L'uomo più divino, il dio più umano

Maradona entra nel suo tempio per la prima volta
Maradona entra nel suo tempio per la prima volta / Alfredo Capozzi
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Nel 1972 venne lanciata nello spazio la sonda americana Pioneer 10: si tratta del primo artefatto umano progettato per uscire dal nostro Sistema Solare. Sulla fiancata era presente (e plausibilmente lo è tutt'ora) una placca di alluminio che voleva essere una sorta di messaggio ad eventuali civiltà aliene e fornire informazioni sulla provenienza di quella sonda, e una descrizione della nostra razza, in poche immagini, cercando di rendere il tutto il più comprensibile possibile. La placca, oltre a indicazioni spaziali e matematiche, rappresenta anche un uomo con il braccio alzato in segno di pace e una donna. Lasciando da parte tutte le critiche e le discussioni su quanto questo messaggio sia più o meno decifrabile, mi vorrei concentrare proprio sulle due figure umane.

Sia l'uomo che la donna sono rappresentati secondo i canoni di bellezza classici, come se fossero due statue di marmo dell'Antica Grecia. L'uomo è tipicamente caucasico, alto, prestante, capelli ordinati, espressione vuota, posizione rigida. Per qualche motivo non mi è stato difficile mettermi nei panni di un amico alieno che trova questa targa e decide di venirci a trovare sul nostro pianeta Terra. Ma dubito che riuscirebbe a trovare proprio quell'uomo lì, forse crederebbe addirittura che gli esseri umani in realtà siano proprio le statue nei musei. La rappresentazione di noi stessi che abbiamo deciso di regalare all'universo è quanto di più lontano ci sia dall'uomo reale. È una figura idealizzata, e non solo fisicamente. La presunta volontà di pace, lo sguardo privo di emozioni, questa totale atarassia (se non apatia) è qualcosa di profondamente distante dal concetto più vero di uomo: un essere passionale, costruito da sentimenti, da rabbia, da gioia, da occhi che fanno trasparire l'anima, da movimenti che producono spettacolo, arte. Non è l'uomo ad essere arte, perfetta, idealizzata. L'uomo è l'essere imperfetto che la crea.

La placca del Pioneer 10, che vaga a più di 12 miliardi di chilometri dal nostro pianeta
La placca del Pioneer 10, che vaga a più di 12 miliardi di chilometri dal nostro pianeta / Getty Images/Getty Images

Negli ultimi giorni, la morte di un uomo come Diego Armando Maradona mi ha fatto riflettere. Si è scritto tanto su di lui, in particolare nell'ultima settimana, ma troppo spesso (pochissime le eccezioni) ho visto, letto e ascoltato persone che non potevano fare a meno di rendere Maradona un ideale necessariamente positivo o negativo. Si continuava a parlare di quanto quello che faceva sul campo fosse straordinario, divino, e giustificava l'affetto e l'adorazione che si provavano nei suoi confronti, nonostante tutti gli errori, mentre l'altra fazione rispondeva con il disprezzo e la condanna totale delle sue azioni, dalle questioni di droga, alla violenza, ai rapporti con la criminalità. I nostri feed sono stati (e sono ancora) il campo di battaglia di una guerra santa tra due eserciti opposti, che, però utilizzano la stessa arma: la semplificazione.

Ritengo che la figura di Maradona sia tra le più complesse che possiamo esaminare, e semplificarlo sembra essere solo un pretesto per entrare in una battaglia che non dovrebbe nemmeno esistere. Ma perché ho iniziato questo discorso con il riferimento alla placca del Pioneer?

Ma non è meglio questa?
Ma non è meglio questa? / Etsuo Hara/Getty Images

Forse è una provocazione, ma se dovessimo mandare un'altra sonda, dovremmo valutare di fare un errata corrige, sostituendo idealmente quella targa, con un'altra, dove scolpito ci dovrebbe essere Maradona, o meglio, tutta la sua vita. Ci dovrebbe essere Maradona, mentre corre con quel pallone che gli alieni scambieranno sicuramente come una parte del corpo, tanto era incollato ai suoi piedi. Ci dovrebbe essere Maradona, mentre guarda la porta nella punizione indiretta contro la Juventus, o mentre guarda il San Paolo che lo adora. Ci dovrebbe essere Maradona, mentre si droga, mentre viene arrestato, mentre viene portato fuori dal campo da un'infermiera, mano nella mano, durante i Mondiali del '94.

Ci dovrebbe essere il Maradona che ama le sue figlie, e quello che ha riconosciuto i suoi figli illegittimi dopo anni e anni di abbandono e di rifiuti. Il Maradona che chiede perdono in lacrime a tutti loro, e quello che li esclude dal testamento. Ci dovrebbe essere Maradona, quel Maradona che ha segnato un gol con la mano contro l'Inghilterra, ma anche quello che ha segnato il gol del secolo all'Inghilterra, per riscattarsi. Quella partita, allo stadio Azteca, nei quarti di finale della Coppa del Mondo, contro la nazione che quattro anni prima aveva battuto l'Argentina, sì, ma in guerra (la Guerra de las Malvinas), è forse il vestito più adatto da mettere sulla vita di Maradona. La slealtà di un gesto come quello di colpire con la mano il pallone, per poi dopo pochi minuti correre da solo per metà campo, lasciandosi dietro tutta la squadra avversaria, riesce a descrivere perfettamente quella dualità in cui spesso si cade, quando si racconta Diego, vittime come siamo tanto dell'idolatria quanto della semplificazione.

World Cup Football GIF by FIFA - Find & Share on GIPHY
Vamos World Cup GIF by FIFA - Find & Share on GIPHY

Maradona racchiude dentro di sé un concetto molto più forte, più concreto di quello di "Dio del calcio", e mostra al mondo una persona molto più complessa del "drogato" che gli viene affibbiato dai suoi detrattori. Quello che è Maradona, e non a caso uso il presente, è l'uomo. L'uomo, l'uomo più vero. L'uomo con tutte le sue debolezze, le sue forze, i suoi talenti e i suoi errori. Maradona, grazie alla fama, andata decisamente oltre il calcio, grazie alla sua personalità, grazie alla sua storia, è riuscito involontariamente a regalarci una rappresentazione piena dell'essere umano, nella sua perfetta imperfezione. Maradona lo conosciamo in tutte le sue sfaccettature, conosciamo la sua infanzia, la sua adolescenza, le sue colpe, i suoi meriti, i suoi ideali, lo conosciamo a pieno come non conosciamo forse nessun altro al mondo. Chi è stato così tanto sotto i riflettori, costantemente, senza mai nascondersi, neanche per un attimo? Maradona si è denudato non solo in un video che lo mette in ridicolo, da ubriaco, ma anche davanti a noi, ci ha permesso di guardarlo senza alcun filtro. Spesso non riusciamo a conoscere neanche le persone più vicine a noi, come conosciamo Maradona. E se anche ci dovessimo riuscire, Maradona è conosciuto da tutti, in tutto.

Di sicuro esagero. Ma mi piace pensare a Maradona non solo come il miglior calciatore della storia, o come un pezzo di m***a, ma come un essere complesso, con le emozioni che lo guidano, e i muscoli che lo accompagnano. L'uomo che più si è avvicinato a quello che credo io essere l'uomo, come già ho detto prima: un essere passionale, costruito da sentimenti, da rabbia, da gioia, da occhi che fanno trasparire l'anima, da movimenti che producono spettacolo, arte. Per questo motivo, per i nostri cari amici alieni, forse la vita di Maradona sarebbe una più onesta presentazione di ciò che è realmente l'essere umano, nelle sue contraddizioni, sintesi tra i due ritratti che ne dipingiamo: il Demonio e il D10s.

Diego Armando Maradona circondato dalle bandiere nazionali di tutto il mondo
Diego Armando Maradona circondato dalle bandiere nazionali di tutto il mondo / El Grafico/Getty Images

In fondo, però, tutto ciò non è altro che un mio personalissimo delirio. Quando ho saputo della sua morte, non mi sono preoccupato di pensare in che modo io possa omaggiarlo (o denigrarlo): sapevo che centinaia di migliaia di altre persone l'avrebbero fatto al mio posto. L'obiettivo che mi sono posto era cercare di capire perché tenessi tanto a un uomo che non avevo mai visto giocare, di cui non sono mai stato tifoso, un uomo che ha fatto cose orribili e ingiustificabili, che faceva dichiarazioni piene d'amore e di solidarietà, e perché su di lui si leggevano così tante opinioni agli antipodi, che riuscivano a semplificare una persona nonostante la elevassero a divinità. In questo delirio, sono arrivato ad una conclusione: lo volevamo lontano. Tutti noi, chi l'ha chiamato Dio e chi lo schifava, abbiamo cercato di allontanarlo da quello che siamo, perché un po' ci fa paura essere vicini a Maradona. Ci faceva vedere, soltanto vivendo e amando la vita, cosa noi potevamo essere, nel bene e nel male. Maradona ci ha costretto a guardarci dentro e a chiederci se anche noi, a volte, siamo stati così, se anche noi abbiamo avuto comportamenti riprovevoli, se anche noi abbiamo mai fatto piangere qualcuno, di felicità e non. Ma questa è una domanda che non possiamo farci, che non vogliamo farci, perché ci fa male. E quindi lui è Dio, oppure il male assoluto. È lontano da me, non c'entra nulla con me.

Invece Maradona non era altro che un uomo, non un uomo perfetto, ma un perfetto uomo.

Amici alieni, lasciate perdere quella targa, noi siamo così
Amici alieni, lasciate perdere quella targa, noi siamo così / FILIPPO MONTEFORTE/Getty Images

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