"Manca l'arbitro con la A maiuscola": Rocchi mette in ginocchio la classe arbitrale

Rocchi
Rocchi / MIGUEL MEDINA/GettyImages
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La finale di Coppa Italia, nonostante lo spettacolo regalato in 120' di emozioni, ha ancora una volta acceso il campanello d'allarme che da troppo tempo risuona anche in Serie A, quello relativo al valore della direzione arbitrale. I dubbi sul penalty concesso ai danni di Lautaro e poi trasformato da Calhanoglu, i continui battibecchi tra le due panchine mai sedati e non solo hanno dipinto una gara completamente persa di mano dal sig. Paolo Valeri, il quale ad un certo punto si è trovato ad inseguire i bollenti spiriti in campo a forza di cartellini.

La gestione completamente caotica della finale vinta dall'Inter ha riaperto ancora una volta il discorso sull'effettiva capacità della classe arbitrale italiana, sempre più in difficoltà con il passare delle giornate. Gli errori di valutazione non sono oramai più semplici strafalcioni, ma appuntamenti ordinari il cui unico interesse sembra quello di scoprire a favore/sfavore di chi andranno in un dato turno.

Ciò rende gli incontri sempre più infuocati, complicando e non poco il lavoro degli stessi arbitri. Non è un caso che prima del confronto Juventus-Inter sia stata la Roma ad alzarsi nuovamente contro la direzione di gara, punita ingiustamente da un rigore ad inizio gara che ne ha indirizzato l'esito. Nell'occasione anche la Fiorentina potrebbe avere qualche recriminazione da avanzare a Guida, reo di aver fermato Ikone lanciato in porta per un presunto fallo su Ibañez. Ed un giorno prima è il Bologna a poter protestare per la concessione di un penalty eccessivamente generoso che è valso al Venezia il momentaneo 3-3 di Aramu.

Massimiliano Allegri, Paolo Valeri
Juventus v FC Internazionale - Coppa Italia Final / Francesco Pecoraro/GettyImages

La peggiore delle bocciature

E questo è quanto accaduto negli ultimi cinque giorni, non in due/tre settimane. Non sorprende che qualche tifoso inizi ad interrogarsi sul regolare svolgimento dei confronti, soprattutto considerando lo scenario creatosi con questi eventi. La verità è però molto più semplice ed evidente. La maggior parte della classe arbitrale di quest'anno ha talvolta brancolato nel buio, gettando alle ortiche le qualità (perché non si può neanche lontanamente pensare che la direzione gara destinata al massimo campionato italiano sia piena di uomini inadatti) in possesso con scelte che si sono rivelate discutibili.

La bocciatura peggiore arriva però da chi meno te l'aspetti, ovvero da chi i direttori di gara li designa per Serie A e B: Gianluca Rocchi. Sul palco di Coverciano, a margine della presentazione del libro su Concetto Lo Bello, Rocchi ha ampiamente criticato la classe arbitrale a disposizione con semplici parole: "L'arbitro con la A maiuscola, questo è quello che un po' oggi manca. Tutti cerchiamo e vorremmo riavere arbitri con la A maiuscola, ma non è semplice. Siamo di fronte a un cambio generazionale molto importante. VAR o non VAR, un arbitro deve essere in grado di prendere una decisione".

Questa breve, ma efficace, dichiarazione di Rocchi cade come una spada di Damocle sulla testa dell'intera Commissione Arbitri Nazionale (C.A.N.). Tra le righe si legge una netta critica destinata ai più esperti all'interno del gruppo, lontani dal confermare quelle vette arbitrali raggiunte negli scorsi anni. Allo stesso modo il responsabile C.A.N. colpisce anche la nuova generazione di direttori di gara, dove di veri fenomeni non se ne vedrebbero - nonostante ci sia al momento Sozza che sta guadagnando mano mano l'approvazione dell'ambiente calcistico (commissione, tifosi, società e media).

Gianluca Rocchi
US Lecce v Genoa CFC - Serie A / Maurizio Lagana/GettyImages

Rotta da invertire

Rocchi si espone così, in attesa che la nuova generazione di arbitri possa invertire la rotta finora tracciata e tornare a dare prova di una classe arbitrale compatta ed unanime - quanto più possibile - nelle decisioni. In attesa di questa rivoluzione, il responsabile C.A.N. guarda con sorriso all'utilizzo della tecnologia: "Il VAR è una delle migliori introduzioni del calcio moderno e sta portando tanta giustizia in più, nonostante qualche errore ancora rimanga".

Le parole di Rocchi devono essere prese con le pinze, perché quanto visto quest'anno non può essere riassunto in un "qualche errore". Anzi, proprio l'utilizzo della tecnologia a supporto dell'arbitro è stato uno dei principali problemi di questa stagione, tra chi cercava di non dipendere dal VAR e chi invece sbagliava nonostante esso (anche perché dietro le telecamere ci sono comunque altri arbitri, anche loro sono soggetti ad errore umano).

Il nocciolo, però, non si annida nel cuore della tecnologia, ma altrove. Le ultime dichiarazioni di Rocchi mostrano, infatti, come effettivamente anche lo stesso responsabile dell'area non sia convinto dell'operato dei suoi "dipendenti" e ciò non può essere un bel segnale per un settore già di per sé sommerso dalle critiche. C'è bisogno dal prossimo agosto di un cambio di aria, di un rinnovamento organizzativo e regolamentare. Perché questa stagione ha fatto toccare il punto più basso al settore arbitrale, alimentando più polemiche di quando VAR e Goal Line Technology erano solo un sogno. Il cambio di rotta è possibile, ma non si può aspettare il cambio generazionale per tornare a stare tranquilli. Bisogna agire ora.


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