulla panchina della Juventus: attaccante puro, seconda punta, ala d'attacco, ecco un tuttofare perfetto per la causa Milan, che ora più che mai crede allo Scudetto e punta forte all'Europa League.

Lavoro, impegno, temperamento: sarà curioso osservare i comportamenti di Mandzukic all'interno di uno spogliatoio tanto affermato e coeso come quello rossonero, ma il croato è personalità che sa anche frenarsi e fare un passo indietro al momento giusto. Umanamente sempre impeccabile, orgoglioso e nuovamente voglioso di dimostrare che qualcuno si è sbagliato sul suo conto, rimpiangendolo nel momento del bisogno. Rappresenta anche l'eccezione che conferma la regola: dopo l'arrivo di Zlatan Ibrahimovic, infatti, la società rossonera capeggiata da Scaroni e dall' A.D. Gazidis aveva ritenuto importante specificare come alcuni giocatori più esperti, in un ambiente e progetto incentrato su giovani promettenti, potevano rappresentare occasioni per aumentare esperienza, caratura e visibilità del club: anche in questo caso, detto e fatto.


18 mesi col Diavolo addosso per il croato classe '86, che però non ha bisogno di indiavolarsi od essere motivato per guidare il Milan al successo. Necessiterà certamente di un periodo di rodaggio, quasi come dopo un infortunio, ma forza, impegno e costanza di lavoro sono parole all'ordine del giorno per Mario, pronto a prendersi sempre più responsabilità ed a riprendersi il palcoscenico italiano, dove è sempre stato temuto, rispettato, ben voluto ed ammirato. Forse non esattamente da tutti, ma è anche per questo motivo che è tornato, no? Bentornato Mario, vincente dentro!


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