L'ascesa di Giulia Dragoni, la più giovane del Mondiale femminile

Il sogno Mondiale e il Barça a 16 anni.
Giulia Dragoni
Giulia Dragoni / Daniela Porcelli/ISI Photos/GettyImages
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Quando nasce una stella non sempre te ne accorgi subito, a volte avverti soltanto la sensazione che stia accadendo qualcosa di speciale. Nel caso di Giulia Dragoni, nata il 7 novembre 2006 a Milano, sta succedendo forse proprio questo. Non ha ancora 17 anni, ma ha già disintegrato svariati record. È la calciatrice più giovane del corrente Mondiale in Australia e Nuova Zelanda, la seconda più giovane della storia, a 16 anni e 259 giorni, a mettere piede in campo in una gara di Coppa del Mondo.

È, insieme a Chiara Beccari, tra le altre, presente e futuro dell'Italia femminile. La certezza che i frutti di un movimento in chiaro sviluppo possono iniziare a essere raccolti. Un frutto speciale, di quelli che speri di trovare ogni giorno, ma che rappresentano l'eccezione. La stagione calcistica di Giulia Dragoni è stata a dir poco esaltante e inaspettata.

Certo, quando fai parte dei settori giovanili professionistici e sei nel giro delle Nazionali minori, il pensiero che tra qualche anno sarai anche tu tra le più importanti protagoniste al mondo prende forma in un mix di sogno e realtà che verrà presto risolto. A quasi nessuno però capita così presto.

Il Cimiano, cinque anni nelle giovanili della Pro Sesto, per poi spostarsi a 14 anni nell'Inter Women. A 16 anni, il 20 novembre del 2022 l'esordio con in Serie A contro la Fiorentina, seguito da parole emozionate e allo stesso tempo consapevoli. Dragoni colleziona altre 4 presenze nel nostro campionato, prima di firmare con il Barcellona il 31 gennaio 2023 e scrivere una pagina di storia indelebile del calcio italiano come di quello spagnolo.

Il Barcellona, per chi non lo sapesse, è la squadra femminile attualmente più forte al mondo. ll club blaugrana domina la Liga Femení da anni ed è più forte delle altre anche in Europa. L'ha provato sulla sua pelle la Roma proprio in questa stagione, terminata con i festeggiamenti blaugrana della Women's Champions League.

Un livello superiore che toccherà presto anche Giulia Dragoni, senza accelerare tempi che sembrano già essere velocissimi. Con il trasferimento al Barcellona è diventata la prima calciatrice straniera nella storia della Masia, è stata aggregata al Barça B, con cui ha segnato 4 gol, tra cui questo, vincendo il campionato di Primera Federacion Femenina. Un'accoglienza ottima, come rivelato sia ai canali ufficiali del Barça sia a Cronache di Spogliatoio qualche settimana fa. Nella Masía si vive e si cresce al fianco di giovani ragazze e ragazzi che praticano ogni sport, con la possibilità di incrociare quotidianamente gli idoli maschili e femminili. E nel ruolo di Dragoni ci sono alcune tra le interpreti migliori al mondo come Aitana Bonmatí, Alexia Putellas o Caroline Hansen, tutte ovviamente presenti in Australia e Nuova Zelanda.

Torniamo alla realtà. Se la convocazione al Mondiale aveva lasciato sorpresi tutti, i primi 80 minuti da titolare con la maglia azzurra hanno contribuito ancor di più allo stupore generale. Fuori compagne di assoluto valore per concedere il ruolo di collante tra centrocampo e attacco, di trequartista pura, alla sedicenne, accompagnata su una corsia dalla quasi coetanea Beccari e sull'altra dall'esperta Bonansea, a sostegno di Valentina Giacinti.

Quasi tutta la sfida nella gara d'esordio, una partita fisica, durissima e fallosa contro l'ostica Argentina. Lei ha tenuto botta fisicamente, presentandosi come uno dei principali pericoli delle azzurre. Fortissima nelle transizioni e nelle conduzioni palle al piede, e con la capacità di strappare a una velocità impressionante, non ha trovato quegli spazi necessari per esaltarsi. Il soprannome di "piccola Messi", come accade nel 99% dei casi è fuori luogo e forse era dettato principalmente dal fatto che ha sempre anticipato i tempi. Sulla schiena indossa la 16 ma gioca da 10, e i limiti nel suo caso non si possono porre.

Nel post-partita ha parlato ai microfoni azzurri dopo la match-winner Cristiana Girelli, 33 anni e poco più di 200 secondi per servire i tre punti alla CT Milena Bertolini, meritevole di averla lanciata in campo a dieci dal termine proprio al posto di Giulia Dragoni, che ha commentato così l'esordio nella competizione Mondiale: "Non me lo aspettavo però da un'altra parte me l'aspettavo perché la mister ha provato delle cose in allenamento quindi mi ero 'preparata', però quando l'ha detto avevo il cuore in gola, non ci potevo credere. È stata una vittoria fondamentale, sapevamon che avremmo potutto farlo. oggi abbiamo vinto ed è la cosa più importante; ci siamo date delle risposte ai dubbi che avevamo, siamo uno squadrone, siamo forti. Ora andiamo a riposare, da domani testa alla prossima. Diciamo che dobbiamo archiviare questa vittoria, ma ci dobbiamo ricordare anche quanto valiamo".

Il primo atto è andato nel migliore dei modi. L'Italia ha vinto con la calciatrice più giovane della sua storia in campo per più di 80 minuti, e grazie a un gol della sua giocatrice simbolo. Un epilogo perfetto per la prima partita. Cosa ci riserverà il futuro azzurro? Speriamo altre giocate così di Giulia Dragoni.