Serie A

L'importanza di una classe arbitrale mediaticamente più presente

Andrea Gigante
Daniele Doveri
Daniele Doveri / Jonathan Moscrop/GettyImages
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Fino a qualche tempo fa eravamo abituati a una classe arbitrale rinchiusa nella propria torre d'avorio, convinta di essere la depositaria di una verità assoluta in termini calcistici. Dal prossimo anno però i fischietti della Serie A si metteranno nuovamente in discussione visto che discuteranno le proprie decisioni in uno spazio dedicato durante "90° Minuto", il talk show condotto da Marco Lollobrigida che va in onda su Rai 1.

Dopo i numerosi errori che hanno caratterizzato la passata stagione che hanno fatto calare un velo di dubbi e perplessità sulla competenza degli arbitri, l'AIA decide di intraprendere la strada della trasparenza e per farlo si rivolge alla televisione.

Tiemoue Bakayoko, Rade Krunic, Ante Rebic, Marco Serra, Olivier Giroud
I giocatori del Milan protestano con l'arbitro Serra / Nicolò Campo/GettyImages

Non si sa ancora come si svolgeranno gli interventi dei direttori di gara, Il Messaggero parla infatti di "idea in fase di sperimentazione". È dunque lecito pensare che sarà il designatore arbitrale Gianluca Rocchi a prendere parola e che i suoi commenti si limiteranno solo a poche gare o a qualche episodio più controverso.

La novità più grande riguarda però la diffusione delle conversazione tra arbitro in campo e sala VAR al momento del check: un'altra mossa diretta a garantire una maggior chiarezza nei confronti del pubblico.

Già a fine campionato l'AIA aveva reso pubblica la registrazione di Spezia-Lazio, quando l'arbitro Pairetto, prima ancora di ricevere l'ok dal VAR Nasca, aveva convalidato un gol - poi rivelatosi irregolare - messo a segno da Acerbi. L'errore è diventato un vero e proprio caso e, probabilmente, la diffusione dell'audio - con annessa figuraccia dei protagonisti - potrebbe contribuire a scongiurare la possibilità che si ripeta.

Nemmeno la tecnologia sembra aver acquietato le polemiche. Se la Goal Line Technology appare più oggettiva (anche se non mancano episodi controversi neanche in caso di casi da gol/non gol), il VAR ha addirittura alimentato la componente di soggettività che guida l'arbitro durante la direzione di gara. Per cercare di limitare gli errori bisogna allora che i fischietti si mettano a nudo, che siano disposti a metterci la faccia, a motivare le proprie scelte e a riconoscere di aver sbagliato.


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