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Maignan: "Dopo Bologna-Inter per loro era finita. Donnarumma? Non sentivo stress"

Stefano Bertocchi
Mike Maignan
Mike Maignan / Marco Canoniero/GettyImages
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Mike Maignan è protagonista oggi di una lunga intervista sulle pagine de La Gazzetta dello Sport. Ecco qualche stralcio della chiacchierata.

Mike Maignan
Mike Maignan / Nicolò Campo/GettyImages

Sulla vittoria del titolo, meglio al Lille o al Milan?
"Sul momento, a Reggio Emilia, ho creduto che fosse più intenso a Lille. Poi quando visto quello che è successo in piazza a Milano, ho sentito che era veramente una cosa incredibile, da pazzi".

Maignan sul momento in cui ha capito che il Milan avrebbe vinto lo Scudetto:
"Già all’inizio c’era la volontà di provarci. Poi abbiamo avuto un periodo meno positivo, in cui siamo quasi andati in panico. Ma ci siamo parlati e rimessi al lavoro, dicendoci che non era finita, che c’erano ancora tante partite. E quando l’Inter è inciampata a Bologna, abbiamo capito che per loro era finita, perché eravamo ormai focalizzati su noi stessi. E grazie pure all’Inter: dopo il 3-0 in Coppa Italia avevamo il coltello tra i denti. Quella sconfitta ci ha molto motivati ...".

Su Ronaldinho che dice che questo Milan ha meno stelle ma lo stesso spirito dello Scudetto 2011:
"Magari ha ragione: non abbiamo grandissimi nomi, ma siamo una squadra impregnata di voglia di vincere e con molto talento: gli ingredienti giusti per costruire un collettivo forte".

Sui continui dialoghi con Stefano Pioli durante le partite
"All’inizio lo facevo per necessità, perché quel che mi veniva chiesto a Lille da Christophe Galtier era diverso. Tatticamente in Francia si ragionava più sulla zona. In Italia invece c’è più gioco sull’uomo. Con il mister parlo per gestire al meglio certe situazioni. Lui mi dà molti consigli dal punto di vista tattico, e a volte gli propongo spunti e alternative. La cosa bella è che con Pioli si può dialogare".

Sul feeling con Nelson Dida:
"Il fatto che ci fosse lui come allenatore dei portieri è stato uno stimolo in più, perché sapevo che mi avrebbe permesso di migliorare, visto che è stato uno dei top al mondo. E poi da un punto di vista tecnico e di dimensioni fisiche siamo simili, e questo aiuta. Quando l’ho incontrato ho capito che è anche una persona umile, che ama il suo lavoro e vive di calcio. Proprio come me. Come con Pioli, parlo molto anche con Dida: analizziamo tutte le azioni, quei dettagli tecnici che possono fare la differenza. È un vero punto di riferimento per me".

Sul fatto che non ha fatto rimpiangere Gianluigi Donnarumma
"Non ho mai sentito alcun tipo di stress al riguardo, perché non è mai stato un mio obiettivo prendere il posto di Gigio, oppure di farlo dimenticare. Sono venuto al Milan per scelta professionale, per lavorare e giocare il mio calcio. Poi, quando lavori bene, raccogli i frutti. Certo, sapevo che magari non mi avrebbero fischiato, ma al Milan mi sono subito sentito a casa, e l’affetto dei tifosi è straordinario".


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